lunedì 14 gennaio 2019

Recensione: Non hai mai capito niente: La Trilogia delle Erbacce (Volume 1) di Marco Freccero


I personaggi dei racconti di questa antologia sono uomini e donne comuni, spesso intrappolati in claustrofobici rapporti di coppia o famigliari, oppressi dai bisogni e dagli obblighi di una società insensibile ai sentimenti e alle emozioni individuali, una specie di macchina che inghiottisce sogni, li macina e li risputa fuori trasformati in incubi.
Le loro storie sono trattate con iperrealista attenzione ai dettagli, al lento scandire di gesti comuni e ripetitivi dettati da una sorte avversa e ineluttabile; quando emerge uno sprazzo di serenità è quasi sempre conseguenza dell’aver accettato la propria emarginazione, dell’essere, appunto, delle erbacce nel campo della vita.
È quasi obbligatorio il paragone con Carver nella scrittura cruda e minimalista di Marco Freccero, giusto per definire un ambiente letterario, per suggerire pathos e stile narrativo di questi racconti. Ho trovato ottimo il modo di raccontare dell’autore, una prosa essenziale e senza fronzoli che appaga il mio gusto di lettore.
Consiglio assolutamente questo libro, un lucido e disincantato sguardo sulla realtà.


giovedì 27 dicembre 2018

Un anno di libri 2018


Con il 2018 che volge al termine torna il solito appuntamento con il riepilogo dei migliori libri ed ebook che ho letto nel corso dell'anno. Come sempre prendo in considerazione solo le opere di scrittori indie, cioè autopubblicate o stampate da piccole e medie case editrici, i titoli famosi non hanno certo bisogno del mio modesto contributo. L’ordine di citazione è sparso e non c’è una classifica di gradimento, sono semplici consigli di lettura che auspicano a proporre degli autori, magari misconosciuti al grande pubblico ma che, secondo me, meritano maggiore visibilità. Cliccando sui titoli potrete leggere le recensioni complete pubblicate sul blog.

Comincio con Spazz-Never: Double Trouble di Nathan K. Raven. Questo è un romanzo fuori dagli schemi, come e più del precedente. Nei suoi vari piani di lettura contiene tante cose: avventura, umorismo, sberleffo e metafora, gli specchi deformati di una società bizzarra e caotica, la nostra. Il buon Nathan ha suddiviso il corposo librone in due volumi, li consiglio entrambi, senza se e senza ma.

Skydark (Cronache di una Guerra Galattica Vol. 3) di Gianluca Ranieri Bandini. Gianluca è un ospite fisso del mio blog, che ci posso fare se lui continua a scrivere ottimi romanzi di fantascienza? In questo caso la conclusione di una bella space-opera dall’intreccio complesso e avvincente.

Come formiche in fila di Armando Marchetti. Un romanzo di formazione che scivola in mille rivoli letterari. L’autore sa scrivere (perbacco se lo sa fare!), lo fa in modo “cinematografico”: dilata i fotogrammi, ama le descrizioni creative, i controcampo, gli avanti veloci e lo slow-rewind per mostrare quel dettaglio che a velocità normale era sfuggito, usa i giochi di parole, le citazioni, i termini di fantasia che tutti i ragazzi inventano per i loro linguaggi segreti.

Tutto è tenebra di Massimiliano Riccardi. Un solido thriller d’azione ambientato nell’America della corruzione, degli interessi occulti e degli intrighi di potere. Massimiliano è uno scrittore che non sfigura affatto nel confronto con autori più famosi, grazie a una prosa avvincente che mischia azione e introspezione psicologica, capace di disegnare dei personaggi vividi e a tutto tondo.

Fermo! Che la scimmia spara di David Cintolesi. Bell’esordio per questo giovane scrittore, alle prese con dieci racconti fra il pulp e il surreale, con schizzi di horror e di noir, venati da un umorismo nero shocking. Imperdibile per chi ama Palahniuk, Ammaniti, Bukowki e il cinema di Tarantino e Rodriguez.

Anche Prigionieri di Claudia Calisti è un’antologia di racconti. Cinque storie con protagonisti due reporter investigativi, le cui vicende sembrano prese dalla cronaca nera e romanzate nello stile chiaro e sottilmente ironico che già avevo apprezzato in altri libri di Claudia.

Ritrovarsi di Loriana Lucciarini, Una commedia rosa ambientata a Dublino, apprezzabile per la scrittura fluida e leggera, con un intreccio efficace, lontano dagli stereotipi del genere. Questo è il romanzo adatto per immergersi in una storia piena di buoni sentimenti.

Le chiavi di Platone di Marco Tempestini è un thriller particolare, ambientato a Roma negli anni del boom economico e della Dolce Vita, con risvolti di fanta-politica. Una volta iniziata la lettura è difficile staccarsi dalle pagine di questo romanzo.

I Beatles e la malinconia di Stefano Vestrini. Il racconto struggente di un viaggio a Liverpool, sulle tracce dei Fab Four, fra memoria e nostalgia, fra suggestioni musicali e culturali, durante il quale Stefano si riscopre più beatlesiano di quanto pensava.

Fuga dal vuoto: Storie di uomini sconfitti di Jacques Oscar Lufuluabo. Sette racconti di uomini fuori posto, dolorosamente pensanti, consapevoli che esiste una possibilità, una via di fuga verso una dimensione dove sentirsi più liberi, più completi ma, tuttavia, incapaci di afferrarla fino in fondo. Bella scrittura, ricercata e mai banale.

Ombre di Antonella Sacco. C’è qualcosa di kafkiano in queste storie, nell’incomunicabilità e ineluttabilità degli eventi, un’imperscrutabile e caotico karma che non ha bisogno di trovare una sua logica per imporsi come protagonista dei racconti di Antonella.

Aikawa High School - volume 1 e volume 2 di Inagheshi. Che può fare un eccellente scrittore, appassionato di cultura giapponese, se ha voglia di cimentarsi nella realizzazione di manga, pur non essendo un disegnatore? Si procura il software di grafica adatto, sceglie lo pseudonimo di Inagheshi e produce una serie a fumetti di qualità encomiabile. Non ci credete? Provate a leggerli.

Auguro a tutti un 2019 di letture interessanti, sorprendenti, inaspettate.

Recensione: Aikawa High School - volume 2 di Inagheshi


Secondo volume della serie ambientata nella scuola superiore Aikawa. Keiko è una studentessa dallo scarso profitto scolastico, fa lavoretti part-time per arrotondare il magro bilancio famigliare e ha talento e passione per la musica. Il destino le concede una grande occasione, grazie alla quale scoprirà che non c’è un prezzo adeguato per qualunque cosa, soprattutto per i sogni.
Inagheshi, che già conoscevo come scrittore, dimostra buone capacità anche nella sceneggiatura dei fumetti, come pure nell’inquadratura e nella composizione delle tavole. Per i disegni semplici ma efficaci e i contenuti morali e formativi delle storie questi manga sono godibili sia per i ragazzi che per gli adulti. 


giovedì 20 dicembre 2018

Promozione di Natale


In occasione delle Feste tutti i miei ebook a prezzo ribassato su amazon.it

Recensione: Le chiavi di Platone di Marco Tempestini


Edoardo ha passato gli ultimi anni della sua vita come barbone, condividendo le difficoltà di quella condizione con altri diseredati, con i quali ha strinto forti legami, soprattutto con Antonio, detto Platone. Alla morte di quest’ultimo Edoardo decide di tornare al suo appartamento e alla sua esistenza “normale”. Sì, perché era diventato un senzatetto per scelta e non per necessità; nel corso della narrazione si scoprono i motivi che lo avevano spinto a lasciare la sua vita agiata, sia professionale che affettiva. Il nostro si improvvisa detective per fare luce sulla sorte dell’amico, una ricerca che lo porterà a incontri inaspettati, un nuovo amore, amicizie con figure dal passato ambiguo e viaggi sulle tracce dei pochi indizi che Platone gli ha lasciato in eredità: un portasigari d’argento e un biglietto con un indovinello dalla difficile soluzione.
Il romanzo, ambientato a Roma nel 1963, negli anni del boom economico e della Dolce Vita, intreccia le vicende personali del protagonista agli eventi storici del periodo: la guerra fredda, la morte di Papa Giovanni XXIII e del presidente Kennedy.
Marco Tempestini, al suo esordio come romanziere, dimostra una maturità letteraria notevole, tratteggia personaggi ben caratterizzati con i quali il lettore trova subito empatia e porta avanti la trama di questo thriller particolare fra colpi di scena e momenti più riflessivi. Una volta iniziata la lettura è difficile staccarsi dalle pagine di Le chiavi di Platone, fino alla fine.
Un ottimo romanzo che consiglio.



martedì 18 dicembre 2018

Recensione: Aikawa High School - volume 1 di Inagheshi


La letteratura ha molte forme, i fumetti sono un genere che frequento poco ma quando a proporre un manga è un autore che conosco bene e apprezzo, anche se qui usa lo pseudonimo di Inagheshi, non potevo certo astenermi dal leggerlo.
La vicenda si svolge in una scuola superiore giapponese e si focalizza sulla figura dello studente Murase Takeshi, praticamente un nerd asociale. La sua vita cambia radicalmente quando ottiene un potere straordinario e, allo stesso tempo, pericolosissimo. Starà alla sua coscienza farne un uso appropriato.
L’autore è stato molto abile a sfruttare le possibilità della computer graphic, realizzando una storia accattivante sia nel contenuto che nei disegni, il risultato è encomiabile.

giovedì 1 novembre 2018

THE COVER EXPERIENCE Pt. 2 di Nathan K. Raven

Altro giro, altra corsa. Dopo The Cover Experience Pt. 1 (che trovate qui), ospito nuovamente sul mio blog Nathan K. Raven (per sapere chi è Nathan cliccate qui) che diquisisce sulla realizzazione della copertina del secondo volume dedicato alle avventure di Spazz-Never. Ecco le parole dell'autore, in tutto il loro splendore...

THE COVER EXPERIENCE, Take Two

L’inizio del 2014 è stato un tornado sulla quantità di lettori e di riflesso anche sulle vendite. Rob e io - e quando dico Rob e io intendo in questo caso più Rob che non io – insomma, Rob e io avevamo trovato il modo di scamparla grazie a una copertina quasi oltraggiosa, capace di invertire la rotazione di quel tornado e di mandarlo affa… Fa troppo caldo ultimamente, no? Il surriscaldamento globale è il colpevole. Dicevo, affanculo.

Eh? Ma come?! Chi mai oserebbe scrivere la parola “affanculo” in articoli dove non ci si aspetta la parola affanculo, rischiando di essere mandato affanculo da tutti quei benpensanti che odiano leggere affanculo? Chi?! Nathan K. Raven, ecco chi.

E così avevamo trasformato una sicura catastrofe in un caldo e bellissimo giugno. Tanto bello che ci avevamo preso gusto e ormai sulle copertine e altri aspetti non si faceva altro se non scherzarci. Un caso per tutti, la mitica copertina della Jappo Edition de Le mirabolanti avventure di Spazz-Never. A un tratto eravamo samurai occidentali alla conquista di un Giappone armato di missili intelligenti kamikaze senza famiglia e quindi senza niente da perdere. Andò benissimo. La prima copia la comprò l’imperatore, si fece un bel po’ di Jappo risate – così scrive il biografo imperiale – poi emanò un editto con il quale proibiva non solo la lettura, ma anche la semplice menzione del mio libro e del mio nome. La prima copia è stata anche l’unica. E andiamo!

Con un successo così strepitoso, c’era da aspettarsi il peggio. E si sa, al peggio non piace deludere la gente. Se lo aspetti, lui viene. Due volte, nel mio caso. E senza nemmeno un invito a cena, dei fiori, chessò, un cinemino. Niente.

     HERE COMES TROUBLE. DOUBLE TROUBLE.

A quel punto cercavo di sfuggire a tutti quei Ninja imperiali, che non avevano intenzione di insegnarmi ad amare o di svelarmi la ricetta segreta per un sushi da paura – eh, no! Visto? ‘sti Ninja di oggigiorno custodiscono segreti come pochi. E dire che quando li ho visti sguainare le spade e tirare fuori gli shuriken mi sono detto “Evvai! Sushi!” invece no, volevano discutere. A rasoiate e occhiatacce. Avrei detto imprecazioni, ma i Ninja sono silenziosissimi. Eppure riescono a essere così maleducati quando ci si mettono, fateci caso, sta diventando un problema sociale!

Io tentavo di evitare i loro strani e silenziosi inviti a cena, mentre dall’altra parte c’erano tutti quei lettori che mi chiedevano di scrivere un seguito. Anche in questo caso, e a meno che non si trattasse di minacce, non erano richieste verbali, utilizzavano piuttosto un linguaggio fisico ricco e variegato in fatto di lemmi, legnate e dolori. 

Cosa ho pensato? Qualcosa del genere:

«Ma che vogliono questi?! Sono passati SOLO quattro anni!»

Incredibile, ragazzi! Uno non può nemmeno più gigioneggiarsi in una vita fatta di cazzate, sesso, alcol e scelte sbagliatissime che all’improvviso, dopo pochissimo tempo e senza fare nemmeno ‘ciao’ con la manina ti chiedono pure di lavorare!

Poi mi sono ricordato che, in fondo, al secondo episodio ci stavo pensando da parecchio. Con il primo avevamo preso un bel martello da carpenteria, il classico “martellone da chilo” che di chili ne pesa di più. Lo avevamo sollevato e posato su quasi tutti gli aspetti del libro con la delicatezza di un fabbro ferraio che scopre di aver finito la birra. Avevamo creato un punto di rottura con la tradizione, un “guarda che cosa si può fare con la penna e un pizzico di faccia tosta”.

Era quella la direzione anche per il secondo? Quasi certamente sì. Ma scelsi di no. Conservai la faccia tosta, ma non il pratico tappino dosatore del vasetto. Quindi niente pizzichi, camionate. Valanghe. Io che sbatto il fondo del vasetto con veemenza, urlando maledizioni in giapponese antichissimo per atterrire i Ninja.

Il resto sarebbe stato pura innovazione e improvvisazione creativa, a cominciare dalla struttura con i suoi archi narrativi che riprendono e ampliano un certo capitolo mai narrato nel primo episodio. Un arco narrativo inverso uncinato, infilato in una percezione amplificata del nostro buon errore. Ok, eroe. Una cosa che guarda, nemmeno sto a spiegartela come ho potuto concepirla, a metà tra la folgorazione illuminante e la permanenza di necessità in bagno quando tolgono la corrente. Accade sempre più spesso, fateci caso, sta diventando un problema sociale!

E con ogni probabilità non è nemmeno l’elemento migliore del Double Trouble. Sì, era quello il titolo a cui ho pensato fin da subito. SPAZZ-NEVER: Double Trouble. Perché era il secondo episodio, perché adoro i film con Bud Spencer & Terence Hill, perché i nostri soggettoni avrebbero dovuto affrontare il doppio dei problemi cui erano abituati. Perché sì. 

Insomma, tutto bello, tutto molto interessante – se sei fatto di crack – tante belle idee, folgorazioni, permanenze all’oscuro, problemi sociali. Per fare un dispetto ai Ninja sono stati aggiunti perfino dei samurai. Ma come comunicare tutto questo al buon Roberto – che, lo ripeto, immagino cattivissimo – come arrivare a una copertina che esprimesse lo spirito del libro? 

L’idea per il titolo ce l’avevo, limpida e cristallina. Mi immaginavo già la scritta SPAZZ-NEVER, bella grande, a caratteri cubitali e su due livelli, per rompere anche a livello grafico con il primo episodio. In mezzo ai due livelli avrebbe dovuto trovarsi la scritta Double Trouble a caratteri molto meno cubitali. Più piccola, subdola, a spaccare in due il nome Spazz-Never proprio come la serie di indicibili eventi che gli capiteranno tra capo e collo. Boom! Funzionava.

Colore giallo quasi come il primo, ma più vivo con in più un bellissimo effetto realizzato da Rob su questa indicazione:

«Fammelo tipo a macchie di ruggine all’interno, ma con un colore che ricordi più il sangue.»

Nemmeno io so cosa mi passa per la testa. Onesto. Però il titolo c’era, e che stile! A metà tra la tamarrata di classe e il wtf studiato bene. Una specie di Tango&Cash ambientato a Twin Peaks, girato come Quei bravi ragazzi, però da un cineasta un po’ alle prime armi, seppure molto appassionato.
Ecco, la nostra era la scritta della locandina di quell’ipotetico film.     

Ma la copertina per intero? Cosa metterci come immagine? E qui ci siamo impelagati per mesi. Siamo partiti dall’idea iniziale di metterci su i vari personaggi combinati insieme in posa eroica, un po’ per richiamare il discorso meta- fumetto fatto in precedenza. Se da un lato dopo un po’ abbiamo capito che era un modo per conformarsi al primo episodio, dall’altro i personaggi sono troppi per chiunque. 

Si è passati a ragionare per preponderanza di elementi, a partire dal protagonista, realizzando un ventaglio di carte di copertine sulle quali di volta in volta uno dei due era poco o per niente convinto. Mi venne poi l’intuizione, una copertina fedele allo spirito più oscuro del libro. E dopo diversi tentativi nemmeno troppo convinti come le cataste di teschi che facevano troppo Terminator 2, ho deciso per il teschio tatuato, elemento caratteristico della storia. 

Dopo la consueta fase di ritocchi e aggiustamenti, in cui Roberto ha dimostrato una pazienza disumana, avevamo le modifiche perfette per la copertina ideale, quella che sono sicuro sarà l’icona del Double Trouble negli anni a venire.

Ma non finisce mica qui! Un certo alone di sfiga stava pervadendo i fogli di carta, la sua aura madida di terrore trasudava, aveva appena infettato la realtà. Che cosa si muoveva nell’ombra? Quale pericolo si può nascondere in una stamperia clandestina? E ancora non si era parlato di un terzo libro. 
(Continua... probabilmente)

martedì 30 ottobre 2018

Recensione: Fermo! Che la scimmia spara di David Cintolesi


Dieci racconti fra il pulp e il surreale, con schizzi di horror e di noir, venati da un umorismo nero shocking.
I personaggi di queste storie commettono e subiscono atti di ultra-violenza, sotto l’impulso della chimica o di un totale cedimento dei nervi, sono figure che hanno oltrepassato il punto di non ritorno. Spesso si presentano come uomini e donne perfettamente integrati, “normali”, ma quando scatta un fatale “click” nelle loro esistenze precipitano in inferni di sangue e brutale follia.
Lo sguardo del narratore quasi mai indugia in giudizi morali, racconta le vicende con ironico distacco, ce le mostra così come sono: una galleria di eccessi, parto della fantasia, ma non troppo lontani da certa cronaca nera.
Il ritmo narrativo è veloce, la scrittura asciutta e scandita da immagini e dialoghi immediati, sicuramente privilegia l’azione rispetto all’introspezione e qua e là affiora qualche cliché, peraltro perdonabile, visto il taglio dei racconti, ma non ci si annoia di certo nel leggere “Fermo! Che la scimmia spara”, si scorrono le pagine fino agli epiloghi quasi sempre spiazzanti, mai scontati.
Molto interessante l’ambientazione nostrana (la provincia toscana, nel dettaglio), più sincera delle solite e abusate location statunitensi, che accentua il contrasto fra quotidianità e grottesco. 
Credo di non sbagliare affermando che l’autore apprezzi la scrittura di Palahniuk, Ammaniti, Bukowki e compagnia bella, oltre, naturalmente, il cinema di Tarantino e Rodriguez; in certe passaggi l’omaggio ai maestri strizza l’occhio al lettore.
Un bell’esordio per David Cintolesi, aspettiamo conferme.

giovedì 25 ottobre 2018

THE COVER EXPERIENCE Pt. 1 di Nathan K. Raven

Ospito sul mio blog le considerazioni del buon Nathan K. Raven riguardo alla ri-creazione della copertina del primo episodio delle avventure di Spazz-Never, intitolato, con sommo sforzo di originalità dall'autore stesso: "Le mirabolanti avventure di Spazz-Never". Ma ora lascio la parola a Nathan...

THE COVER EXPERIENCE Pt. 1

Lo sai che esistono tante guide per realizzare una copertina? Spettacolare! Io me ne sono accorto solo dopo averne ideate ufficialmente tre-barra-quattro e solo perché me ne ha parlato Roberto Bonfanti, l’entità provvidenziale che ha curato la realizzazione grafica delle mie.

Non mi sento proprio nessuno per redigere una guida. Ho rispetto per chi lo fa e trovo che siano risorse utili, avendone usata una anch’io per formattare un testo. Però se mi mettessi a buttare giù due righe schematiche non dico che mi sentirei arrivato, quantomeno penserei di aver fatto il punto su un argomento e penso che questo potrebbe rovinarmi la digestione.

Perché tutta la mia espressività artistica è frutto del suo stesso divenire e si trova stretta nelle regole e negli schemi. Anche in quelli di una guida. Quindi eccomi qui a scrivere quello che una guida non è, piuttosto, mettiamola così, ti racconto un’esperienza. Ovvero quello che abbiamo passato Rob e io per le copertine della Saga di Spazz-Never, che al momento è costituita da tre libri e tantissime imprecazioni.    

Chi sono io? Nathan K. Raven.

P.S.: E chi razz’è, Nathan K. Raven? Leggi qui.

     L’ANTEFATTO

Ovvero “Vabbè, Rob, famme ‘sta copertina”. Parlo un romanaccio così stereotipato che dovrebbe essermi proibito per legge.


Eravamo quasi a metà dell’anno della disgrazia 2014 e da ormai più di due anni al grido di “BUY MY BOOK OR DIE” vendevo ‘Le mirabolanti avventure’ nella loro agghiacciante versione con copertina brutta – storia vera. Vera e triste. Perché raschiando il fondo dell’utenza di un sito di vendite online con sempre meno utenti, due soldi me li ero fatti pure, abbastanza da sentirmi tranquillo e non considerare alternative che al tempo nemmeno conoscevo. Tipo Amazon. 

Anno della disgrazia 2014 perché, considerando il numero di lettori come una parabola tristemente discendente, per la prima volta, a inizio 2014, si è sentita la differenza con il volume di lettori cui ero abituato nel 2012. Intendiamoci, rispetto alla situazione attuale era oro. La spietata tristezza delle parabole tristemente discendenti è che quando scendono chissà se poi risalgono. Se continua così, tempo sei mesi e a leggere saremo rimasti in quindici, contravvenendo in pieno alla risposta giusta per ogni domanda. 42. Sono già schiacciato dal peso dell’eventualità di un simile paradosso! 

Sarà la volta buona che dimagrisco. Bisogna sempre trovare il lato positivo, in particolar modo se sei un elettricista.

Ma di che stavo parlando? Ah, già. La guida. Che guida non è. 

Insomma, nel 2014 la nave non stava affondando. C’era solo una falla larga quanto un pianoforte obeso e qualcuno si era messo a fare esperimenti con accendini e lanciafiamme nella polveriera. 

Ora, io sono proprio l’ultimo a voler limitare la scienza, ma il pensiero delle mie tristi membra e delle mie stanche chiappe sparse a pezzettoni a dritta e pure a babordo non mi entusiasma ora come non mi solleticava allora.

Per questo quando il buon Rob mi ha suggerito di migrare su Amazon ho acconsentito subito. Dopo appena una settimana, giusto il tempo di vedere se c’era davvero un figlio dell’ignoranza a condurre esperimenti esplosivi in una polveriera. Beh, c’era. Non conosco il suo nome, ma in molti lo chiamano “il governo”. Va’ a sapere!

Allego estratto del dialogo con Roberto, a riprova della veridicità dei fatti:

«Vieni su Amazon.»
«Ok.»

Che non sarei andato da nessuna parte con quella copertina era chiaro pure a un mandrillo narcolettico e analfabeta funzionale. Quindi ci ho messo solo cinque giorni a capirlo.

Ed è in questo frangente che, dopo non so quanta pressione dal buon Rob – che io immagino cattivissimo – nasce la seconda stavolta bella copertina de ‘Le mirabolanti avventure di Spazz-Never’.

Non so se si è trattata di vera e propria concezione creativa da parte mia, ricordo solo il mio “Vabbè, Rob, famme ‘sta copertina” seguito dal suo “usa questa”.         

Ma cos’era successo in mezzo? Era passato così tanto tempo da farmi desistere dal bere? Nah.

     THE FIRST COVER IS THE NEETEST

Va bene anche Neatest. Vedi, a sapere l’inglese e le canzoni? Che poi io ne conosco solo due. Quella [The First Cut Is The Deepest] e Jingle Bells. Ma non tutta, solo il ritornello. E anche lì, non proprio tutto tutto. Solo quella parte che fa “Jingle Bells, Jingle Bells” poi improvviso. Anche se di solito mi sparano prima.

La vecchia copertina, quella brutta, quella che quando sarò famoso varrà più o meno ventordici strilliardi, vedeva John Spazz-Never davanti alla tv con in mano un telecomando che NON sembrava un telecomando e una bandierina triangolare dei Califoggia Schiappers, l’ormai celebre – ma chi te conosce – squadra di football brocca e sfigata.

Sì perché, come ogni eroe di questo mondo, Spazz-Never a un certo punto deve lottare contro le vere insidie. Tipo la troppa pubblicità durante i programmi e le partite di football. E quindi eccotelo ritratto in copertina con la strabordante ‘NO WAY!’ racchiusa in un balloon. Più meta-cinema e meta-fumetto di così non si può. 

E infatti non si poteva. Roberto prende il NO WAY e lo schiaffa sulla maglietta del nostro errore, pardon, “eroe”. Una maglietta rivelata dall’insolente spostamento di giacca e camicia, con quella faccia strafottente lì che ha solo Spazz, fedele alla tracotanza che regna indisturbata nello spirito del libro. È l’uomo in ribellione che si toglie il cappio del conformismo. È l’animo punk rock che viene fuori. È Spazz-Never, al grido di Chi se ne frega! 

Abbiamo ragionato sui font per creare un effetto distaccato, da locandina autoironica e caricaturale; ho detto a Rob di rimpicciolire il nome autore per metterlo in secondo piano rispetto al resto; e poi fondo nero. Perché real men wear black.   

Ed eccola lì. Ce l’avevamo. La cover perfetta. 

Un andare indietro spingendosi in avanti. Si respira l’aria del 1895 ai tempi di Yellow Kid e le sue maglie espressive, ma allo stesso tempo si fa un passo avanti rispetto alle ben note copertine dei libri. 

Questa è vettoriale ma non troppo, parla chiaro al lettore e non te le manda a dire. Ti fa capire cosa trovi nel libro, il registro, l’atteggiamento. Ti dice che se cerchi la solita lettura stucchevole ed emotiva è meglio se ti fai un giro. Possibilmente lontano.

Spazz-Never quando scala la montagna non perde il fiato per la sfacchinata perché ha un fisico irrisore delle difficoltà e non lo perde nemmeno per ammirare il panorama – incantevole, peraltro – perché troppo determinato e concentrato sull’obiettivo non aveva certo tempo per queste minchiate.

Avevamo per le mani una copertina onesta con il lettore e questo ha ripagato, facendo del primo episodio della Saga un libro che viene acquistato volentieri anche dopo oltre quattro anni dalla sua seconda edizione. 

(Continua... forse)

Intervista a Nathan K. Raven


Intervista originale fatta da Domenico Mortellaro nel 2016, in seguito ripresa dal Blog Giallo e Cucina.
Ripubblicata qui grazie a Nathan K. Raven.

Allora Nathan, se non hai niente in contrario, mettiamoci qui seduti e vediamo di venire a capo di quella che più che un’intervista sembrerà un mezzo delirio… speriamo che gli affezionati la prendano bene… sai, ho dovuto spiegare che scrivi humor e non paura, spade bastarde e raggi laser…

Ho capito il concetto: rendiamola un delirio completo! Che le cose fatte a metà non ci sono mai piaciute, giusto?
Gli affezionati possiamo sempre metterli davanti a un bivio interessante: prenderla bene o andare a prenderla nel CENSORED. No, aspè, prendere l’intervista per quello che è, nel blog. Che avete capito? Certo che chi legge è troppo malizioso!
 E comunque avanzo diritti d’opzione su “spade laser bastarde”: sembra il classico titolo con cui potrei uscirmene  tra qualche anno in un delirio d’onnipotenza annaffiato di Bourbon.

A proposito: da dove ti è venuta l’idea malsana di provare a scrivere (e vendere quindi…) humor in un paese dove non si leggono nemmeno i libri seri e se non fai frustare una lycan masochista da un vampiro etero e sadico non entri in top ten?

Visti certi titoli in top-qualcosa secondo me il problema di questo paese è che si fa troppo poco all’amore: prima che si rompesse per aver doppiato il fondo scala avevo un valido strumento per misurare la frustrazione, lo sfigosessometro. Poi la gente si lamenta perché nell’uovo di Pasqua che di solito si riceve a Natale non si trova mai niente di utile!
L’idea malsana sorge da una truffa: ai tempi fui infatti gabbato da un venditore porta a porta di consigli sui generi letterari da scrivere per avere successo. Mi vendette quest’idea dello humor per 3€ e, sai com’è, visto il considerevole investimento ho deciso di dedicarmici a vita.
Quanto al vampiro presunto etero è l’emblema assoluto dell’infimo sessuale: cioè, non ha il sangue, chettelodicoafare, citando Donnie Brasco. Alle ragazze dovrebbero insegnare a temere/desiderare il Rocco, essere di pura fantasia, intendiamoci, antitetico al vampiro per quanto riguarda sangue e funzionalità generale. Qualcosa mi dice che siamo troppo bigotti per giungere a questo livello di saggezza. 

Partiamo dal tuo pseudonimo e dal titolo: i soldi per pagarti gli avvocati quando la Bonelli ti farà causa li sei riusciti a raggranellare col libro?

