domenica 4 gennaio 2015

Intervista a Riccardo Pietrani

Quattro chiacchiere con Riccardo Pietrani, che ha appena fatto uscire Missing Time, di cui trovate la mia recensione in calce all’intervista. In passato aveva pubblicato Il segreto dell’ultimo giorno e Il Protocollo GRB (L'Angelo della Prima Genesi, volume 1).

1. Ciao Riccardo, benvenuto sul mio blog. Due parole per dirci qualcosa di te.
Ciao a tutti! Intanto grazie, Roberto, per questo spazio. Ad un primo sguardo, la gente valuta il sottoscritto come un trentenne svogliato e forzosamente spensierato, amante del mangiare di qualità e delle belle macchine, con un’attitudine spiccata al contatto fisico e questo strano pallino della scrittura. In realtà, io rappresento solo l’esecutore materiale di volontà che vanno ben oltre le limitate capacità di comprensione della mente umana.
Ma non ditelo troppo in giro, eh!

2. Il tuo nuovo romanzo, Missing Time, parla di abduction (rapimenti alieni). Un tema che ti è caro, a quanto pare…
Molto più di quanto si possa pensare. C’è un episodio, in particolare, che ha stimolato la mia curiosità verso questa tematica. Avevo circa tre o quattro anni. Ai tempi vivevo, assieme ai miei genitori, in un microscopico monolocale di 25 mq. Dormivo nella loro stessa stanza. Ebbene, una notte ricordo di essermi svegliato e di aver visto un’immagine assurda: in camera erano presenti degli esseri, umanoidi e di colore marrone scuro, che io descrissi a mia madre come “fatti di bistecca masticata”. Nonostante volessi urlare e chiamare i miei genitori, ero di fatto immobilizzato e dalla mia bocca non usciva alcun suono. Ovviamente ai tempi i miei racconti furono presi per baggianate, ma col senno di poi ho ritrovato tutto quello che viene normalmente descritto nelle casistiche degli episodi di abduction. Non dico di sicuro “sono stato rapito dagli alieni”, ma è strano che un ricordo così lontano nel tempo sia così fresco nella mia memoria. Chissà…

3. Ci saranno sviluppi futuri legati a questo romanzo?
Sì, l’opera è un romanzo indipendente ma è parte di un ciclo chiamato “Progetto Abduction”, dove i vari racconti-romanzi condividono lo stesso universo narrativo. Andrà avanti per un po’, fin quando non scriverò una sorta di capitolo finale che chiuderà alcuni percorsi e farà un po’ di chiarezza.

4. Il tuo primo libro, Il segreto dell’ultimo giorno è autoconclusivo, mentre Il protocollo GRB fa parte di una serie: quanto farai aspettare i tuoi lettori per il secondo volume?
Mi spiace far soffrire chi ha speso i propri preziosi verdoni nell’acquisto del primo volume, quindi prometto di fare più in fretta possibile. C’è da dire che sono molto volubile e incostante: scrivo senza impormi una tabella di marcia a suon di parole, quindi possono capitare le giornate di 8 ore davanti al PC e le settimane intere in cui non scrivo per nulla. Ma anche quando non scrivo, la mia mente è sempre rivolta a partorire nuove storie… che magari non vedranno mai la luce.

5. Parliamo del self-publishing. Per i primi romanzi ti sei comportato da autore completamente fai-da-te, mentre per Missing Time ti sei avvalso di un editor. Parlaci di questa esperienza.
In realtà solo per il primo sono uscito senza un editor (salvo poi farlo rieditare in seguito dopo qualche mese), e ho fatto un pessimo errore dettato dall’inesperienza e dalla presunzione. Un romanzo va sempre editato, e un editor va sempre pagato. Solo così si può pretendere professionalità, tempi di consegna precisi e la facoltà di scassare le biglie se qualcosa non va bene J. Per Missing Time mi sono affidato a Vito Introna, che pur definendosi “editor dilettante” ha una grossa esperienza nella correzione di varie tipologie di testi e in particolare nell’ambito fantascientifico.

6. La tua produzione è legata alla fantascienza, anche se di tipo particolare e con molte contaminazioni da altri ambiti letterari. Ti consideri un autore di genere?
Io scrivo quello che mi piace. Se una persona mi chiedesse quale genere prediligo, gli risponderei il genere “leggitelo”. Non perché non sia chiaramente legato alla fantascienza, amando tutte le tematiche legate all’universo e alla sua esplorazione, l’esistenza di forme di vita aliene, i misteri sulla storia e l’evoluzione del pianeta; piuttosto per sfuggire ad un’immagine troppe volte precostituita del genere nella mente di scarso-medio lettori (i lettori forti di solito conoscono la materia), che praticamente assimila fantascienza a space opera, androidi e poco altro (con tutto il rispetto per la space opera, gli androidi e quant’altro, per carità di Dio). Negli ultimi anni la fantascienza si è ibridata molto, ed è il caso che certi schemi vadano aboliti. Senza contare gli iper-oltranzisti, per cui la fantascienza è solo Clarke o Dick, e “tutto il resto è noia”… le loro discussioni non mi hanno mai appassionato. Quindi che i miei romanzi siano più categorizzabili come “avventura”, “fantascienza”, “thriller” o altro è un problema che si dovrebbe porre giusto l’algoritmo di Amazon J

7. Come vedi il futuro dell’editoria? Pensi che l’ebook troverà un consenso significativo nel panorama italiano?
Non c’è alternativa, il percorso dell’evoluzione della nostra quotidianità si dirige verso una progressiva riduzione dei supporti fisici e una sempre maggiore digitalizzazione. Senza dubbio non sparirà mai il libro di carta, ed è un bene, ma è naturale che la maggior parte dei libri saranno letti in formato ebook. Come al solito in Italia siamo patologicamente indietro, e c’è ancora tantissima gente che disdegna l’ebook senza averne mai letto uno. La cosa triste è che sono per la maggior parte venti-trentenni, non persone di 70 anni, a fare discorsi ridicoli: paura di fare acquisti online di pochi spiccioli, affetto per le “care vecchie librerie” da parte di gente che passa giusto agli store Mondadori quando va al cinema, fastidio per la lettura su schermo quando tutto il giorno non fanno altro, in ufficio o a casa, come se non esistessero gli e-reader oltretutto. Prima o poi, comunque…

8. Tornando al self-publishing, cosa ti ha insegnato la tua esperienza? C’è qualcosa che oggi faresti in modo diverso?
Il self publishing rispecchia molto il mio modo di essere, quindi si è trattato di canalizzare nella giusta maniera quello che è sempre stato il mio istinto naturale: fare le cose per conto mio, senza rendere conto a nessuno. Certo, questo molte volte ha portato a degli eccessi e a conseguenti errori, dovuti soprattutto alla iniziale ignoranza del mondo editoriale. Tornando indietro farei editare da principio il segreto, e magari eviterei di prendermela per certi commenti negativi, anche quando non fossero del tutto disinteressati.

9. Che ne pensi dei tuoi colleghi scrittori indipendenti?
Devo dire di essere molto soddisfatto di (quasi) tutte le mie conoscenze in ambito self-publishing. Ho incontrato un sacco di validi scrittori e soprattutto un sacco di belle persone, pronte ad aiutarti, a fornirti consigli, a confrontarsi e anche a criticarti quando ce n’era bisogno. E’ grazie a molti di loro che sono cresciuto come autore e ho risolto diversi “inghippi” dovuti a una scarsa dimestichezza con portali e formati vari. 

Grazie per la chiacchierata, Riccardo. Ci puoi indicare qualche link dove trovare i tuoi libri?

Link di amazon.it:



Recensione: Missing Time


I “missing time” del titolo si riferiscono ai minuti, ore, talvolta giorni interi che scompaiono in maniera inspiegabile dal flusso della nostra esistenza. Stiamo controllando la posta elettronica, bevendo un caffè; un battito di ciglia e ci ritroviamo con il liquido nella tazzina ormai freddo e la luce dei lampioni che illumina la finestra, mentre un attimo prima ora pieno giorno. C’entrano qualcosa degli esseri provenienti da altrove? C’è tutta una tradizione letteraria fantascientifica legata ai rapimenti alieni, senza contare i numerosi film sull’argomento.  Ma un conto è relegare il tema in una dimensione per noi quasi altrettanto “aliena”, quella del mainstream a stelle e strisce, un altro è trasportarlo nella provincia italiana, in un contesto più comune e, per questo, più inquietante. Il protagonista del romanzo Missing Time, Federico Bonfanti (chiarisco subito che il cognome è un semplice caso di omonimia letteraria), un trentenne come tanti, giornalista freelance, intravede la possibilità di uno scoop intervistando un presunto esperto di abduction, ma si troverà catapultato in una situazione che non aveva previsto… Romanzo breve ma intenso, in cui quotidianità e incubi fantascientifici collidono in un incastro perfetto. L’autore sfodera uno stile maturo e fluido, anche superiore a quello mostrato nella già notevole produzione precedente. Il finale è inaspettato, ma fa presagire che la parola “fine” è in realtà un “continua”. Riccardo Pietrani conferma di essere una delle migliori “penne” del panorama degli scrittori indipendenti italiani.