venerdì 22 giugno 2018

Recensione: Come formiche in fila di Armando Marchetti


Troppo facile liquidare questo libro come un romanzo di formazione, eppure in qualche modo lo è. La vicenda, che vede un gruppo di adolescenti affrontare la fatidica estate del 2003, torrida e magica, carica di cambiamenti e turbamenti, si svolge a Collodi e già, se si parla di magia, basta pensare a ciò che evoca il nome di questo paese… poi si sposta qualche anno più avanti, con gli stessi personaggi a cercare di ritrovare i fili di vicende e amicizie che la vita tende a sciogliere e riannodare col passare del tempo e la crescita. Dalla narrazione corale emerge Ernesto, Ern per gli amici, quasi un alter-ego dell’autore, alle prese con la sua (quasi) storia d’amore con Alessandra, detta anche Holly, con un senso dell’umorismo singolare e con un passato che non gli è del tutto chiaro.
Troppo facile, dicevo, etichettare “Come formiche in fila” come “solo” un romanzo di formazione, tale è la densità del racconto, le derive psicologiche dei protagonisti, gli sconfinamenti in mille altri generi, al punto che ogni tentativo di inquadrarlo in una casella specifica risulta pretestuoso. Via, mettiamoci il timbro di narrativa contemporanea che, come tutti sanno, vuol dire tutto e niente, tanto per non fare la figura del recensore sprovveduto.
Ogni scrittore è quello che legge, in questo caso anche quello che vede e ascolta; qua e là si sentono echi di Stephen King, di Spielberg, nel finale lisergico e onirico fa una comparsata anche l’icona Kubrick, una bella jam-session di visionari!
Armando Marchetti sa scrivere (perbacco se lo sa fare!), lo fa in modo “cinematografico” ma non hollywoodiano, da major, più underground: dilata i fotogrammi, ama le descrizioni creative, i controcampo, gli avanti veloci e lo slow-rewind per mostrare quel dettaglio che a velocità normale era sfuggito, usa i giochi di parole, le citazioni, i termini di fantasia che tutti i ragazzi inventano per i loro linguaggi segreti. Se ogni tanto qualcuna di queste cose vi sfuggirà non importa, tutto quello che farà risuonare le vostre corde di lettori vale il prezzo del biglietto.


venerdì 15 giugno 2018

Novità in ebook: Spazz-Never: Free Trouble di Nathan K. Raven

Ecco un "gustoso assaggio gratuito", in pratica i primi due capitoli gratis dal 16 al 20 giugno, che anticipa l'uscita del nuovo romanzo di Nathan K. Raven, Spazz-Never: Double Trouble.

TITOLO: Spazz-Never: Free Trouble
GENERE: Azione e avventura, umoristico
AUTORE: Nathan K. Raven
EDITORE: Flagstaff Editions

Link per l'acquisto su amazon

SINOSSI
Continuano su richiesta di nessuno "le mirabolanti avventure di Spazz-Never" in questo secondo episodio più oltraggioso dell'ananas sulla pizza. Per chi ancora non sapesse di cosa si sta parlando, ecco il link al primo capitolo: 

Chi non dovesse conoscere la pizza, così come chi ci mette sopra l’ananas è gentilmente pregato di chiudere questa pagina: ci spiace, ma non vogliamo avere niente a che fare con voi!

Non è vero che ci dispiace. Non potremmo essere più felici. Siamo solo un po’ giù perché abbiamo pubblicato questo seguito, che vede il protagonista, John Spazz-Never, l’eroe dagli occhi di ghiaccio che risolve i problemi con cazzotti e creatività, immerso nei suoi guai.

Come se un’ondata di scalogna si fosse abbattuta sulla Califoggia, travolgendo i suoi abitanti con una bufera di sfighe e schiaffoni in piena faccia. 
Ce la farà il nostro eroe a vedere i suoi amati Schiappers? Tutto è possibile.
Riuscirà la malasorte ad avere la meglio sull’atteggiamento strafottente del nostro eroe? Quasi certamente sì, ma come?

E con tutta questa allegra ventata di iella, contro chi giocheranno i Califoggia Schiappers, la tanto amata squadra di football locale? Contro una squadra debole, contro una scarsa? Ovviamente no, ma perché?

Questo doveva essere il libro che avrebbe risposto a tutte le domande, ma già così ne solleva di altre e ben più arroganti.
Tornano i personaggi più svirgolati di sempre tra cui Babbo Natale nella sua forma più burbera e fisicata, il vecchio Mastro Beltempo, vincitore del record di anzianità e di quello per le imprecazioni più creative. Torna anche la capra, più malata che mai, e torna solo per far danni.

A loro si affiancheranno alcuni dei personaggi storici di Nathan K. Raven e tutta una vasta gamma di nuovi soggettoni, per quella che sarà l’accozzaglia di casi umani più impensabile di sempre. 
Diamo il benvenuto a Shiu Shi, Bad-Never, Fatman, il Cobra, Mech, Veggie, per non parlare poi di una letale giovane donna alla guida della sua inseparabile Mustang V serie: la temibile Driven Girl.
Il tutto all’ombra della sordida vendetta del Dottor Maleficus, sempre pronto a ordire oscure trame, e delle sconvolgenti rivelazioni della Donna del Mistero.

Non è difficile capire come questa volta più che mai il destino del mondo si trovi in bilico. La domanda è: perché le sue sorti sono – di nuovo – nelle mani di Spazz-Never e compagnia bella? Bella… non brutta, via. Non troppo. Forse.

Double Trouble promette di svelare numerosi retroscena, per il momento ci sembra che sia solo un blando candidato per rispondere all’atavico quesito, quello che noi tutti ci domandiamo dall’inizio della serie:

“Riusciranno i nostri eroi a farla franca, o sarà Franca a farsi i nostri eroi?”

Scopriamolo leggendo intanto questa gustosa anteprima gratuita!

mercoledì 30 maggio 2018

Amazon Prime Reading



La mia raccolta di racconti, Il primo a tornare fu il cane, è stata inserita nella collezione Amazon Prime Reading, sbarcata da oggi anche sul sito italiano. Per me è una bella notizia che coincide casualmente con il mio compleanno. Non so se questa cosa porterà delle vendite al mio ebook, intanto lo prendo come un bel regalo!

Qui l'articolo di Wired che spiega cos'è Amazon Prime Reading.

Il primo a tornare fu il cane su amazon.it

martedì 22 maggio 2018

Recensione: Tutto è tenebra di Massimiliano Riccardi


Il vecchio sceriffo Stark Dumpsey torna in pista, incurante dell’età, delle ferite e di un sistema che vorrebbe mettere da parte quelli come lui, uomini tutti di un pezzo che credono ancora nei valori della giustizia e della lealtà, decisi a portare un po’ di luce in un mondo di tenebra.
L’America della corruzione, degli interessi occulti e degli intrighi di potere fa da sfondo a questa caccia all’uomo nella quale, suo malgrado, il protagonista si trova a fare da bersaglio, dovendosi guardare dai nemici ma anche dagli ambigui alleati, pedine di un gioco perverso manovrato da uomini senza nome, nella necessità di difendere la propria vita e quella di Joanne, la nuova compagna di una delicata storia d’amore.
Rispetto al precedente Joshua questo nuovo romanzo di Massimiliano Riccardi ha una connotazione più classica da thriller d’azione; l’autore semina indizi come sassolini che solo alla fine porteranno a svelare l’identità del feroce serial killer, un uomo a sua volta vittima, cresciuto nella violenza e privato della sua umanità.
Nella lettura di Tutto è tenebra ho trovato echi della migliore tradizione del genere che va Ellroy a Deaver, o delle pagine più ispirate di Faletti, per restare dalle nostre parti.
Complimenti a uno scrittore che, come ho già avuto modo di rimarcare, non sfigura affatto nel confronto con autori più famosi, grazie a una prosa avvincente che mischia sapientemente azione e introspezione psicologica, capace di disegnare dei personaggi vividi e a tutto tondo, a cominciare dal duro dal cuore tenero Dumpsey, con i suoi baffoni da cowboy. 



domenica 6 maggio 2018

Novità in ebook: BReVI AUTORI - volume 5: collana antologica multigenere di racconti brevi

La nuova raccolta di racconti brevi promossa dal portale Bravi Autori. C'è anche il mio contributo.


TITOLO: BReVI AUTORI - volume 5

GENERE: Antologia di racconti
AUTORE: AA.VV.

Link per l'acquisto dell'ebook su amazon

Link per l'acquisto del libro su amazon

SINOSSI
Brevi autori è una collana di libri multigenere, ad ampio spettro letterario. I quasi cento brevi racconti pubblicati in ogni volume sono suddivisi usando il seguente schema ternario:

Fantascienza + Fantasy + Horror
Noir + Drammatico + Psicologico
Rosa + Erotico + Narrativa generale

Come affermato nel bando di concorso che ha lanciato questo progetto, è difficile scrivere tanto, ma lo è ancor di più non farlo: la brevità, la concisione e l'essenzialità sono doti rare.
Nell'Amleto, William Shakespeare afferma che "la brevità è l'anima stessa della saggezza". Mi trovo particolarmente d'accordo con questo aforisma.
La brevità va a pari passo con la modernità, basti pensare all'estrema sintesi dei messaggini telefonici o a quelli usati in internet da talune piattaforme sociali per l'interazione tra utenti. La pubblicità stessa ha fatto della brevità la sua arma più vincente, tentando (e spesso riuscendo) in pochi attimi di convincerci, di emozionarci e di farci sognare.
Ma gli estremismi non ci piacciono. Il nostro concetto di brevità è un po' più elastico di un SMS o di un aforisma: è un racconto scritto con cura in appena 2500 battute (sì, spazi inclusi).
Anche la copertina è priva di elementi inutili, è essenziale, è minimalista, è spartana come spartano deve essere un buon breve racconto. Abbiamo immaginato a colori tutti i generi letterari rappresentati in questo libro. Ci è parso carino pensarli come dei piccoli punti luce, sfocati se visti nell'assieme ma via via più nitidi e piacevoli qualora catturassero l'attenzione dell'osservatore.


giovedì 19 aprile 2018

Recensione: Fuga dal vuoto: Storie di uomini sconfitti di Jacques Oscar Lufuluabo


Sette racconti, sette storie diverse, sette uomini alle prese con il “male di vivere”.
La cosa che accumuna i protagonisti delle storie di questo libro è la solitudine, un senso di disagio esistenziale che li rende diversi, incapaci di confondersi con gli altri, di conformarsi a quella che per molti è la normalità di una vita quotidiana, incolore ma serena. Uomini sconfitti, forse, ma dolorosamente pensanti, consapevoli che esiste una possibilità, una via di fuga verso una dimensione dove sentirsi più liberi, più completi ma, tuttavia, incapaci di afferrarla fino in fondo.
In questi racconti di Jacques Oscar Lufuluabo la trama, gli avvenimenti dei personaggi passano in secondo piano, sembrano quasi un pretesto, un contesto generico dove l’autore innesta i suoi flussi di coscienza, le riflessioni sulla vita, sui legami e le relazioni, un mondo claustrofobico ben metaforizzato dalle gabbie dello zoo citate in una delle storie.
Bella la prosa, a tratti serrata, in altri più distesa, sempre ricercata e mai banale. Complimenti.


venerdì 13 aprile 2018

Recensione: Ombre di Antonella Sacco


Una raccolta di racconti brevi, caratteristica della produzione dell’autrice che li alterna ai romanzi.
C’è qualcosa di kafkiano in queste pagine, in questi componimenti di stampo surreale, lo ritroviamo nel ribaltamento di prospettiva dei protagonisti, nella rarefazione delle atmosfere narrative che, pur nella diversità di genere, mantengono delle unità stilistiche, quelle solite della penna di Antonella: incomunicabilità e ineluttabilità degli eventi, un’imperscrutabile e caotico karma che non ha bisogno di trovare una sua logica per imporsi come protagonista dei suoi scritti.
Il gatto nero della copertina si ritrova in due storie, entrambe con una deriva soprannaturale che sarebbe piaciuta a Poe.
Il racconto che ho apprezzato di più è l’ultimo, La giacca, perfetta sintesi fra quotidianità e irrazionale.


Recensione: Skydark (Cronache di una Guerra Galattica Vol. 3) di Gianluca Ranieri Bandini


Non potevo certo perdermi il terzo e conclusivo capitolo delle Cronache di una Guerra Galattica.
Dopo la caduta dell’Impero Kroxth una nuova minaccia tiene in apprensione la terra e gli alleati grigi, ma quando ci sono di mezzo i mutaforma El-Takim (i veri protagonisti di Skydark) niente è quello che sembra.
Degna conclusione della saga, anche se mi aspettavo che alcuni dei personaggi degli altri due romanzi fossero più presenti, ma poi proprio finita non sembrerebbe, almeno a giudicare dal finale aperto e dalle note dell’autore, chissà se ci saranno sviluppi futuri…
Nel complesso è una bella space-opera, con personaggi e plot molto ben congegnati, ricca di colpi di scena, azione, complessità della trama; ogni volta che leggo i romanzi di Gianluca Ranieri Bandini una delle cose che mi colpisce di più è la sua padronanza del genere (fra l’altro non molto frequentato dagli autori italiani), abilità che ha poco da invidiare a quella degli scrittori di fantascienza più celebrati.


venerdì 30 marzo 2018

Incognite e L'uomo del banco dei pegni


Oggi pomeriggio sono stato ospite di una trasmissione di una web radio, Incognite, un programma dove i conduttori leggono e commentano dei racconti. Un mio racconto, L’uomo del banco dei pegni, tratto dalla raccolta Il primo a tornare fu il cane era stato scelto per la lettura. Uno dei due speaker è un mio amico e quando, qualche tempo fa, mi ha invitato a partecipare per fare una breve intervista ho accettato di getto. Poi, mano a mano che la data si avvicinava ho iniziato ad avere un po’ di ansia; immaginavo che mi sarei bloccato di fronte alle domande, che avrei farfugliato cose senza senso e incomprensibili, essendo ben conscio della mia difficoltà a parlare di quello che scrivo. Proprio oggi ho letto un articolo di una blogger che parlava di questo argomento, un pezzo in cui mi sono riconosciuto. In passato ho tenuto qualche corso inerente la mia professione e credo di essere stato sciolto e disinvolto nello spiegare agli allievi le funzioni di un mixer audio o di come si allestisce un piano luci in teatro, ma in quel caso si trattava di aspetti tecnici, di macchinari e attrezzature, tutte cose in cui conta solo l’esperienza e la conoscenza, argomenti asettici, niente di personale. Parlare di ciò a cui tengo, che faccio solo per passione, nel quale ho messo impegno e creatività è tutto un altro paio di maniche. Com’è andata a finire lo potete vedere e sentire qui

Da questa esperienza posso trarre due conclusioni: la prima è che sentire qualcuno che legge i miei scritti mi ha fatto uno strano effetto, gli accenti e i ritmi di un lettore diverso da me talvolta mi confortavano sulla scelta di certe frasi, altre mi facevano riflettere se fossero effettivamente quelle più adatte. La seconda è che le mie paure erano fondate; nonostante Ginevra, Marco e Massimiliano (e di questo li ringrazio) abbiano fatto di tutto per mettermi a mio agio ho effettivamente farfugliato cose non molto comprensibili.

lunedì 26 marzo 2018

Il mio primo computer

Su invito generico dal blog di Ariano Geta, a sua volta nominato da Ivano Landi che ha proposto ai suoi compagni di blogging la partecipazione al me.me. Il mio primo computer partito da un'idea di Red Bavon. Sono previste delle domande di aiuto - comunque non vincolanti, si può rispondere anche senza basarsi su esse - per sviscerare meglio l'argomento.
Ritorno indietro nel tempo a un epoca precedente a Windows e al Mac, più ingenua ma, forse, più felice (soprattutto per me che stavo uscendo dall’adolescenza).


Quale è stato il mio primo computer?
Un Sinclair Zx Spectrum, acquistato nel 1983, scelto principalmente perché costava meno del suo concorrente Commodore 64.

Chi ha comprato o regalato il mio primo computer?
Me lo sono comprato da solo, mettendo da parte i soldi guadagnati con dei lavoretti estivi.

Quali sono stati i primi software che usavo sul mio primo computer?
C’erano dei giochi e software di grafica, ma soprattutto riviste (in particolare l’inglese Your Computer, la vera bibbia degli home-computer, come si chiamavano all’epoca) grazie alle quali avevo imparato a programmare in basic e linguaggio macchina, un’incomprensibile sequenza di 0 e 1 che, come per magia, facevano fare a quella macchinetta infernale cose, appunto, magiche, almeno per me e per l’epoca. Parlarne adesso sembra inconcepibile, ma lo Spectrum andava collegato alla tv, mentre i programmi si potevano registrare e caricare da audiocassetta, non vi dico quante volte, dopo un quarto d’ora d’attesa per il caricamento, sullo schermo compariva la scritta “error loading”, e partivano sequele di improperi irripetibili.

Chi mi ha iniziato all’uso del mio primo computer?
Da solo, vedi sopra.

Insieme a chi usavo il mio primo computer?
Da solo, ma scherziamo? Guai anche solo a parlarne al di fuori della cerchia di amici pre-nerd.

Che fine ha fatto il mio primo computer?
Molti anni dopo l’ho regalato al figlio adolescente di un vicino.

Taggo Pagine Sporche di Mario Pacchiarotti e chiunque altro voglia partecipare.

lunedì 26 febbraio 2018

Novità in ebook: Ombre di Antonella Sacco

Appena uscita la nuova raccolta di racconti di Antonella Sacco


TITOLO: Ombre
GENERE: Antologia di racconti
AUTORE: Antonella Sacco

Link per l'acquisto su amazon

SINOSSI
Ombre del passato
Ombre della coscienza
Ombre di gatti vendicatori
Ombre della personalità
Ombre, reali e irreali nello stesso tempo

Racconti surreali, inquietanti

sabato 17 febbraio 2018

Audiobook: una breve esperienza


Recentemente, ovvero negli ultimi 3-4 mesi, mi sono dedicato agli audiobook, iniziando da alcuni podcast di “Ad alta voce” della RAI, in particolare quelli con i racconti di Carver e di Calvino (che avevo letto molti anni fa), scoprendo un modo nuovo, per me, di impiegare il tempo passato in auto.
All’inizio temevo di non avere la concentrazione necessaria per ascoltare un libro durante la guida, invece ho sperimentato con piacere che riesco a seguire la lettura facilmente e in modo soddisfacente.
Quindi sono passato all’ascolto di alcuni romanzi di Carofiglio. E questi mi hanno conquistato definitivamente a questo tipo di esperienza. I romanzi sono letti dallo stesso autore che, pur non essendo un attore professionista, riesce a dare la giusta intenzione alla lettura e, anche con la sua leggera inflessione dialettale, mi ha dato l’impressione di ascoltarlo nel momento stesso in cui metteva nero su bianco i suoi racconti.
Per quanto riguarda pregi, vantaggi, modalità e limiti degli audiobook mii trovo in sintonia con Mario Pacchiarotti che recentemente ne ha parlato in un articolo sul suo blog (lo trovate qui).
Continuerò sicuramente ad ascoltare audiobook, come integrazione alle mie consuete letture di ebook e libri cartacei.

sabato 13 gennaio 2018

Siamo virgolette o caporali?


Ci sono diversi modi di usare la punteggiatura nei dialoghi, ognuno sceglie quello che preferisce. Di seguito ci sono gli esempi di alcune famose case editrici. Io, personalmente, quando scrivo seguo il metodo di Feltrinelli e Bompiani, e voi?


Adelphi

Per i dialoghi l’Adelphi usa le virgolette basse o caporali (« »). I segni di interpunzione che fanno parte del dialogo (virgola, punto interrogativo, punto esclamativo, puntini di sospensione eccetera) vanno dentro le virgolette. Il punto finale invece è posto sempre fuori. La presenza della virgola prima della chiusura delle prime virgolette nel discorso diretto composto è data da questa considerazione: c’è solo se ci sarebbe nella frase distesa priva delle virgolette.

BATTUTA SEMPLICE
«A_____».
«Mi dispiacerà lasciare questo posto».
«A____!».
«Via, sta’ zitto!».
«A_____?».
«Che cosa glielo fa pensare?».

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
«A_____» _____.
«Questo è quanto guadagnerai al mese» disse lei.
«A_____?» _____.
«Che fai?» le chiese timidamente.

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A____: «A____».
Hogben aveva risposto: «Devo fare un viaggio ogni trenta giorni […]».
A____: «A___?».

BATTUTA COMPOSTA
«A_____» _____ «a_____…».
«La cosa più terribile» disse Rosine in tono preoccupato «saranno le presentazioni…».
«A_____,» _____ «a_____».
«Figurarsi,» strillò Rosine fuori di sé «figurarsi, se ne frega altamente…».

Nei casi di dialogo nel dialogo si utilizzano le virgolette alte (“ ”):
«Io so che siamo arrivati a vivere come se fossimo sposati da cinque anni […]. A volte mi sorprendo a pensare “Voglio che mia moglie abbia il meglio”, ma non sono ancora arrivato a dire “Non approvo
che le mie donne lavorino” […]».

Il pensiero del personaggio viene di solito reso con il corsivo senza virgolette:
«Va bene» disse lui. Ma non si mosse subito. È quella stessa che non mi aveva guardato, pensò. E non mi guarda neanche adesso. Sì, adesso mi guarda. Poi si alzò.

Esempi tratti da:
William Faulkner, Le palme selvagge, Biblioteca Adelphi
Irène Némirovsky, Il ballo, Piccola Biblioteca Adelphi
Jan Potocki, Manoscritto trovato a Saragozza, gli Adelphi


Feltrinelli

Per i dialoghi la Feltrinelli usa le virgolette alte (“ ”). I segni d’interpunzione sono sempre interni alle
virgolette. Ogni battuta comincia con la maiuscola, tranne nei casi di dialogo spezzato, in cui la seconda battuta, essendo continuazione della prima, può avere l’iniziale minuscola.

BATTUTA SEMPLICE
“A_____.”
“Okay, facciamolo.”
“A_____!”
“Uh! Che bello!”
“A____?”
“C’è qualcosa che vorresti scrivere?”

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
“A____,” _____.
“Ricominciamo,” disse Thian.
“A____?” _____.
“Ma come fai a sparare così male?” chiese Thian con ammirazione.

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A_____: “A_____.”
Gli altoparlanti ingiungevano: “Tutti gli impiegati si rechino nei rifugi.”
A_____: “A_____?”
Più recentemente si trova:
A_____: “A_____”.
Più sottotono, come parlando a se stessa, aggiunse: “D’altronde in questo periodo va perdendo di
tutto”.
A_____: “A_____!”.

BATTUTA COMPOSTA
“A_____,” _____, “_____.”
“Dalla sua lettera non appare in modo molto chiaro, ma,” cominciai a scriverle in tono duro, “credo
che lei abbia un altro ricordo infantile molto brutto.”
“Non ti è mai venuto in mente,” disse Lynne rivolta al suo ragazzo, ma senza guardarlo, “che in questi film tu cerchi cose che in realtà non ci sono?”

Nei casi di dialogo nel dialogo, le virgolette alte vengono sostituite dagli apici (‘ ’):
“‘Ora ci sono io, non ti preoccupare. Ti guarirò con tutte le mie forze, ti guarirò,’ gli ho detto con
fiduciosa fermezza.”

Esempi tratti da:
Yukio Mishima, Musica, Universale Economica Feltrinelli
Yukio Mishima, Confessioni di una maschera, Universale Economica Feltrinelli
Daniel Pennac, La fata carabina, Universale Economica Feltrinelli
Banana Yoshimoto, Kitchen, Universale Economica Feltrinelli
Jonathan Coe, La casa del sonno, Universale Economica Feltrinelli


Mondadori

BATTUTA SEMPLICE
«A____.»
«Consigliere titolare Goljadkin, eccellenza.»
«A_____?»
«Volete forse andar fuori città?»

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
«A_____» _____.
«Tossisco un poco» rispose ancor più dolcemente il nostro eroe.

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A_____: «A____.»
Sul punto di uscire chiesi a Nelly: «Ti annoi a star sola?»

BATTUTA COMPOSTA
«A_____» _____ «a_____.»
«Ma va’, va’» lo scacciava Natascia, ridendo «la gioia ti ha risvegliato la parlantina.»
Ma anche:
«A_____,» _____ «a____.»
«Domani,» continuò il capo, «andremo a caccia di nuovo.»

Per il dialogo nel dialogo, i caporali vengono sostituiti dalle virgolette alte:
«[…] volevo consolare Alessandra Semenovna. “Ecco” diceva “c’è un uomo, hai trovato un compagno, perché non l’inviti?” Son quattro giorni che mi strapazza per causa tua […].»

Anche il pensiero del personaggio è reso tra virgolette alte:
“È lui per un incarico speciale” pensò il nostro eroe tra sé.

Esempi tratti da:
Fëdor M. Dostoevskij, Il sosia, Oscar Classici Mondadori
Fëdor M. Dostoevskij, Umiliati e offesi, Oscar Classici Mondadori
William Golding, Il signore delle mosche, Oscar Classici Mondadori


Garzanti (Gli Elefanti)

BATTUTA SEMPLICE
«A____».
«Buon Anno, signor Mitsusaburō».
«A____!».
«Il Führer mi manda a chiedere chi siete!».

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
«A____», _____.
«Gli abeti, le betulle, le sabbie, le torbiere», enumerò Tiffauges, esitando.
«A_____?», _____.
«E lo chiedi a me, Mitsu?», ribatté mia moglie.

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A_____: «A_____».
La persona che lo scopriva per prima gridava a voce spiegata: «Un uomo nel fiume!».

BATTUTA COMPOSTA
«A_____», _____, «a____».
«Sì, generale», assentì Tiffauges, «sono stati il sale di questa terra!».

Il dialogo nel dialogo è gestito dalle virgolette alte:
«[…] Così è bene che sappiate chi era e come viveva, affinché possiate in ogni situazione rispondere alla domanda: “Cosa farebbe il grande Hermann al mio posto?”».

Allo stesso modo è gestito il pensiero del personaggio:
“Va a mettere il vino in fresco per i tedeschi”, pensò Tiffauges, “per questo qui è la sconfitta ad avere
un senso”.

Esempi tratti da:
Kenzaburō Ōe, Il grido silenzioso, gli Elefanti Narrativa
Michel Tournier, Il re degli ontani, gli Elefanti Narrativa


Einaudi

Per gestire i dialoghi, l’Einaudi usa il trattino medio spaziato. Se la battuta non è seguita da reggenti, il trattino di chiusura non serve.

BATTUTA SEMPLICE
– A____.
– Sí, hai ragione.

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
– A____, – _____.
– Prosegui, – disse Richard mollemente.

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A_____: – A____.
Rispondo, con il tono cantilenante delle centraliniste: – Chi la desidera?

BATTUTA COMPOSTA
– A____, – _____, – a_____.
– Ma è un cambiamento, – disse Gina, – e i cambiamenti fanno bene quanto il riposo.

Le battute di dialogo hanno uno sviluppo orizzontale:
Negro numero uno, parlando di una bionda sposata: – Mi sono trombato anche quella –. Negro
numero due: – Contapalle! – Primo negro: – Mettimi alla prova! – Secondo negro: – Di che colore ce
l’ha la passera? – Primo negro: – Nera!

Il dialogo nel dialogo è reso con i caporali:
– […] E lei mi ha guardato e ha detto: «Tesoro, credimi…» Oh. Eccola!

Esempi tratti da:
Martin Amis, Il treno della notte, Einaudi Tascabili
Martin Amis, L’informazione, Einaudi Tascabili


Bompiani (tascabili)

Per gestire i dialoghi Bompiani usa le virgolette alte senza spazio prima e dopo. I segni d’interpunzione sono sempre interni alle virgolette. Ogni battuta comincia con la maiuscola, tranne nei casi di dialogo spezzato.

BATTUTA SEMPLICE
“A_____.”
“Eh, abbastanza. A piedi, era lunghetta.”
“A_____…”
“Non capisco perché non si uniscono…”

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
“A_____,” _____.
“A me pare che ce ne siano un sacco di cose che non vanno,” borbottò Casy.

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A_____: “A____.”
Il conducente disse: “Ripeto che non sono affari miei. Non sono un ficcanaso.”

BATTUTA COMPOSTA
“A____,” _____, “a_____.”
“Forse hai ragione,” ammise Tom, “ma mi piacerebbe fare una chiacchierata con quel Willy.”

Nel caso del dialogo nel dialogo, le virgolette alte vengono sostituite dagli apici (‘ ’):
“Quando Louise si fermò davanti al grande letto di ferro, in attesa, lui le disse: ‘Tieni la cintura.’ Poi
incominciò a strapparle lentamente il vestito intorno ad essa.
“‘Madame,’ le disse (di solito la chiamavano Mademoiselle), ‘sono felice di fare la sua conoscenza. […].’
[…].”

Per le citazioni si usano le virgolette alte mentre per il pensato non si usano le virgolette:
Incominciai a immaginare che dicesse: “Datemi tutto quello che scrive, lo voglio tutto, mi piace tutto.
[…].”
Cos’hai trovato? Oh niente. Solo una pietra. E perché la guardi tanto?

Esempi tratti da:
John Steinbeck, Furore, I grandi tascabili Bompiani


Guanda

Per i dialoghi Guanda usa i caporali.
BATTUTA SEMPLICE
«A_____.»
«Tre settimane.»
«A_____?»
«Di quant’è il ritardo?»

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
«A_____» _____.
«Alicia potrebbe essere incinta» gli dissi.
«A____?» _____.
«Tu quanto hai?» chiese Alicia.

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A_____: «A_____».
E quando se ne fu andata, mia mamma sollevò le sopracciglia più che poté e disse: «Allora domani
andate al cinema».
A_____: «A_____?»
Ansel si girò di scatto, liberandosi a fatica dalle mani di Joan e James, ed esclamò: «Come ha detto,
scusi?»

BATTUTA COMPOSTA
«A_____» _____, «a_____.»
«Adesso che ci penso» disse la mamma, «se avessi un altro figlio, sarebbe più piccolo del tuo. Mio figlio sarebbe più piccolo di mio nipote.»
«A_____» _____ «a_____?»
«Il fatto è» dissi «che chi va a questi corsi è scemo, no?»

Esempi tratti da:
Nick Hornby, Tutto per una ragazza


Salani

BATTUTA SEMPLICE
«A_____».
«Ma io no. Quindi sono io che sogno».
«A_____?»
«E allora qual è il problema?»

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
«A_____» _____.
«È la zia» esclamai.
«A_____!» _____.
«Un telefono!» esclamò.

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A____: «A_____».
Mika mi confuse ancora di più le idee dicendo: «Mi devo sbrigare […] altrimenti non riuscirò mai a
trovare la strada di casa».

BATTUTA COMPOSTA
«A_____» _____, «a_____».
«Tanto è tutto un sogno» disse, «e nei sogni tutto è permesso».

Nel caso del dialogo nel dialogo, si usano gli apici, nessun punto fuori, punto interrogativo dentro gli
apici:
«Ero talmente curioso che ho aperto un portello dell’astronave. ‘Ehi!’ ho gridato nella notte. ‘C’è
nessuno? O è tutto deserto e desolato?’»

Anche per quanto riguarda il pensiero del personaggio vengono usati gli apici:
‘La zia Helene!’ pensai io.

Esempi tratti da:
Jostein Gaarder, C’è nessuno?


Newton Compton

BATTUTA SEMPLICE
«A____».
«Sì».
«A____!».
«Ai bracci! Poggia la barra!… Bracciate i pennoni!».

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
«A____», _____.
«Est-sud-est, signore», disse il timoniere, spaventato.
«A_____?», _____.
«E devo calatafare le giunture, signore?», domandò ancora […].

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A_____: «A_____».
Il terribile sarcasmo del libro di Giobbe potrebbe di certo sgomentarmi: «Vorrà ma lui (il leviatano) fare un patto con te? […]».

BATTUTA COMPOSTA
«A_____», _____, «a____».
«Come salvagente potrebbe andar bene», disse Flask, «il nostro carpentiere può sistemarlo facilmente».
Vale però la seguente precisazione tratta dalle norme della casa editrice.
Le battute tipo “botta e risposta” prevedono un trattamento particolare, perché laddove dopo una
domanda posta tra caporali si deve sempre mettere il punto (es. «Come stai?».), quando invece la
risposta diretta a quella domanda segue immediatamente la domanda stessa, il punto dopo la domanda non va messo. Esempio:
«L’avete mai incrociata di nuovo?»
«Due volte».
Ma:
«Qualcuno sa che ore sono?».
«Non esistono più le mezze stagioni».
Perché la battuta successiva alla domanda non è una risposta, e la domanda non è in realtà rivolta a
nessuno in particolare.

Citazione all’interno di una citazione (vale anche per i dialoghi) va in questo modo: «Virgolette basse, e all’interno “virgolette alte”».
«Ieri sera ho visto Anna, che mi ha detto “Morbido questo maglione, è nuovo?”, e io le ho risposto che era vecchio, ma l’avevo lavato con Perlana!».


Minimum Fax

BATTUTA SEMPLICE
«A____».
«Stai fermo lì».
«A____?»
«Cosa posso dire per convincerti a piantarla con questi viaggi da sfigato fino a casa sua?»

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
«A____», _____.
«La prossima volta te le suono, bastardo», borbottò Jennings.
«A_____?», _____.
«Non pretendi troppo da te stesso?», domandò lei.

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A_____: «A_____».
Driscoll sospirò: «Ossignore».
A_____: «A_____?»
Poi domandò: «Perché non tieni un diario?»

BATTUTA COMPOSTA
«A_____», _____, «a____».
«Per quanto ti riguarda», gli disse Haskell adagio, calcando bene ogni parola, «sto benissimo».
«A_____», _____, «a____?»
«Oh Gesù», disse alla fine, «qualcuno per cortesia mi toglie dalle mani questo moccioso del cazzo,
prima che lo faccio nero?»

Per il dialogo nel dialogo si usano le virgolette alte:
«“In grado”? che diavolo vorresti dire con “in grado”?»

Per il pensiero del personaggio vanno omesse le virgolette:
La cosa migliore da fare era rilassarsi (Ecco qua, si raccomandò sedendosi in poltrona e cominciando a respirare con più facilità; ecco qua; rilassati e basta) e cercare di concentrarsi su ciò che avrebbe detto ad Alice quella sera.
Ma spesso Driscoll, mescolando il suo caffè in mezzo al subbuglio di quelle grida, pensava: No, no; così non va. Così non va.

Esempi tratti da:
Ann Beattie, Gelide scene d’inverno
Bernard Malamud, Le vite di Dubin
Richard Yates, Una buona scuola


Fonte: Oblique Studio. Artigianato per l’editoria e la comunicazione.