Ma noi parliamo di lavorare come autore indipendente che, per chi ancora non lo avesse capito, è un mestiere che ti rende all’istante multi miliardario. E infatti proprio mentre sono in pausa dal contare i soldi – lavoro tosto, ci hai mai provato? - e ti benedico con la grande fortuna di potermi intervistare, voglio comunicarti ufficialmente che sono in trattativa per l’acquisto della Bonelli. Ma questo non vuol dire che non mi farò causa da solo, tutt’altro: sarà una cosa epica del tipo “Raven contro Raven”. La Paramount vuole già farci un film e io come atto magnanimo ho acconsentito con un’unica clausola vincolante, un’inezia. Ho chiesto cioè di essere interpretato da Fassbender, ma solo perché tra di noi c’è una sconvolgente somiglianza: abbiamo la stessa maglietta bianca!
Lo so, lo so, non si riesce a crederci… 

Io ho un problema: da quando ho comprato il libro a quando ho iniziato questa intervista ho dovuto verificare più di una volta se il nome del protagonista fosse Kazz o Spazz… è normale? Da dove l’hai tirato fuori?

Primo: tanta invidia per te che hai solo un problema. Di norma per glissare sui miei innumerevoli rispondo con un sorriso che ho un unico difetto: non ho pregi.
Secondo, ho un discreto attacco di coincidenza misto a paranoia. Kazz invece di Spazz è una battuta simpatica e potrei risponderti sciorinando un’improbabile versione hard con protagonista Kazz-Never. Potrei e quasi quasi lo faccio, ma in realtà Kazz è stato realmente uno dei miei personaggi: per esercitarmi a ridere stavo scrivendo una parodia di Matrix in cui Kazz era uno degli operatori.

Quanto a Spazz-Never il nome viene fuori dalla doppia storpiatura di spazzaneve e Schwarzenegger, esagerandone fisicità e vena comica in alcune delle sue terribili commedie.

Ovviamente in certi casi d’importanza nazionale esiste sempre una contro teoria. Uno dei miei lettori mi ha fatto notare che, siccome il nome completo del, ehm, “eroe” è John Spazz-Never, abbiamo quindi J. S. N. che, secondo qualche assurdo ragionamento perverso, potrebbe voler dire Join Social Network(s). Malefica ciliegina sulla torta di un libro (vabbè, passami il termine) che non fa altro che beffarsi dei social, principalmente promosso su Facebook. Dove principalmente vuol dire quando mi ricordo di farlo.
Siccome non ci facciamo mancare niente, esiste una seconda contro teoria: Spazz indica il mestiere, lo spazzaneve appunto, molto simile all’autore indipendente e Never che vuol dire mai. Quindi un tizio-coso che a conti fatti non lavora mai, e che io sia dannato se mai lavorerà!

Parliamo comunque di teorie assurde, concepite da persone che non sanno che farsene del troppo tempo a disposizione. 

Ci sono giornalisti, fotografi, avvocati di grido, ubriaconi, supereroi a tempo pieno, magnati della qualsiasi… uno spazzaneve non l’avevamo mai visto. Anche in questo caso… da dove ti è venuto?

Che ne so, dall’utero? O quello o da una riflessione a posteriori riguardo le similitudini tra la vita dell’autore indipendente e quella di uno spazzaneve. E dico a posteriori perché, anche se mi piacerebbe convincerti che mi siedo, rifletto, ragiono e pondero con quella che potrebbe essere una creatività controllata, non è così: quella è una risposta che mi riservo in caso di talk show, salotti letterari, incontri noiosi in cui sei costretto a dare risposte conformate.

La verità è che sono un figlio del delirio che crede nel potere della risata. Amo la mia fantasia e la sua capacità di generare universi con un big bang creativo immediato e dirompente. Tradotto invento a nastro una marea di cazzate molte delle quali restano confinate nella mia mente per il bene di chi mi legge; le poche che rispondono a un principio di plausibilità che la morale comune trova paradossale passano attraverso un processo di abbellimento il quale le rende più umane e alla fine te le ritrovi in un libro come “Le mirabolanti avventure di Spazz-Never”.
Che, per la carità, qualcosa di sensato la dice pure, ma è un caso, una coincidenza. Un ragionamento a posteriori. O peggio una giustificazione a posteriori.
Ad esempio la storia del motivo della scelta della professione di spazzaneve: sì, sì, per le similitudini con la vita dell’autore indipendente. Che altro? La verità è che proprio non lo so. Chiedete alla decina scarsa di lettori che mi seguono: sono molto più bravi di me a trovare i miei motivi! 

Che ne sai tu della Califoggia? E soprattutto: Spazz-Never di che provincia è?

So che è un posto in cui non vorrei mai vivere per davvero: è quel posto in cui si evidenziano in chiave ironica i tanti difetti e controsensi del vivere moderno in maniera così subdola che potrei morire d’ironia.
John Spazz-Never vive a San Bernardino in Califoggia e lavora come spazzaneve. Se consideri che quest’anno a Natale nella vera San Bernardo c’erano 30° all’ombra-non c’è ombra, capirai che qualche difficoltà la si incontra. Ma anche questo aspetto è stato pensato, ragionato e considerato a priori per evidenziare le problematiche del mondo del lavoro odierno. Per chi ci crede.

Superpoteri non ne ha, non si rigenera, non prevede il futuro, non sposta gli oggetti con le cose del pensiero: alla Marvel non devi, apparentemente, niente… nemmeno alla malinconia sognante di un uomo comunque d’azione come ogni eroe della Bonelli… Spazz-Never con chi è più in debito?

Spazz-Never è atteggiamento, è irriverenza. Lui è un Uomo. Per questo le briglie del vivere moderno gli andranno sempre strette e per lui sono solo catene: Spazz-Never simboleggia lo spirito dell’Uomo che non è ancora morto e urla al mondo a pieni polmoni «Ehi, io ci sono e devi fare i conti con me!»

Vero, non ha alcun super potere inteso in senso classico, ma ha un atteggiamento strafottente e risolutivo con un’energia vitale che gli permette di raggiungere i picchi più elevati anche in termini di determinazione e sfacciataggine. Non c’è spazio né per la malinconia né per sognare: e non perché pecchi di emotività, parliamo di emotività attiva, d’azione. Semplicemente Spazz, invece di deprimersi per un mondo che non gli piace, si alza di buon mattino e comincia a prenderlo a pugni in faccia, che poi è l’unico modo per regalarsi dei sogni con una dimensione reale.
Spazz-Never è e sarà in debito perenne con le molte persone che ho incontrato nella mia vita che ne hanno ispirato caratteristiche e avventure. A tutte loro, ovunque esse siano, va la mia immortale gratitudine.  

Quante volte ti hanno cacciato da Zelig o Colorado Cafè tirandoti dietro con la pala di Spazz-Never il tuo manoscritto prima che cominciassi a prendere in considerazione l’idea di diventare “autore artigiano”? Soprattutto l’idea di editare e far girare il libro quando e come nasce?

Editare è una parola molto grossa. Spazz-Never resta una storia su più livelli, uno dei quali è l’ironia che si espande anche al di fuori della vicenda senza risparmiare niente, nemmeno le caratteristiche costitutive del libro stesso: gergo, registro, copertina, editing, tempi verbali. A un certo punto mi prendo in giro da solo, ma se ho risparmiato qualcosa fatemelo sapere.

Questa cosa dello scrivere non sembra, ma a me ha salvato la vita, le ha dato una direzione. Non potevo certo fare sesso tutti i giorni, tutte le ore del giorno: a un certo punto dovevo darmi una regolata e così, mentre ero nudo come una lumaca e meditavo sulla questione, sono inciampato in una penna, ho preso un quaderno e ho cominciato a usarlo. Il quaderno, dico. 

Spazz-Never è un uomo d’altri tempi ma… come se la cava con FB? Ha un account per contattarlo?

Beh, parliamone. Nella mia visione del mondo esiste Facciachiappe, qualcosa di simile ma allo stesso tempo più deleterio di FB.
Nonostante questo, è proprio su FB che Spazz-Never muove i primi passi verso una notorietà che possa portarlo fuori dal mio quartiere, dove resto orgogliosamente lo scrittore più famoso.
Ecco i contatti per i pigri che ignorano il funzionamento delle barre di ricerca:

Questo è il mio profilo, per avere qualcuno di sconosciuto tra le amicizie che fa sempre figo;

Questa è la pagina fan del libro, per restare aggiornati su quella volta ogni 10 mesi in cui si pubblica qualcosa di serio;

Questo è il gruppo a tema dove di solito si parla di quanto sono fico e di come sarei potuto essere se avessi avuto un cervello normale.

Il super-cattivo senza una serie di cose adesso dov’è? Che fa? E più che Babbo Natale, le sue renne?

Forse intendi il Dottor Maleficus, l’unico dottore senza una faccia i cui neuroni sono andati a farsi friggere in una notte di mezz’inverno in stile suicidio di massa religioso estremista.  Il buon vecchio dottore al momento sta tramando una malefatta così epica da far sembrare quanto hai letto una passeggiata nel parco nudisti con la dea Venere in persona.
In effetti, chi se ne frega di Babbo Natale! Le sue renne hanno ancora quella particolare indisposizione, ah, diciamo anti fiabesca. Certo, potrebbero curarsi, ma è una cosa che non succederà.

Quanto hai incassato dagli innesti pubblicitari? E in generale, dopo un anno e mezzo di catalogo amazon… bilanci dell’edizione?

Spero di potermi arrogare il primato per aver inserito alcune pubblicità all’interno di un libro, seppur funzionali alla storia. A dirla proprio tutta Spazz vede la luce della pubblicazione per la prima volta nel 2012 con una copertina orribile, quindi questo la dice molto lunga circa il motivo per cui ho cominciato a scrivere in termini di convinzione. Diciamolo, è una battaglia dura, ma qualcuno… Vabbè, si è capito.

Per risponderti non lo so e poco m’importa: l’account Amazon non è nemmeno intestato a me e alla persona in questione chiedo molto raramente. Com’è facile immaginare non parliamo di cifre esorbitanti, quanto piuttosto di soddisfazioni molto intense: in generale piace a chi lo legge e non ha qualche motivo per asserire il contrario. 

Autori a cui ti ispiri diciamo senza far vedere che rubi… oppure rubando molto bene con ottimi nascondigli per la refurtiva?  Gli Squallor dove li metti?

Ci credi che ho appena cercato ‘Squallor’ su Google? Ma non è la prima volta che ricevo un complimento del genere. Mi è stato detto di Benni, Pratchett, Futurama, i Simpson, South Park e tanti altri. Penso che sia uno degli effetti più belli che abbia Spazz-Never sui suoi lettori: non solo fa ridere, ma rievoca nella mente situazioni divertenti. Vorrei poter dire anche qui che è stato un effetto desiderato, ma è successo per caso.

Per quanto sia improbabile e paradossale le ispirazioni che hanno contribuito alla realizzazione di Spazz-Never derivano da cose mie, niente di mainstream. Le mie tasche si augurano che però lo diventi un giorno. Tipo domani, possibilmente entro le 18, che poi ho allenamento e non mi va di perdere tempo. 
Se poi il senso della domanda è volto a stabilire quali letture mi abbiano portato a scrivere qualcosa del genere proprio non lo so: come lettore sono onnivoro ed è chiaro che, per poter scrivere un libro, di letture ne servono molte. Ma non sottovaluterei le esperienze di vita, le persone, soprattutto quelle non convenzionali, quelle uniche, quelle che non si incontrano mai. O quasi.
   
Domande comuni a tutti qui a Karashò – Autori Artigiani:

Il mercato dell’ebook sta cambiando, la gente vuol leggere roba serializzata, saghe composte da raccontini di al massimo 100 pagine quindi… io scriverò saghe da 100 pagine a raccontino. Quanto è vera questa affermazione e quanto credi possa funzionare?
Se accetti un “Mah!” come risposta possiamo anche chiudere qui: immagino che quei pochi che sono arrivati fin qui abbiano già resistito abbastanza alla voglia di farla finita.

Però - e mia zia Betsy dice che tutto quello che viene prima di un però è aria fritta – devo risponderti “prova e fammi sapere”. Stai chiedendo alla persona più sbagliata possibile: diciamo che delle tendenze di mercato me ne sbatto e che di quello che vuole la gente mi interesso il meno possibile. In questo momento sono allo zero cosmico assoluto e sto cercando un modo per sbattermene ancora di meno. Difficile, certo, ma in ottica della recente scoperta delle onde gravitazionali mi sento ottimista.
C’è da dire che, caso anche questo o premeditazione, visione del futuro, lungimiranza, il mio parto mentale è lungo 116 pagine. Che io abbia anticipato una tendenza tipo 4 anni prima? Mah!

Progetti per il futuro? Vuoi salutare qualcuno a casa?

Non sarebbe male un film d’animazione su Spazz-Never: ci sono andato vicino nel 2013, chissà che prima o poi non ci riesca sul serio. Quanto al resto credo che martedì mangerò fagioli con le cipolle e uno di questi giorni cambierò bagnoschiuma.
No, non saluto nessuno così imparano a darmi fastidio mentre cerco di essere serio e rispondere alla tua intervista. Beccatevi questo!

Grazie del tempo che ci hai concesso! Se è qualcosa, chiamiamo te per intercedere con Kazz/Spazz-Never.

Prego e grazie a te per aver letto il mio libro. In cuor mio spero ti sia pentito profondamente di avermi costretto a questa intervista!

domenica 21 ottobre 2018

Recensione: Prigionieri di Claudia Calisti


Cinque racconti di stampo giallo che hanno in comune i due protagonisti: Edward Robinson, detto Bobby, e Dottie Wehr, due giornalisti investigativi. Nelle varie storie si trovano alle prese con delitti e misteri che, il più delle volte, come succede purtroppo nella realtà, si svolgono nell’ambito famigliare: mariti, mogli, genitori, capaci di tradimenti e violenze, sia fisiche che psicologiche. I casi affrontati dai due giornalisti sono ben pensati e narrati in maniera coinvolgente, se non si tratta di storie vere sono comunque verosimili, sembrano prese dalla cronaca nera e romanzate nello stile chiaro e sottilmente ironico che già avevo apprezzato in altri libri di Claudia Calisti. Ed è proprio questo il bello di “Prigionieri”: la qualità delle storie e dei meccanismi narrativi che animano questi racconti.
L’idea dei capitoli autoconclusivi che, però, hanno una sottotrama che mostra l’evoluzione dei personaggi (per esempio la storia d’amore fra Edward e Dottie, accennata senza bisogno di renderla troppo esplicita) mi è piaciuta molto. Si arriva di corsa alla fine del libro con la voglia di leggere altre vicende della coppia e del loro amico Paulo, figure che spero di ritrovare in futuri racconti di questa autrice. Consigliato.



mercoledì 10 ottobre 2018

Novità in libreria: Fermo! Che la scimmia spara di David Cintolesi

Prossima l'uscita per la raccolta di racconti di David Cintolesi, fra pochi giorni negli store online.

TITOLO: Fermo! Che la scimmia spara
GENERE: Antologia di racconti
AUTORE: David Cintolesi
EDITORE: Porto Seguro Editore

SINOSSI
Cosa succederebbe se la notte di due ragazze sotto allucinogeni si trasformasse improvvisamente in un set di un film horror, con zombi assassini e cantanti che si tramutano in bestie cannibali? Se un ragazzo, senza arte né parte, fosse tormentato dalla sua pornostar preferita? E se tua moglie ti stesse osservando di nascosto da delle telecamere, e la tua sorte dipendesse da un dipinto di Banksy? E se la notte di due ladri strampalati, durante l’ultimo colpo prima di cambiare vita, fosse minacciata da un serial killer che taglia i piedi alle sue vittime?
Dieci racconti che mescolano tutti i generi: grottesco, commedia, pulp, horror, thriller, noir ma che trovano in una vena ironica il loro punto in comune.



domenica 30 settembre 2018

Novità in ebook: Prigionieri di Claudia Calisti

Uscito da pochi giorni un nuovo ebook di Claudia Calisti.

TITOLO: Prigionieri
GENERE: Racconti gialli, thriller
AUTORE: Claudia Calisti

Link per l'acquisto su amazon

SINOSSI
Sempre non è per sempre e anche dall'inferno, talvolta si può uscire, smettendo di subire i sogni degli altri.

PREFAZIONE
La lettura di questo libro mi ha portato per un istante a pensare che forse il titolo SCELTE sarebbe stato più adatto. Le decisioni comportamentali adottate dai personaggi,infatti, fanno la trama di ogni storia. Tuttavia, andando ad approfondire l’analisi dell’agire di ogni protagonista e le conseguenze delle loro azioni, spesso portate avanti con coerenza feroce, si tratti di un marito o di un padre, ho avuto l’impressione che le vittime siano tali,talvolta, per una debolezza che le ha portate a scelte contro se stesse.
Rassegnarsi o soccombere ad una volontà altrui, spesso perversa, realizzare il sogno altrui invece che vivere il proprio, appare la sola”colpa” di quei personaggi, non sempre perdenti per sempre ma intenzionati al proprio riscatto, che popolano questo libro.  L’autrice sembrerebbe condensare intenzionalmente vite di prigionieri della volontà altrui: in realtà non ne fa che una lucida cronaca attraverso l’energica  attività giornalistico investigativa  dei due protagonisti: Edward Robinson e Dottie Wehr, che arrivati all’ultima pagina ci spiace lasciare, non per senso di incompiutezza ma per desiderio di prolungare l’avventura di queste storie.
Il libro conclude suggerendo che sempre non è per sempre e dall’inferno, con enormi difficoltà, qualche volta se ne può uscire, ma bisogna provarci. Una favola pietosa? Una filosofia pragmatica? Una fede fanatica? Una psicologia spicciola? Una strategia della limitazione dei danni? Lo scoprirete solo leggendo.
(Delora Silkwood)



martedì 25 settembre 2018

Novità in ebook: Aikawa High School - volume 1 di Inagheshi

Appena uscito sulla piattaforma amazon il manga di Inagheshi, autore qui sotto pseudonimo ma ben conosciuto ai lettori del blog.

TITOLO: Aikawa High School - volume 1
GENERE: Manga, fumetti
AUTORE: Inagheshi

Link per l'acquisto su amazon

SINOSSI
La scuola superiore triennale Aikawa è frequentata da centinaia di studenti, ognuno con una storia da raccontare. Ma noi ascolteremo solo quelle più interessanti. Per esempio quella di Murase Takeshi, che ebbe in dono l'onnipotenza...
(Questo fumetto - realizzato con un programma di grafica tridimensionale - è il primo numero di una serie, ma la storia raccontata è autoconclusiva).

Presentazione sul blog dell'autore