lunedì 28 aprile 2014

Consigli sulla scrittura #3

Altri scrittori famosi che ci danno consigli...

Mark Twain


1. Una storia deve seguire un disegno e approdare da qualche parte.
2. Gli episodi narrati nella storia devono fare necessariamente parte della storia  stessa e servire per svilupparla.
3. I personaggi di una storia devono essere vivi, esclusi i cadaveri, e il lettore  deve riuscire sempre a distinguere i cadaveri dagli altri.
4. I personaggi di una storia, vivi o morti, devono avere un motivo sufficiente  a giustificare la propria presenza nel romanzo.
5. Quando i personaggi di una storia affrontano una conversazione, il dialogo deve sembrare effettivamente un dialogo tra esseri umani: devono emergere comportamenti plausibili per le circostanze, un significato e un fine individuabili, e una certa attinenza con l’argomento affrontato in quella sede.  Inoltre, il dialogo deve risultare interessante per il lettore e servire allo sviluppo della storia e interrompersi quando ai protagonisti non viene più in mente nulla da dire. 
6. Quando l’autore descrive le caratteristiche di un personaggio della storia, la condotta e il modo di esprimersi di quel personaggio devono essere coerenti con la descrizione. 
7. Se, all’inizio del paragrafo, un personaggio parla come se si trovasse in un’elegante fiaba illustrata – con segnalibro dorato e rilegata in vitello, realizzata a mano, venduta al prezzo di setto dollari - non può poi concludere lo stesso volume parlando come l’improbabile imitazione di un servitore negro.
8. L’autore quanto i protagonisti della storia non devono annoiare i lettori con scemenze grossolane come “la destrezza del taglialegna, la delicata arte della foresta”. 
9. I personaggi di una storia si limitino a fare cose materialmente possibili lasciando perdere i miracoli; oppure che, se si avventurano nel campo dei miracoli, l’autore faccia in modo di renderli convincenti agli occhi del lettore. 
10. L’autore deve suscitare sul lettore un profondo interesse per i personaggi e per il loro destino e spingere il lettore ad amare i buoni e odiare i cattivi della storia.
11. È necessario, inoltre, che l’autore: dica ciò che intende chiaramente, senza confondere le acque; utilizzi la parola giusta e non una sua cugina di secondo grado;  rinunci a ciò che non serve; non ometta dettagli essenziali; eviti qualsiasi sciatteria formale; faccia uso di una grammatica corretta; impieghi uno stile semplice e diretto.


Raymond Chandler

Consigli sulla scrittura noir in particolare.

1. Devono essere credibili sia la situazione iniziale che l’epilogo.
2. Devono essere tecnicamente validi i metodi di omicidio e di indagine.
3. Devono essere realistici i personaggi, l’ambientazione e l’atmosfera. La storia deve parlare di persone vere nel mondo reale.
4. Ci deve essere “sostanza” al di là del puro intrigo. Ad esempio l'indagine stessa deve essere un'avventura che meriti di essere letta anche a prescindere dall’elemento “giallo”.
5. La storia deve essere abbastanza semplice ed essenziale da poter essere raccontata facilmente.
6. Deve saper confondere un lettore ragionevolmente intelligente.
7. La soluzione deve sembrare inevitabile una volta rivelata.
8. Non bisogna provare a fare tutto in una volta sola. Se la storia si muove in un'atmosfera equilibrata e piuttosto fredda, non può trasformarsi anche in un'avventura violenta o in una storia d'amore passionale.
9. Il criminale deve essere punito in un modo o nell’altro, non necessariamente attraverso vie legali… Se il detective fallisce nella soluzione del caso, la storia rimane irrisolta e lascia irritazione dietro di sé.
10. La storia deve essere onesta nei confronti del lettore.


Haruki Murakami

1. Scrivere semplicemente ma con molta cura: “La scrittura sembrava apparentemente semplice, ma una lettura attenta rivelava il fatto che fosse calcolata e costruita con estrema cura.”
2. Rimuovere ogni parola che non è necessaria: “Nessuna delle sue parti era troppo ricca, ma nello stesso tempo tutte avevano tutto ciò che era necessario.”
3. Focalizzarsi sulle descrizioni realistiche: “Le espressioni metaforiche erano ridotte al minimo, ma le descrizioni rimanevano vivide e ricche.”
4. Toccare tematiche oscure: “Una particolare oscurità pervadeva il suo stile… assomigliava a una di quelle fantastiche storie per bambini, eppure, nascosta in profondità, scorreva qualcosa di potente e di oscuro.”
5. Scrivere una prosa musicale: “Soprattutto lo stile aveva una straordinaria musicalità. Anche senza leggerlo ad alta voce, il lettore avrebbe riconosciuto la sua profonda sonorità.”



E, infine, le ironiche regole di 
Umberto Eco

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: «Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu».
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso e! tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe - o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento - affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere.