venerdì 30 maggio 2014

Novità in ebook: Le mirabolanti avventure di Spazz-Never di Nathan K. Raven

IN USCITA IL 5 GIUGNO su Amazon




Non il libro che ti aspetti, ma nemmeno quello che non ti aspetti. Nathan K. Raven, amante della sperimentazione, una testa che pensa tramite la penna, fonde generi diversi tra loro e inventa un linguaggio sui generis per arricchire il testo di riferimenti e chiavi di lettura. E così il genere umoristico convive con quello avventuroso in una cornice dai tratti paradossali, dove le differenti chiavi di lettura sapientemente utilizzate regalano al lettore un'esperienza unica nel suo genere. L'ironia - mai banale o fuoriposto - pervade il romanzo anche nei riferimenti sportivi al football americano, al genere fantascientifico o alla critica alla società moderna. Un libro che fa riflettere divertendo, particolarmente adatto a chi sa ridere. 



Intanto è disponibile un gustoso anticipo gratuito, fino al 3 giugno: I mirabolanti primi due capitoli di Spazz-Never su amazon

Novità in ebook: Tra amore e pregiudizio (Se amar non puoi #2) di Manuel Sgarella

IN USCITA IL 12 GIUGNO su Amazon.

Tra amore e pregiudizio, l'atteso secondo atto della storia d'amore tra Giuditta Pasta e Vincenzo Bellini, ambientato agli albori del Romanticismo, sarà pubblicato il 12 giugno.
Vedi evento su facebook







Intanto il primo atto, dal titolo "Se amar non puoi #1 - La Ragione",
è disponibile a 0,99 € qui: Se amar non puoi #1 su amazon

Intervista a Sergio Bertoni

Abbiamo il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Sergio Bertoni, autore di numerosi ebook, fra i quali ricordiamo: Tra realtà e mistero, Cleoth e Arkh, Paride Passacantando, Pasquinate romanesche, Delitti misteriosi e L'Anatema di Tihuta.

1. Ciao Sergio, benvenuto sul mio blog. Ci vuoi raccontare qualcosa di te?
Be’ personalmente credo di avere un carattere abbastanza orso, schivo e riservato, anche se ho un'attività di blogger ormai ultradecennale. Sono abbastanza vecchio e mi giudicherei decrepito e ormai pronto a tirare i remi in barca se non avessi l’esempio consolatorio di Andrea Camilleri (ha qualche annetto più di me)  che continua a dimostrarsi autore fecondo, creativo e pieno di “verve”.  Talvolta  mi sembra di essere uno degli ultimi, o dei penultimi, dinosauri;  testimone storico dei cambiamenti che si sono susseguiti nel corso di quasi un secolo. Ringrazio Roberto Bonfanti per questa cortese intervista, ma mi riesce difficile parlare di me, che cosa potrei raccontare? Potrei probabilmente parlare di quando ero bambino, ma… bambino? Credo di non esserlo mai stato, o forse solo nei miei primissimi sei o sette anni, giusto il tempo di indossare la divisa di “figlio della lupa” e ascoltare la maestra magnificare la figura del re soldato. Un re che avrebbe pochi anni dopo fatto la fine forse più squallida e triste di tutti i discendenti della casa Savoia. Quella era l’epoca dell’Italia imperiale, di un paese che noi bambini eravamo condizionati a vedere come il più civile e il più potente del mondo. Eravamo gli eredi dell’antica Roma e del suo luminoso destino sul quale ci aveva incamminati l’uomo della provvidenza: il duce, il possente guerriero a cavallo, quasi un semidio dal cuore forte e dall’animo gentile. L’uomo che si preoccupava di regalare un violino a un bimbo povero che adorava la musica e che si era rivolto a lui. Era per noi un mito che i ragazzi d’oggi non potrebbero mai immaginare: quasi una via di mezzo tra Superman e Wolverine, l’uomo che lavorava sempre e non dormiva mai. Il mito che alleandosi con il baffuto caporale austriaco, e con i suoi folli sogni di dominio, avrebbe in seguito condotto l’Italia alla rovina. Poi, devastante, scoppiò la guerra e vi furono le città bombardate, la paura, il rombo degli aerei, le distruzioni e gli incendi, la fuga e lo sfollamento in piccoli sperduti paesi del nord e infine la fine dell’infanzia. Dagli otto anni in poi dovetti crescere in fretta, imparare a lottare e difendermi dai selvaggi e ostili contadinelli miei coetanei, imparare a spaccare la legna per accendere il fuoco nella “cucina economica”, tirare la fune per estrarre l’acqua potabile da un pozzo con un pesantissimo secchio di zinco che pesava quasi più di me, aiutare mia madre a fare la spesa, scendendo da una zona collinare periferica, sperduta tra i campi, al centro del paese per comprare dello schifoso pane nero e alcuni viveri razionati dai bollini della “tessera annonaria”. 


2. Leggendo i tuoi libri risulta evidente che ti diverte narrare storie. Oltre a un abile uso della lingua, curi con particolare attenzione gli aspetti scientifici, storici e culturali. Ci vuoi parlare del tuo rapporto con la scrittura, che importanza ha nella tua vita, quali sono i tuoi metodi, che ricerche fai per documentarti ecc.
Forse, più che con la scrittura, il mio principale rapporto è stato con la lettura, anche se non credo di amare  un libro particolare o di avere un autore preferito. Sono onnivoro, leggo di tutto purché si tratti di narrativa o di storia. Mi attira anche la fantascienza, la fantasy e il paranormale. Ho adorato il ciclo di libri di Asimov, ma fin da bambino (avevo circa otto anni e leggevo di nascosto di notte alla luce di una candela) divoravo la piccola biblioteca di mio padre, e sono passato dai libri dell’ormai dimenticato Luciano Zuccoli, al Decamerone, alle Mille e una notte, ai libri di Merežkovskij: La morte degli dei, e La resurrezione degli dei, senza dimenticare Tolstòj,  Márquez, Poe, King e centinaia di altri autori. Ovviamente non trascuro il genere poliziesco, i cosiddetti “gialli”, e recentemente ho trovato molto interessante l’ultimo che ho letto: “La condanna del sangue”, del bravissimo nuovo autore napoletano Maurizio De Giovanni.  Purtroppo, per mia vergogna, il libro che non sono mai riuscito a terminare è considerato il più importante della letteratura del 20° secolo: l’Ulisse di J. Joyce. Non l’ho certamente trovato noioso ma l’ho trovato incomprensibile e, molto probabilmente, non finirò di leggerlo, mai. Ovviamente mi piace anche scrivere; a scuola i temi di italiano rappresentavano per me un momento di serenità e di svago. Nell’era di Internet Il blog ha costituito per me uno stimolo e una palestra nella quale mi potevo confrontare con gli altri con pensieri e racconti. È così, grazie anche alle sollecitazioni di alcuni amici virtuali, che i miei scritti hanno iniziato a prendere forma e consistenza. Non ho un sistema o un metodo particolare, anche perché sono estremamente pigro; se mi viene un’idea, un argomento che mi attira particolarmente, comincio a scrivere senza un “canovaccio” senza una “scaletta”, ho solo un’immagine generica e, spesso, non ho la minima consapevolezza di come proseguirà o di come andrà a finire la narrazione. In una cosa, questo sì, sono alquanto pignolo: quando si tratta di inserire fatti o eventi reali, mi documento e cerco di evitare imprecisioni o gravi errori diatopici o diacronici come, ad esempio, quello di far colloquiare  un personaggio storico con altri personaggi noti, ma appartenenti a epoche o a località  ben lontane da quella del protagonista. 

3. Hai scritto libri di vario genere, dal fantasy storico, al racconto umoristico, alla raccolta di versi, al racconto del mistero, in quale forma di narrazione ti trovi più a tuo agio?
Forse in quelle che coinvolgono la fantasia, il mistero, e anche determinate situazioni storiche.

4. Il tuo interesse per il paranormale nasce da qualche indizio o qualche esperienza particolare vissuta personalmente? E il tuo interesse per la storia di Archimede di Siracusa, che hai romanzato in Cleoth e Arkh, che origini ha?
Negli anni 50 l’arrivo nelle edicole della rivista Urania e dei successivi romanzi di fantascienza aveva stimolato in molti di noi giovani l’interesse per il paranormale in generale e per gli ipotetici poteri della mente studiati da Karl Zener e Joseph Rhine presso la Duke University. Personalmente sono stato sempre alquanto scettico in materia e l’unica esperienza, apparentemente inesplicabile, da me vissuta è stata la breve percezione di un forte profumo nel corso di una visita alla chiesa di padre Pio a S. Giovanni Rotondo. L’ interesse per Archimede (a parte il mio amore per la storia) probabilmente nasce dalla lettura, su di una rivista specializzata, dell’eccezionale ritrovamento del palinsesto Archimede (1998) contenente sette trattati di altissimo interesse scientifico e matematico (vedi: http://www.archimedespalimpsest.org/about/). Altri suggerimenti li ho tratti dal libro “Il teorema del pappagallo” di Denis Guedj, un romanzo per certi aspetti noioso ma di notevole interesse per gli amanti della matematica, oltre a una consistente serie di altre notizie sulla vita del grande scienziato riportate da alcuni studiosi siracusani.

5. Stai lavorando a qualcosa di nuovo in questo momento?
Ho un paio di idee in mente: l’una riguarda un romanzo poliziesco (ma non so se ne sarò capace) e l’altra è il vecchio progetto di riuscire a scrivere un saggio storico che narri, sia pure in breve, la nascita, l’evoluzione e la fine dei cavalieri del Tempio, cercando solo e soltanto di riportare elementi reali e sfrondando e demolendo l’infinita serie di racconti fantastici, leggende e calunnie varie che sono già stati scritti al riguardo. Si tratta di un’impresa che in parte mi spaventa considerate le numerosissime e minuziose ricerche necessarie e gli approfondimenti che richiederanno ore e ore di impegno nelle varie biblioteche.

6. Hai pubblicato sia con case editrici che come self publisher: pro e contro dei due metodi?
Un volume cartaceo lo tocchi, lo rileggi, lo conservi, lo ami o lo maltratti, puoi regalarlo o venderlo, puoi lasciarne traccia ai tuoi figli o ai tuoi nipoti, ma è fisso e immutabile nella sua stesura, salvo la possibilità di farne una seconda edizione riveduta e corretta (cosa non facile). Il self publisher, per contro, è particolarmente portato verso il libro elettronico che può rivedere, correggere, ampliare e modificare con relativa facilità. Inoltre, le attuali possibilità della rete, consentono di sottoporre i propri lavori al giudizio di una platea molto più vasta di quella cui potrebbe aspirare un autore sconosciuto con il solo mezzo cartaceo.

7. Come giudichi l’attuale momento dell’editoria in Italia?
In Italia l’editoria non ha mai avuto una vita particolarmente facile, ancor più in questi tempi di crisi che hanno purtroppo visto la scomparsa di molti gloriosi piccoli editori storici che spesso sono stati, in passato, i mentori di giovani autori di successo. Siamo in un periodo in cui l’e-book contende il passo al cartaceo, probabilmente in futuro troveranno una conveniente coesistenza, così come la televisione non ha portato alla scomparsa del cinema. 

8. In base alla tua esperienza, che consigli daresti a un giovane scrittore?
Leggere, leggere e leggere molto. Sprofondarsi nella lettura di autori di un certo spessore, ascoltare e meditare le critiche che sono mosse agli scrittori esordienti nei siti specializzati, evitare come la peste i luoghi comuni e le frasi eccessivamente dolciastre e languorose, usare la lingua in modo corretto, evitare, se possibile, periodi lunghissimi ed estenuanti, evitare la ripetizione ravvicinata delle stesse parole e l’eccessivo uso degli avverbi che terminano in ‘mente. Tutto ciò, com’è ovvio, non ha alcun valore se il proprio scritto non coinvolge, non dice nulla di nuovo e non affronta problematiche che suscitino l’interesse o la curiosità del lettore. Utilizzare la verifica automatica dell’ortografia e della grammatica è utile, ma senza fidarsene troppo perché talvolta, invece di correggere, induce a modifiche errate  

Grazie per la chiacchierata, Sergio. Ci puoi indicare qualche link dove trovare i tuoi libri?

I miei e-book si trovano nella piattaforma di Amazon libri e basta digitare il mio nome nella ricerca. Chi desidera una copia cartacea può andare sul mio blog Memorie - Racconti - Considerazioni e nella colonna laterale destra troverà tutte le indicazioni per prenotarle nella propria città nelle librerie fisiche IBS.IT indicando titolo, autore e codice ISBN. Può anche, se vuole, ordinarle direttamente alla Photocity Edizioni

Autori a confronto: Io edito, tu editi, egli edita

Avete finalmente messo la parola fine al vostro romanzo. Tirate un sospiro di sollievo.
Credete di aver finito? Adesso arriva il bello!

Ecco come Concetta D'Orazio, Antonella Sacco, Mario Pacchiarotti e Roberto Bonfanti illustrano la loro personale metodologia nella preparazione del testo per la pubblicazione.

Concetta D'Orazio




Roberto Bonfanti

Autori a confronto

Io edito, tu editi, egli edita

Premetto che il metodo di lavoro che descrivo qui di seguito è il mio, è del tutto personale e, forse, in contrapposizione a quanto sarebbe logico fare in materia di correzione, revisione ed editing del testo. Il fatto è che io non riesco a fare diversamente, purtroppo non ne sono proprio capace. È sicuramente uno dei motivi che fa di me un imbrattafogli piuttosto che un bravo scrittore. 
Spesso i compendi e i trattati sulla scrittura creativa consigliano di scrivere di getto, di trasferire le parole dalla mente alla pagina in un flusso incontrollato di creatività, senza concentrarsi troppo sull’aspetto formale di ciò che si scrive, tanto poi c’è sempre tempo per correggere e modificare, mettere a posto la sintassi e gli accenti, epurare le ripetizioni e districarsi nelle giravolte di senso del racconto. L’importante è mettere nero su bianco le idee, prima che quelle buone (o che ci sembrano tali) si contaminino al contatto con quelle infelici, dando luogo a una palude narrativa sterile e stagnante. 
È proprio questo che non riesco a fare. Almeno non del tutto.
Quando scrivo un racconto, un romanzo, qualsiasi cosa, anche questo articoletto, ho bisogno di dare fin dalla prima stesura una forma pressoché definitiva al testo, devo trovare subito la giusta costruzione della frase, cioè, quella che io ritengo giusta, devo scegliere la parola da usare, quella parola esatta che da equilibrio al periodo, cioè, quello che io ritengo equilibrio… Ma vi sto annoiando con le puntualizzazioni? Ok, avete capito quello che intendo, non lo farò più.
Questo non significa che quello che scrivo sia perfetto, sia nella forma sia nella sostanza (notare che ho usato la forma corretta sia… sia…, piuttosto che quella tollerata sia… che…), anzi. Significa che non riesco a lasciare indietro un refuso, una frase zoppicante, un congiuntivo sbagliato, pensando che poi lo posso correggere quando voglio, no, proprio non ce la faccio, è più forte di me, devo sistemare prima di andare avanti. Ovviamente se mi accorgo dell’errore, altrimenti… altrimenti poco male, c’è sempre tempo per correggere e modificare in seguito.


Ora, visto che, nonostante tutti i buoni propositi faccio un sacco di errori, una procedura che uso regolarmente, una volta finito di scrivere, è quella di passare il testo al vaglio del controllo ortografico e grammaticale (io uso word, ma penso che ci sia in ogni programma di scrittura). Di solito non seguo neanche uno dei suggerimenti che il programma mi dà, ma talvolta trovo degli interessanti spunti di riflessione, nascosti nelle pieghe delle rigide regole dell’algoritmo. Uno strumento che invece ritengo indispensabile è “trova e sostituisci”, lo uso principalmente per: sostituire facilmente e in automatico il doppio spazio (che può scappare facilmente durante la digitazione) con lo spazio singolo; evidenziare e controllare le parole che hanno o non hanno bisogno dell’accento a seconda del senso (ad es. la o là, se o sé, ecc.), altro errore che può sempre capitare in fase di scrittura (non ditemi che succede solo a me, perché mi deprimo); uniformare il testo nella formattazione (virgolette o caporali nei dialoghi, i tre puntini che devono essere proprio tre e non due o quattro, ecc.).

Gli aiuti tecnologici, comunque, non possono sostituire una pratica che ritengo indispensabile: leggere, leggere e rileggere. Magari aspettare qualche giorno, per guardare al proprio lavoro con più distacco, ma l’importante è rileggere più volte quanto abbiamo scritto, cercando di farlo con spirito critico e attenzione. Si scopre che, a ogni passaggio, c’è qualcosa da mettere a posto, da modificare e affinare, fino a quando non ci si ritiene veramente soddisfatti del risultato.
Oppure ci affidiamo a un editor, ma questa è un’altra storia.

Roberto Bonfanti

sabato 24 maggio 2014

Intervista a Wirton Arvel

Intervista a Wirton Arvel, autore di una raccolta di poesie, Vagabondando fra le stelle e dei racconti La casa del tempo e Jack e la luce delle lanterne, nonché curatore di numerose edizioni in lingua originale e bilingue con testo a fronte di classici della letteratura e della poesia.

1. Ciao Wirton, benvenuto su Chiacchiere e distintivo. Vuoi raccontarci qualcosa di te?
Buongiorno e grazie dell’invito. Che dire di me come scrittore? Per certi versi non mi considero completamente di madre lingua italiana, avendo imparato l’italiano a scuola a partire dalle elementari, ma credo che tutto sommato l’italiano sia la lingua che conosco meglio o quanto meno, meno peggio. Il mio avvicinamento alla scrittura ha seguito diversi percorsi che a un certo punto si sono incontrati. Uno di questi è passato attraverso la passione per la lettura. Ma prima di arrivare al puro gusto di leggere per leggere libri “non-utili” (come li definivo allora), ossia quello di leggere libri di narrativa, giunto soltanto al termine del liceo, c’è stata la fase della lettura di libri dedicati ad argomenti che mi appassionavano, come l’etologia, l’archeologia e la fanta-archeologia. In pratica finché un giorno non ho letto Voltaire al di fuori del percorso scolastico. Dopo la lettura del Candido è iniziato un periodo in cui ho letto un po’ di tutto, due-tre libri a settimana, anche se principalmente classici, fantascienza e fantasy. Parallelamente, la lettura di libri di argomenti specifici, pian piano mi ha portato verso i libri di psicologia, passando attraverso quelli di antropologia e filosofia. Un libro determinante in questo altro percorso e che mi ha influenzato per lungo tempo è stato “Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza” di Julian Jaynes che univa insieme, in una per me mirabile ed affascinante teoria, benché molto controversa e criticata da una parte del mondo scientifico, gran parte delle conoscenze acquisite fino ad allora, dall’etologia all’archeologia, dall’antropologia alla psicologia, incentrando il tutto proprio sull’evoluzione del linguaggio e passando attraverso l’analisi psicolinguistica di alcuni grandi classici della storia dell’umanità come l’Iliade e l’Odissea. Un altro percorso è senza dubbio quello avviato dal professore di latino che ho avuto durante il primo biennio del liceo che, attraverso il suo metodo didattico che vietava l’uso di dizionari e grammatiche tradizionali, mi ha portato ad appassionarmi dapprima all’etimologia delle parole e poi alle derive linguistiche che sottendono all’evoluzione delle lingue e alla loro naturale tendenza alla differenziazione in idiomi e dialetti differenti. Infine l’ultimo percorso che voglio citare è quello della poesia, da quella che nasce spontanea per immortalare i moti dell’anima, passando brevemente attraverso la metrica dei testi latini, per tornare per presto verso la poesia pura stile Juan Ramon Jimenez. Anche se il Voltaire della poesia, ossia quello che mi ha portato a leggere e a scrivere poesie è stato principalmente William Blake.

2. Hai pubblicato un ebook, Vagabondando fra le stelle, che è un riuscito ibrido fra poesia e prosa, come hai avuto l’idea di unire queste due forme letterarie, di solito ben distinte?
L’idea è nata con il prequel di Vagabondando fra le stelle, tuttora inedito, che sostanzialmente era stato pensato per non annoiare i lettori non appassionati di poesie e per favorirne la lettura in sequenza e non una ogni tanto, incastonandole in un racconto. La stesura di Vagabondando fra le stelle è arrivata un po’ su commissione, da chi aveva letto il manoscritto del prequel, anche se poi non è mai stato utilizzato dal commissionante per lo scopo per cui era sto redatto e per un paio di anni è rimasto in sospeso.

3. Gli altri tuoi ebook, invece, che temi trattano?
Gli altri ebook pubblicati finora sono anche loro in un certo qual modo degli esperimenti letterari. Si tratta di due racconti che dovrebbero precedere la pubblicazione di opere più estese. In particolare “La casa del tempo” è tratta da una sorta di “biografia ristrutturata” che nel suo complesso narrerà la storia di un uomo, ricostruita verso il passato e verso il futuro, partendo e ritornando a un ipotetico “punto centrale” della sua vita. L’intera biografia sarà costituita da diversi racconti/capitoli che spaziano temporalmente e coprono periodi della sua vita in modo quasi del tutto indipendenti l’uno dall’altro. “La casa del tempo” è uno di questi capitoli.
Jack e la luce delle lanterne invece è una sorta di esercizio letterario su un tema noto, la leggenda celtica di Jack O’ Lantern, la moderna festività di Halloween e la festa celtica di Samhain e che vorrebbe riabilitare e nobilitare la figura di Jack, che a tutti gli effetti può essere considerato il patrono di questa festa, l’unico “uomo comune” a cui è stata dedicata una festività che ormai viene celebrata a livello pressoché mondiale.

4. Oltre a scrivere curi delle riedizioni in lingua originale di classici della letteratura e, di alcuni, hai pubblicato anche l’edizione bilingue con testo affiancato, vera novità nel campo degli ebook, giusto?
La pubblicazione del primo classico bilingue con testo a fronte disposto in due colonne affiancate, a livello dell’intero bookstore Amazon sia .com che nelle versioni dedicati ai mercati nazionali, come il .it .de .uk etc., risale al luglio 2013 ed è stato proprio l’ebook de “Il Meraviglioso Mago di Oz”, un vero classico della letteratura americana, tale da poter essere paragonato a Le Avventure di Pinocchio per quanto riguarda la lingua italiana. A quasi un anno di distanza ancora non mi risulta che nessun altro abbia curato e pubblicato, a parte me, altri ebook fatti con lo stesso criterio dei libri cartacei, ossia a due pagine/colonne affiancate, mentre già in precedenza era possibile trovarne a paragrafi alternati o con link che visualizzano a tutta pagina, alternativamente una o l’altra lingua. Dopo il Mago di Oz di L. Frank Baum ho curato delle nuove edizioni bilingue de Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll, La ballata del Vecchio Marinaio di Samuel Taylor Coleridge, Cantico di Natale di Charles Dickens, Le poesie di Catullo, il primo volume di un’antologia della poesia che contiene i poeti italiani del XII-XIV secolo oltre alle poesie dei trovatori occitani in versione bilingue, L’elogio della follia di Erasmo da Rotterdam e uno di impegno sociale e civile come La servitù delle donne di John Stuart Mill.

5. Stai lavorando a qualcosa di nuovo? 
Sto lavorando a parecchi nuovi progetti che porto avanti in contemporanea, alcuni dei quali in realtà sono vecchi progetti iniziati parecchio tempo fa; fra questi ci sono alcuni racconti e romanzi, ne cito alcuni: uno storico raccontato in chiave onirica dedicato al D-Day dello sbarco in Normandia, uno di fantascienza raccontato in chiave psicologica che narra la storia del protagonista in quattro momenti diversi della sua vita che però tendono verso un unico momento, come se avvenissero in quattro universi paralleli che tendono ad intersecarsi e a fondersi fra loro. Un romanzo di formazione scritto in chiave fantasy con 18 personaggi che con le loro carovane vagano fra città e Paesi, tutti con un ruolo palese e un ruolo “occulto”; ruoli che influiscono sulla gente o sull’ambiente circostante, ad esempio uno di questi personaggi fa il cantastorie come ruolo palese, mentre come ruolo occulto “coltiva” il “campo” dei sogni, da cui la gente attinge per sognare e nel progettare un futuro migliore, come fosse una sorta di inconscio collettivo da arare, seminare e prendersi cura. Poi ci sono tre raccolte di poesie mischiate alla prosa sullo stile di Vagabondando fra le stelle, uno di questi è il prequel citato in precedenza e che sto rivedendo, mentre gli altri due sono due raccolte complementari che seguono nei due versi opposti, l’anelito dello spirito “Verso l’infinito” e “Verso l’anima”. Oltre ad alcune nuove edizioni bilingue di altri classici, fra questi un’antologia della poesia di poeti inglesi in pubblicazioni in questi giorni “101 poesie da leggere a Londra & New York...: ..o comodamente da casa”, un titolo un po’ ironico per un libro che si propone per essere letto sia per puro divertimento sia per la consultazione come supporto didattico introduttivo alla letteratura di lingua inglese.

6. Cosa ne pensi del self publishing?
Il self publishing potrebbe offrire le basi per una nuova rivoluzione epocale nel campo dell’editoria e della letteratura, come sono stati l’invenzione della stampa e quella del romanzo, e dove tutti potenzialmente possono diventare autori oltreché lettori. La vedo come una grande opportunità e un incentivo alla crescita culturale per la nostra società, anche se avrà bisogno di un qualche periodo di assestamento prima di trovare una sua forma stabile; le stesse case editrici ho l’impressione che abbiano già iniziato a guardare con interesse questo fenomeno che può offrire loro una preselezione, affidabile e gratuita, effettuata dal mercato, degli autori e dei libri su cui investire.

7. A proposito dell’editoria: c’è chi dice che sia moribonda, che abbia bisogno di cambiamenti, di idee nuove… tu che ne pensi?
Mi pare che ci sia parecchio fermento e mi pare tutt’altro che moribonda, direi piuttosto che si trova in crisi evolutiva; oltre al discorso dei self publisher di per sé di cui abbiamo appena detto, anche le stesse case editrici tradizionali non possono più rimanere indifferenti all’evoluzione del fenomeno ebook oltreché degli autori indipendenti perché altrimenti nel giro di dieci quindici anni rischierebbero di sparire e mi pare che se già non si stanno muovendo, stanno pensando seriamente ad avviare nuove iniziative. Anche i librai si stanno avviando per attuare la vendita di ebook con accordi con gli store di ebook digitali. L’unica parte dell’intera filiera che potrebbe davvero essere moribonda, secondo me, sono i distributori di libri cartacei e un’eventuale loro ulteriore diminuzione, potrebbe accelerare lo sviluppo del mercato degli ebook a sfavore dei libri cartacei. La sopravvivenza dei libri cartacei reperibili in libreria, nel lungo periodo potrebbe quindi dipendere dall’eventuale sviluppo di service di stampa digitale on demand presenti sul territorio che potrebbero rimpiazzare i distributori.

Grazie per la chiacchierata, Wirton. Ci puoi indicare qualche link dove trovare i tuoi libri?

Grazie a voi. Questo di seguito il link di tutte le pubblicazioni che ho curato reperibili nello store Amazon: 


Questo invece il link diretto al libro dell’esperimento letterario dove prosa e poesia si intrecciano per narrare una storia come fosse un racconto e nel contempo per evocare emozioni nel modo in cui lo farebbero le poesie:


Buone letture e buon futuro a tutti. Non c’è mai stato nella storia dell’umanità un periodo migliore per la diffusione della cultura e maggiori opportunità e conoscenze diffuse per costruire un futuro migliore per tutti.

© Riproduzione riservata

mercoledì 21 maggio 2014

Recensione: Un grande fuoco di Antonella Sacco


Un altro ebook di racconti di Antonella Sacco, vera maestra in questo genere di narrazione. Quasi tutti non si discostano molto dalle sue solite tematiche, fra introspezione, ricordi e scatole cinesi di racconti nel racconto. Un grande fuoco, quello che da il titolo alla raccolta, è un gustoso spin-off (come si direbbe oggi) della Traviata, con un cambio di prospettiva e di protagonista, una variazione che introduce una figura di donna moderna ed emancipata nel melodramma verdiano. Sipario, applausi.

Un grande fuoco su amazon.it

Recensione: Il testamento del maratoneta: Una storia vera di Manuel Sgarella


Quanto ci appaiono lontane le (dis)avventure di Carlo Airoldi, il corridore che si fece 2.000 chilometri a piedi da Milano ad Atene per inseguire un sogno, quello di partecipare alla maratona della prima olimpiade moderna, nel 1896, ma anche per dimostrare a una donna di meritare il suo amore. Quanta differenza con gli atleti di oggi, così attenti all’immagine e allo sponsor,  preparati da equipe di allenatori e coccolati come star. Nella straordinaria impresa di questo piccolo grande eroe, guidato da una volontà incrollabile, c’è tutta la voglia di superare i propri limiti, di non farsi abbattere dalle difficoltà, c’è qualcosa di epico e ormai irripetibile ai giorni nostri. L’autore ci presenta il racconto come una sorta di memorie dello stesso Airoldi, con uno stile asciutto e quasi giornalistico, mantenendo l’attenzione sulla narrazione di questa folle e, purtroppo, sfortunata impresa. Un libro che appassiona.

Il testamento del maratoneta su amazon.it

martedì 20 maggio 2014

Autori a confronto: L’ebook non esiste

Immaginate di aver sognato tutto: l'ebook non esiste.
Avete avuto un incubo. Al risveglio non troverete più nessuna libreria virtuale e nessun libro digitale da caricare sul vostro tablet.
Come vi sentireste?
Qualcuno non avvertirà il benché minimo affanno. Correrà nella sua biblioteca fatta di libri veri, ne sceglierà uno con tutte le pagine di carta al loro posto. 

Per qualcun altro, però, destarsi dal sonno involutivo sarà un dramma.

Ecco come Antonella SaccoConcetta D'Orazio e Roberto Bonfanti ci espongono i pro e i contro dell'ebook, continuando la serie di articoli "Autori a confronto".


Antonella Sacco


Concetta D'Orazio


Roberto Bonfanti



Autori a confronto

L'ebook: i pro e i contro

Non farò il solito discorso trito e ritrito sui vantaggi e gli svantaggi dell’ebook rispetto al libro di carta, queste cose ormai le sanno anche i sassi! Perciò non dirò che se, improvvisamente, alle 3 di notte, siete assaliti dall’impellente necessità di leggere I fratelli Karamazov (o l’ultimo libro di Flavia Vento) e non avete il volume sul vostro scaffale, potete accedere a internet, acquistarlo e scaricarlo in un minuto. Non dirò che, se vi sentite persi se non portate almeno una decina di libri in vacanza, potete tranquillamente prenotare un volo low cost e non pagare il supplemento bagagli, basta che mettiate in valigia l’e-reader, che contiene migliaia di volumi e pesa come un tascabile. Non dirò che ci sono un sacco di ebook gratis (e moltissimi a prezzi irrisori), per cui, anche se siete in bolletta, potete soddisfare la vostra fame di letture senza ridurvi alla fame (quella vera). Non dirò che se siete maniaci delle annotazioni e dei commenti a margine le vostre note digitali non rovineranno più le pagine dei vostri amati libri. Non dirò che i vostri amici non potranno più conoscere i vostri gusti letterari sbirciando i volumi della vostra libreria (forse questo era da mettere negli svantaggi? Mah, dipende dalle vostre letture.). Non dirò che con l’ebook non si sente l’odore della carta… No, questo proprio non ce la faccio, l’odore della carta no!

Che cosa posso dire allora che non sia un abusato cliché? Posso raccontarvi del mio rapporto con l'ebook.


Ho acquistato il mio ebook reader nel novembre del 2011, non un kindle (credo che all'epoca non fosse ancora disponibile in Italia), ma un prodotto di una nota industria giapponese. Mi sono trovato subito a mio agio con il touch screen, l'organizzazione della libreria interna, la possibilità di collegarmi con il wi-fi e cercare online il significato della parola “resipiscenza”, trovata in un testo. Ma, tutto sommato, ho dovuto impegnarmi, almeno un poco, per adeguarmi a questo nuovo supporto, avrei potuto tranquillamente continuare a leggere i libri tradizionali, soprattutto considerando che tre anni fa gli ebook disponibili erano in numero assai inferiore a oggi. E allora perché ho preso un ebook reader? L'ho acquistato perché sono attento alle nuove tecnologie, con le quali ho un buon rapporto, nel senso che di solito riesco a servirmene senza diventarne schiavo. L'ho preso perché viaggio molto per lavoro, quindi ho pensato che portarmi dietro una vasta scelta di libri da leggere senza appesantire troppo il mio bagaglio non sarebbe stata una cattiva idea. L'ho preso per tutti i motivi di cui (non) ho parlato prima. Ma soprattutto l'ho preso perché è inevitabile.

Per spiegarmi meglio faccio una divagazione: oltre alla lettura la mia altra grande passione è la musica. Quando ho iniziato ad ascoltare musica, a decidere consapevolmente quale musica ascoltare, c'erano i dischi in vinile, ed io compravo quelli, poi li registravo sulle musicassette che ascoltavo nel walkman e più tardi in auto. Qualche anno dopo sono arrivati i cd, quando il loro prezzo è diventato ragionevole, ho cominciato a comprare quelli e, piano piano, ho smesso di prendere i vinili. In seguito è arrivato il momento dei file mp3, adesso la musica la acquisto e la ascolto prevalentemente in formato digitale. Questo non vuol dire che ho gettato via tutti i miei vecchi dischi in vinile, ma è molto raro che ne ascolti qualcuno. Certo, sono dei begli oggetti, con copertine che talvolta sono dei veri e propri capolavori grafici, qualcuna si apre e ci sono tutte le note, i testi ecc. È affascinante il gesto di metterli sul piatto e abbassare il braccio per appoggiare la puntina sul microsolco, ma sono più scomodi da usare rispetto a un cd o un lettore mp3. Per tutti i puristi che argomentano sul calore dell'analogico rispetto alla freddezza digitale, vale il discorso dell'odore della carta. Non mi interessa, sono sofismi. Quando ascolto musica, o leggo un libro, quello che mi colpisce è il contenuto, la confezione passa in secondo piano, la musica, il testo, sono più importanti della copertina, per quanto bella possa essere, più del frusciare della carta. In questo momento siamo agli albori del passaggio dai libri di carta ai libri digitali, forse ci vorrà più tempo di quanto è successo con la musica e, probabilmente, il libro tradizionale non sparirà mai del tutto, ma di certo il futuro è dell’ebook.

Voi che ne pensate?

Roberto Bonfanti

giovedì 15 maggio 2014

Intervista a Mario Pacchiarotti

Quattro chiacchiere con Mario Pacchiarotti, autore della raccolta di racconti Madre Terra.

1. Ciao Mario, benvenuto sul mio blog. Ti vuoi presentare ai lettori?
Parlare di se, una delle cose più difficili, ma tenterò di essere breve. Ho 54 anni suonati, sposato con prole, di mestiere faccio l’informatico da sempre e vivo nei dintorni di Roma. Amo tutta la letteratura, con una spiccata preferenza per la fantascienza, il fantasy e i gialli. In realtà è molto raro che un libro non mi piaccia del tutto. Sono curioso e adoro mettere sempre in dubbio ogni cosa. Amo guardare le cose da punti di vista diversi e apprezzo quando libro mi aiuta in questo. Il mio sogno, come autore, è quello di scrivere qualcosa che faccia riflettere e magari sollevi qualche dubbio in chi legge.

2. Nella sinossi di Madre Terra dici di aver scritto i tre racconti che compongono la raccolta a distanza di vari anni. A cosa sono dovute questa pause nella scrittura?
Difficile individuare una singola ragione. Potrei rispondere che sono dovute “alla vita”, ma volendo essere più specifici credo che il motivo per cui dopo i primi racconti non ho continuato a scrivere sia da individuare nell’enorme rispetto che ho per il mestiere di scrittore. Ho buttato giù quei racconti in poche ore, quasi per gioco, ma non pensavo a me stesso come a uno scrittore. Storie ne ho sempre inventate, continuamente, ma nella mia testa, a mio uso e consumo. Solo di recente ho sentito il desiderio, ma forse dovrei dire il bisogno, di condividere qualcuna di queste storie. Con l’età ho accumulato una faccia tosta sufficiente a pubblicare i miei lavori, ma resto consapevole dei miei limiti.

3. Ho visto che hai pubblicato anche la versione inglese, ti sei affidato a qualcuno o l’hai tradotto da solo? 
Non ho mai avuto un buon rapporto con le lingue straniere, e anche se sono in grado di leggere senza problemi qualsiasi testo in inglese, scrivere o tradurre in quella lingua mi sarebbe molto difficile, forse impossibile. Ho quindi contattato una persona che ha fatto questo lavoro per me, oltre a quello di editing leggero del testo italiano. Come dicevo nella presentazione, sono molto curioso, e volevo percorrere in piccolo, con i miei scarsi mezzi, le fasi necessarie a una pubblicazione professionale: editing, revisione, creazione della copertina, predisposizione dell’e-book e del libro cartaceo, traduzione e così via. Ho imparato molte cose da questa esperienza e la considero molto positiva.

4. So che stai lavorando a qualcosa di nuovo…
Dopo la pubblicazione di Madre Terra, concluse tutte le attività correlate, mi sono lasciato guidare da quella spinta a condividere di cui parlavo. In questi mesi ho scritto alcuni racconti, per partecipare a concorsi, o semplicemente perché qualche tema mi aveva stimolato. Il racconto breve per me è un invito irresistibile: mi consente di elaborare un’idea e renderla fruibile in un tempo breve, prima che o stimolo si smorzi. Sarà sempre una delle mie produzioni preferite e quando avrò pronto un numero adeguato di racconti sicuramente pubblicherò una seconda raccolta, molto più corposa di Madre Terra.
Nel frattempo ho iniziato anche la stesura di tre storie di respiro più ampio, non so se definirle novelle o romanzi. Due sono racconti di genere fantascientifico classico, uno in particolare ambientata nello stesso mondo delle Porte descritto in Madre Terra, anche se con una trama del tutto scollegata. Un secondo, che amo particolarmente, ha una trama che credo potrebbe piacere molto, ma sto procedendo molto lentamente: voglio “covarlo” ancora un po’ senza farmi prendere dalla fretta.
Il lavoro su cui in questi mesi ho concentrato la mia attività è la terza storia, che non so neanche a che genere possa essere attribuita, e che ha già il suo bel titolo: Baby Boomers. In questo caso l’ambientazione è una sottile distopia, ma è talmente sfumata sullo sfondo del racconto da non essere l’elemento caratterizzante della storia. Non ho idea se piacerà a qualcuno oltre me, e se riuscirà a trasmettere le emozioni che vorrei, perché di fondo è una storia piuttosto discutibile e tocca temi delicati, ma temo sia un po’ il problema che si affronta sempre quando si scrive.

5. Cos’è per te il self-publishing, una scelta, un ripiego, un passaggio obbligato per arrivare a un editore? 
Per capire la mia posizione sul self-publishing va ulteriormente compreso come considero la mia produzione. Credo di essere dotato di una buona capacità nell’inventare storie dalla trama interessante, ma al tempo stesso sono consapevole di non essere molto bravo “tecnicamente” e di non avere al mio attivo una cultura ampia come vorrei. Mi rendo conto delle mie mancanze e debolezze nell’arte dello scrivere. Per questo motivo penso al self-publishing come la maniera più semplice per rendere disponibile a tutti quello che scrivo, senza pretendere di avere la benedizione di una casa editrice, che potrebbe non arrivare mai. Non penso di riuscire a produrre qualcosa di così buono da attirare l’attenzione di un editore, quindi non vedo il self come un mezzo per arrivare ad entrare nella scuderia di una Casa Editrice importante. Magari sbaglio, e con il tempo i lettori mi daranno forse modo di cambiare idea, ma per ora la vedo così.
Detto questo è evidente come per me la pubblicazione autonoma sia una scelta naturale. In generale però sono convinto che il self possa essere una scelta vincente anche per autori di successo. Al momento possiamo vedere come le CE attingano a piene mani dal mondo self per arruolare nuovi autori, e nella situazione di mercato italiana è difficile quando si riceve l’offerta di un nome importante rifiutare e rimanere indipendenti. Negli Stati Uniti le cose sono diverse, la scelta indie è molto più praticabile, anche sotto il profilo economico, ma non è detto che anche da noi le cose non possano cambiare con il tempo.

6. Che strategie usi per promuovere i tuoi libri? Sei soddisfatto dei risultati?
Ho esplorato forme di promozione effettuate principalmente tramite i social network, anche in collaborazione con altri autori, con risultati che considero positivi, specialmente sotto il profilo umano. Devo però ancora affrontare seriamente il tema, e penso che lo farò al momento di pubblicare il prossimo libro. Per ora sono concentrato sulla scrittura, la promozione indie porta via troppo tempo per poterla fare di continuo. Sono anche convinto che la migliore forma di promozione sia continuare a scrivere e produrre buoni prodotti. Se quello che scrivi vale qualcosa pian piano si promuove da solo.

7. Per finire ci vuoi parlare del tuo rapporto con la scrittura? Quanto tempo dedichi a questa passione, qual è il tuo metodo di lavoro, ecc.
Non lo considero un lavoro, ma un divertimento, e in quanto tale vi dedico tempo quando ne ho voglia, in genere la sera, qualche volta nei week-end, ma più raramente. Di conseguenza il tempo che dedico alla scrittura è molto limitato, direi in media una decina di ore a settimana o anche meno se sono in periodi in cui la vita quotidiana mi fa arrivare a sera troppo stanco. In compenso quando lo faccio sono piuttosto veloce e non mi soffermo a verificare quello che scrivo nella prima stesura dei miei testi, almeno fin quando non sono arrivato alla fine. Questo modo di procedere fa risparmiare molto tempo, anche se poi l’attività di revisione diventa importante e piuttosto corposa. 
Per quanto riguarda gli strumenti, sono minimalista, non sento il bisogno di utilizzare programmi speciali e molto elaborati, anche perché tralascio completamente gli aspetti grafici fino alla fine, e scrivo semplice testo non formattato, sempre per evitare di distrarmi sui particolari e rifare lo stesso lavoro più volte. In pratica mi trovo spesso a usare LibreOffice, un prodotto open, gratuito, semplice da usare e completo. Ma lavoro spesso anche con il comodo word processor cloud di Google, su Drive, che utilizzo già per molte altre attività anche in ufficio.

Grazie per la chiacchierata, Mario. Ci puoi indicare qualche link dove trovare i tuoi libri?

Trovate Madre Terra su Amazon, sia in versione digitale che cartacea:


Per chi non volesse utilizzare Amazon, il libro in formato EPUB è anche disponibile su molti negozi di libri online, come Kobo Books, Ultima Books, lo store Apple e molti altri:

mercoledì 14 maggio 2014

Murales #6

Anche i disegni sui muri ci raccontano qualcosa...

Quanti ne riconoscete?


lunedì 12 maggio 2014

Recensione: Anelli di quercia di Cristina Bergomi


Un libro molto intenso, per l’argomento che tratta e per il modo in cui lo fa. L’inferno domestico della protagonista è raccontato quasi come un diario, intervallato dai flashback del suo passato e di quello del marito, che gettano uno sguardo rivelatore sui motivi di un tale vortice di sofferenza, di rassegnazione e incapacità di riprendere in mano la propria vita. Penso che l’autrice sia riuscita a rendere in maniera vivida e realistica le dinamiche di amore e odio, di possesso, di attaccamento morboso e malato che dominano certi rapporti uomo-donna. Credo che tutti dovrebbero leggerlo, perché questo libro, più di molte speculazioni giornalistiche, riesce veramente a farci entrare nei meccanismi della violenza familiare, una realtà che troppo spesso siamo portati a non comprendere fino in fondo, a giudicare con i parametri di una “normalità” che ci lascia indifferenti alle difficoltà di chi non vive la nostra stessa esistenza.

Anelli di quercia su amazon.it

domenica 11 maggio 2014

Autori a confronto: La scoperta del self-publishing

Inauguriamo una serie di articoli scritti a più mani sul tema del self-publishing, iniziando col racconto di come ognuno di noi si è avvicinato a questo mondo.


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Conoscevo un solo tipo di libro: il libro di carta.
Avevo esperienza di pubblicazioni online ma, a dire la verità, pensavo fossero dirette ad un pubblico limitato o comunque indirizzate esclusivamente ad utenti navigati della Rete. Credevo, inoltre, che la letteratura digitale si potesse esprimere attraverso articoli, approfondimenti e archiviazioni virtuali che rimandassero inevitabilmente ai tomi conservati nelle biblioteche pubbliche e private.

Come conoscevo un solo libro, riconoscevo pure un solo scrittore, avendolo sempre immaginato intento a comporre le sue opere e mai affaccendato a darsi pena di promozione attraverso il Web.
A quei tempi, dunque, non avevo ancora maturato evidente esperienza in campo di  editoria digitale. 
Non mi riferisco a decenni or sono! No. Da allora sono passati soltanto due anni. Fu nella primavera del 2012, infatti, che iniziai a considerare con una certa curiosità quella strana modalità di divulgazione che chiamavano self-publishing, una sorta di pubblicazione fai da te o “in autonomia”, come mi piacque ritenerla qualche tempo dopo. 
Iniziai con il leggere casualmente qualcosa su Internet. Non avevo carte nel cassetto in realtà, dal momento che le mie righe buttate qua e là non avrei mai pensato di destinarle ad una pubblica lettura. 

La mia scoperta del self-publishing pertanto fu dettata né da interesse, quale poteva essere quello di pubblicare ad ogni costo, né da ripiego, vale a dire quello che può venire in seguito al rifiuto dei propri manoscritti da parte di case editrici. 
Il self-publishing fu per me solo una rivelazione casuale.

Per questi motivi, mi accostai all’auto-pubblicazione in maniera molto serena, con poche aspettative ma parecchia curiosità.
Fu così che iniziai a far ricerche e a trovare notizie su notizie, rimanendo però sempre alquanto confusa. I dubbi erano numerosi. Tra le tante cose, non capivo bene la differenza fra la pubblicazione guidata da aziende editoriali che garantivano la diffusione in tutte le librerie online e la possibilità di fare tutto privatamente, senza passare attraverso nessun intermediario.
Fu proprio nel corso di queste mie ricerche che decisi, su motivato incoraggiamento da parte del consorte, di provare.

Riunii i miei appunti sparsi in un’antologia che volli mettere online da sola. 
Avevo esperienza di impaginazione editoriale: realizzare il primo file non mi fu troppo difficoltoso, anche se oggi riuscirei a farlo più velocemente e con maggiore precisione.
La pubblicazione fu pressoché immediata. Credevo di essere arrivata. L’entusiasmo, però, svanì presto, quando mi resi conto che avere il libro sugli scaffali di una libreria virtuale è solo il primo passo.
Il mio libretto di poesie se ne stava lì, fermo. Mi resi subito conto che occorreva “presentarlo” al pubblico della Rete, altrimenti sarebbe rimasto dove lo avevo posizionato. 

Non avevo la minima idea di come impostare un’azione di promozione.
Iniziai nuovamente a far ricerche, nella speranza di trovare altri autori dediti all’auto-pubblicazione. In Rete allora, incredibile, non c’erano molte comunità dedicate al self-publishing. Scoprii che anche altri, come me, avevano le stesse perplessità e cercavano colleghi con cui condividere le loro esperienze. 
Una volta formato un primitivo e timido gruppetto su Facebook, i Pionieri appunto, imparammo a confrontarci in maniera pressoché quotidiana sulle varie problematiche che ci si presentavano.
Da allora sono passati due anni e di esperienze ne abbiamo fatte!

Concetta D’Orazio


La decisione di pubblicare alcuni dei miei scritti in modalità digitale e self è dovuta quasi al caso ed è senz’altro stata determinata soprattutto dal fatto che predisporre un ebook è un processo molto semplice (da un punto di vista informatico, intendo). Per essere sincera non ricordo né come né quando ho preso questa risoluzione, che è stata sostanzialmente improvvisa e contemporanea all'acquisto di un ebook reader (del 15 settembre 2013, come testimonia lo scontrino).

Appassionata di libri di carta, fino a quel momento non avevo mai nemmeno preso in considerazione gli ebook e se ho iniziato a documentarmi in modo sommario sui dispositivi di lettura è stato perché mi pareva opportuno stare al passo con i tempi.

Nonostante il fatto che editori tradizionali abbiano pubblicato alcuni dei miei romanzi per ragazzi (tuttora in commercio), qualcosa mi ha spinta a provare la strada del self-publishing: oltre alla semplicità cui ho accennato prima, la curiosità e il desiderio di dare ai miei testi, che per svariati motivi non interessano o non ho sottoposto a editori, una possibilità di essere letti. 

Il primo ebook che ho pubblicato è una racconta di racconti uscita in edizione cartacea diversi anni fa, con una piccola casa editrice e con il mio contributo. Era venuto un libro carino, ma è stato letto solo da poche persone: quindi in pratica è stato quasi come se non fosse mai uscito dal mitico cassetto. Diventare l'editore digitale di me stessa mi è sembrata un'ottima occasione per aprire il cassetto e lasciar volare via i fogli scritti in esso contenuti.

La mia esperienza come autrice self è, quindi, molto recente. Per ora la trovo positiva, non tanto per le vendite, che dopo sei mesi raggiungono solo poche decine di copie, quanto per la totale autonomia nella realizzazione del libro e la possibilità di mettermi in gioco.

Un altro aspetto positivo è l'intrecciare rapporti, anch'essi virtuali, con altri autori self, con cui avere interessanti e stimolanti scambi di idee e di esperienze, per orientarsi in questo mondo che, in Italia, è ancora alquanto inesplorato. 

Sono convinta che, sia pure non nell’immediato, l’utilizzo di testi in formato digitale e dei relativi supporti per accedervi si diffonderà e mi piace l'idea di partecipare attivamente, nel mio piccolo, a questo inevitabile cambiamento.

Antonella Sacco


Un recente post su Facebook del mio amico Silvio mi ha riportato indietro di 20 (venti!) anni, al 1994. Per completezza di cronaca dovrei spiegare chi è questo mio amico, in che rapporti siamo e un sacco di altre cose, ma questa è un’altra storia. Quello che conta è il contenuto di quel post e il significato che ha per me: ha pubblicato due immagini, presumo scansionate, che riproducono la copertina di un libro e la terza pagina dello stesso volume, con tanto di introduzione. Il libro si chiama “Tutto e niente”, è uscito giusto vent’anni fa e, in basso, sulla grigia e austera copertina, c’è il mio nome. All’epoca il volume uscì in tiratura molto limitata (ora non ricordo il numero esatto, qualche decina di copie) che regalai ad amici e conoscenti, fra cui il suddetto Silvio. Tralasciamo pure il contenuto del libro (racconti, poesie, cazzabubbole), in questo contesto quello che conta è la sua genesi: il libro non fu pubblicato da un editore, lo realizzai e stampai con l’aiuto di un gruppetto di persone che si occupavano di associazionismo, di cultura, di scrittura (e di altre cose) in maniera piuttosto amatoriale. Loro avevano una stampante laser molto veloce e adatta a grossi volumi di stampa, l’evoluzione del ciclostile, che io potei utilizzare come una sorta di “print-on-demand“ ante litteram… quindi, a tutti gli effetti, si tratta di auto pubblicazione. Chi mi conosce sa che fra i miei difetti la presunzione non è quello principale, ma, in questo caso, non riesco a reprimere un moto di orgoglio e affermare che sono stato un precursore, un autore self prima del self-publishing. 

Dopo questa botta di autocelebrazione cerco di tornare a cose più attinenti all’argomento di questo articolo, magari questa storiella la terrò da parte per raccontarla ai nipotini, un giorno.

Per me la scoperta del self-publishing “moderno” è una conseguenza dell’incremento della mia produzione letteraria, ho sempre scribacchiato qualcosa, ma negli ultimi anni sono diventato più prolifico. Nel 2010 ho scritto il mio primo romanzo, l’anno successivo il secondo e una raccolta di racconti, e così via. A un certo punto ho sentito nuovamente l’irresistibile richiamo di ogni scrittore, o presunto tale, cioè quello di diffondere le mie straordinarie opere. Considerando la rivoluzione digitale degli ultimi vent’anni, questa volta ho cercato su internet un modo per poterli stampare a basso costo e, dopo varie valutazioni, mi sono indirizzato su Lulu (uno dei più diffusi siti di print-on-demand, appunto). Ho realizzato alcune copie dei miei libri, anche queste le ho regalate e la cosa sarebbe finita lì, se non si fosse messo di mezzo, ancora una volta, lo sviluppo tecnologico. Sono sempre stato un vorace lettore, ho bisogno di libri, sempre e comunque, è naturale che a un certo punto sia stato incuriosito dall’ebook reader, una volta entrato in possesso di uno di questi “cosi” la conseguenza è stata la scoperta di amazon (appena sbarcato in Italia) e di tutto quello che ne consegue. A ottobre del 2013 ho fatto il grande passo e, spinto da quel richiamo di cui parlavo prima, mi sono lanciato in questa avventura: da allora ho pubblicato un… ehm, due… no, ben sei ebook con Kindle Direct Publishing, ed ho iniziato a interessarmi di editoria indipendente e self-publishing in particolare. 

Come riflessione finale, basata sulla mia esperienza, direi che il self-publishing altro non è che un nome nuovo per una pratica già consolidata, aggiornata alle attuali possibilità tecnologiche e comunicative. La risorsa principale di chi sceglie di auto pubblicarsi è oggi rappresentata dall’ebook, il libro elettronico che azzera i tempi e i costi di stampa, di spedizione, di stoccaggio (nonché farci sentire più fighi e rispettosi dell’ambiente). Le implicazioni di queste possibilità non sono solo pratiche, ma anche “filosofiche”: chiunque può scrivere un libro e distribuirlo in modo pressoché istantaneo in tutto il mondo (altro che regalarlo a parenti e amici!), mentre fino all’altro ieri per ottenere questo risultato era necessario il supporto delle infrastrutture di una casa editrice. Di fatto questa è la vera rivoluzione dell’editoria degli ultimi anni, un processo di cui ancora non è facile prevedere le conseguenze.

Roberto Bonfanti

sabato 10 maggio 2014

Recensione: Risky Lovin' di Emily Susan Bell


Finalmente un libro ironico, ben scritto con uno stile brillante. La prima parte si snoda intorno a Emma, mamma single con due bimbi piccoli, alle prese con i normali problemi della vita quotidiana. La seconda parte dà una sferzata avventurosa al libro e accontenta anche chi desidera un pizzico di pepe in una storia. Non è banale e, a differenza di quanto hanno scritto altri lettori, ho apprezzato proprio questo cambio di tono che ha evitato di cadere nelle ripetizioni o nel "già letto". Lo consiglio a chi ha voglia di trascorrere qualche ora di relax e spensieratezza.

Risky lovin' su amazon.it 

Drivin' City Night Blues


Un’auto sfreccia nella notte, frena, sbanda, evita un gattino... Video clip non-stop in un pub semideserto... Tre puttane per la strada, una più brutta dell’altra... Accendo la radio, house, cambio stazione, blues, spengo...
Talvolta mi torna in mente la mia adolescenza, localizzo un certo numero di anni in una sola estate, mettiamo il ‘79, soprattutto per il suo carico di emozione, di valori semplici e sinceri, prima delle nebbie e delle ambiguità degli anni ottanta.
Ricordo una mattina di Luglio, per una strada di campagna, ho preso la scossa, l’aria era “elettrica”; sono tornato indietro ed ho provato la stessa sensazione altre due, tre volte.
Ed una sera che abbiamo visto una stella cadente, ma così bene che pensavamo di aver individuato il punto in cui era caduta e siamo andati a cercarla.
C’era qualcosa di magico nella vita e in ognuno di noi.
C’era una sete di conoscenza non ancora appagata dall’età, e le speranze erano ancora intatte; come potevamo sapere che sarebbero state tutte puntualmente tradite?
Mi ricordo della colonna sonora di quell’estate: i Pink Floyd, Bennato, i Rockets, e poi il juke-box, quante ore passate ad ascoltare le stesse canzoni.
E la novità delle due ragazze jugoslave, la domenica pomeriggio, bravini, cortesi, un giro per il paese, una coca cola, ma ne valeva la pena?
Pozdrav iz Beograd, una cartolina antica.
Discorsi di donne e motori, pomeriggi infiniti passati a giocare a pallone, per noi che ci eravamo persi il ‘68 e stavamo ancora aspettando l’onda lunga del ‘77 quello era tutto, il passato ed il futuro fusi in un interminabile presente.
Un’auto della vigilanza notturna rallenta e si ferma davanti ad una banca... I netturbini sono già in azione, lavano le strade... Un tale passeggia con un cane al guinzaglio... I semafori lampeggiano, gialli... Poliziotti in servizio controllano una macchina... Il cielo è più chiaro a Est...

Roberto Bonfanti - 1991

venerdì 9 maggio 2014

Intervista a Cristina Bergomi

È la volta di incontrare Cristina Bergomi, che finora ha pubblicato due libri, sia in formato ebook che cartaceo: Futuro imperfetto e Anelli di quercia.

1. Ciao Cristina, benvenuta su Chiacchiere e distintivo. Ti vuoi presentare ai miei lettori?
Ciao Roberto, grazie per l’accoglienza. Sono un’insegnante di lettere, ho (ahimè) 40 anni, vivo sul Lago di Garda con tre figli, un gatto, un cane e un marito. Nel tempo libero, leggo e scrivo. Inoltre, amo pescare a spinning, hobby che condivido con mio marito.

2. Quando hai iniziato a scrivere? E cosa rappresenta per te questa attività? 
Da bambina scrivevo storie lunghissime e improbabili su principesse guerriere che dovevano salvare regni in pericolo. Ora, sono cresciuta anagraficamente, ma la scrittura fa sempre parte di me: è il mio modo per vivere mille volte. Ad ogni libro c’è una nuova nascita.

3. Prima di arrivare al self-publishing hai pubblicato con un editore, che bilancio fai di questa esperienza?
In ogni cosa ci sono lati negativi e positivi. La mia casa editrice era piccola e non a pagamento, tuttavia, subiva una grossa penalizzazione dal punto di vista della distribuzione. Poche librerie accettano di ordinare ed esporre libri di autori sconosciuti pubblicati da piccole case editrici. Quindi, il vantaggio di avere le spalle coperte, si azzerava con la difficoltà, per i lettori, di ordinare il mio libro.


4. Parlaci dei tuoi libri.
Imperfetto Futuro è il mio romanzo d’esordio. Parla di una coppia che si trova di fronte all’inevitabile crisi, dovuta all’arrivo dei figli. Ci si guarda in faccia e non ci si riconosce più e davanti c’è un bivio: lasciarsi o cercare di trovare un nuovo modo per stare insieme. Una storia in cui è facile riconoscersi, dove i protagonisti dimostrano le loro debolezze e timori, il loro essere “imperfetti”.
Anelli di quercia è un’opera più matura che prende spunto da una storia vera. Al centro c’è sempre una coppia, ma totalmente diversa da quella di “imperfetto futuro”. Qui, Anna e Sergio sono due persone dall’infanzia segnata da abusi e dolore. Si portano addosso le loro cicatrici, alimentando un rapporto d’amore malato da cui non riescono a liberarsi.  È un libro forte che fa male, ma che ci invita a riflettere sul tema della violenza psicologica e fisica, all’interno della coppia. Un tema molto attuale, purtroppo.

5. Hai dei progetti in corso che ci vuoi anticipare? 
Sto scrivendo un altro libro: una storia drammatica, ma stavolta il tema sarà quello della genitorialità.


6. Come valuti il panorama editoriale italiano di oggi? Cosa ti aspetti per i prossimi anni?
Non nutro grandi speranze. Il panorama editoriale italiano è vecchio e c’è bisogno di un cambiamento. Non so se questo cambio di rotta verrà introdotto dagli autori auto pubblicati. Di certo, se si prosegue su questo binario, si assisterà alla svalutazione e mercificazione della parola scritta, in una corsa infinita al prezzo più competitivo. 

7. In base alla tua esperienza, vuoi dare qualche suggerimento a chi si affaccia in questo mondo? Un consiglio per gli scrittori esordienti.
L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di puntare sulla qualità. Un buon prodotto aiuta a eliminare il pregiudizio sui self che purtroppo è ben radicato e, in certi casi, a ragione.

Grazie per la chiacchierata, Cristina. Ci puoi indicare qualche link dove trovare i tuoi libri?

Grazie a te per l’ospitalità. A presto!


giovedì 8 maggio 2014

Recensione: 5 anni in Iraq di Wally G. Fin


Non è facile riuscire a rendere interessante e godibile il racconto di un esperienza lavorativa, per quanto particolare come la costruzione di una centrale termoelettrica nel deserto. Wally G. Fin, invece, ci riesce benissimo, con grande ironia e dovizia di particolari ci racconta le sue peripezie di giovane ingegnere lontano da casa e dalla famiglia, nell’Iraq in guerra nei primi anni ottanta. La situazione che descrive ci appare oggi quasi surreale: vivere e lavorare all’estero per mesi e mesi senza mail, cellulare, neanche il fax! Scontrarsi con le quotidiane difficoltà pratiche dovute al clima, alla carenza di confort e alla coabitazione forzata, superabili talvolta solo grazie alla tipica “arte di arrangiarsi” tutta italiana. Lettura veramente interessante, so che l’autore ne avrebbe tante altre da raccontare…

Recensione: Malamadre di Lilia Carlota Lorenzo


La vita sorride al giovane Pericle, ha trovato un bel lavoro come rappresentante di biancheria intima, gli affari vanno bene ed anche riuscito a sottrarsi al soffocante controllo della madre. Un piccolo incidente di macchina lo costringe a una sosta forzata in uno sperduto paesino pieno di donne affascinanti e disponibili, che riempiono il ragazzo di attenzioni fino a fargli pensare di essere finito in un paradiso, ma non tutto è come sembra… Piano piano la vicenda prende una piega inaspettata che si svelerà del tutto solo alla fine. Romanzo divertente e surreale, ben costruito e scritto con stile brillante e vivace, si legge d’un fiato. Complimenti all’autrice.

mercoledì 7 maggio 2014

Intervista a Salvatore Savasta

Intervista a Salvatore Savasta, autore de La Segretaria dell’Anima… Poiché l’amicizia è l’anticamera dell’amore e del recente Io sono Gay… Almeno Credo.

1. Ciao Salvatore, benvenuto su Chiacchiere e distintivo. Come consuetudine ti lascio la parola, parlaci di te.
Ciao Roberto e grazie per questa possibilità. Sono un ragazzo di venticinque anni che, nel 2011, si è cimentato per la prima volta in quella che oggi posso definire come una meravigliosa esperienza, la scrittura. Sono sempre stato un affamato lettore, d’adolescente “facevo fuori” anche cinque libri a settimana. Oggi, il tempo a mia disposizione è ridotto, ma riesco comunque a trovare spazio per questa passione, che continua a riempire il mio ego di sogni.

2. Hai pubblicato da poco Io Sono Gay… Almeno Credo; il titolo mi fa pensare a una tematica attuale e a sfondo sociale…
Per lavoro, sono un dialogatore per Unicef Italia. Le minoranze, in campo sociale, sono il mio pane quotidiano. Ho cominciato fin da piccolo a lottare contro le disuguaglianze e “Io Sono Gay… Almeno Credo” la considero l’apoteosi di questa mia lotta. Voglio, attraverso quest’opera indirizzata ad un pubblico etero, dimostrare che il riconoscersi come omosessuale nella nostra società è già piuttosto complicato anche senza l’ausilio dell’omofobia. La storia del protagonista è suddivisa in più “fasi”. L’accettazione di se stesso, il confronto con i pari, quello con la famiglia e, solo infine, quello con la società. L’omofobia si concentra solo nel momento in cui la persona in questione riesce a riconoscere se stesso risolutamente in chiave omosessuale. E, posso garantirti, che questo avviene solo dopo un lunghissimo travaglio. Motivo per il quale, l’omofobia è quasi addirittura superflua.

3. Il tuo precedente romanzo, La Segretaria dell’Anima, è una storia d’amore, ma anche un tuo sguardo sulla vita, sull’esistenza. Quanto metti di te stesso in quello che scrivi?
Ne “La Segretaria dell’Anima” c’è davvero tantissimo di me stesso. E’ un’opera a cui sono molto legato, quasi geloso. La storia dei protagonisti fa solo da sfondo. E’ solo una banale scusa che ho utilizzato per avere l’opportunità di esprimere cosa, seconda la mia chiave di lettura, è vita, morte, passione e dolore.

4. Hai pubblicato il tuo secondo libro con una casa editrice, come ci sei entrato in contatto? Ti ritieni soddisfatto da questa esperienza?
Ogni volta che finisco un’opera, la tengo per me e la sottopongo agli amici più cari, per avere un giudizio sincero e schietto. Uno di loro, lavora presso la Casa Editrice “La Zisa” e, dopo aver letto il testo, ha deciso di sottoporlo all’attenzione del direttore, che ha risposto con un’offerta di contratto. Adesso, “Io Sono Gay… Almeno Credo” sta riscuotendo un certo successo. Ha vinto anche dei premi letterari, tra cui il “Sanremo Writers Festival 2014”. Ho avuto l’onore d’essere contattato direttamente da diverse associazioni culturali e Onlus che lottano per i diritti LGBTI e che si sono affrettati a dirmi di volermi aiutare nella pubblicizzazione e distribuzione dell’opera. Immagino che tutto ciò non sarebbe potuto accadere come autore self. Nulla di tutto questo sarebbe stato vero senza una casa editrice che mi permettesse di entrare in contatto con queste realtà. Quindi sì, assolutamente. Mi ritengo molto soddisfatto. 

5. Che metodi usi per promuovere le tue opere?
Sicuramente i social network. I blog e, infine, i gruppi di lotta contro l’omofobia. In ogni caso, Facebook è, allo stato attuale, il mezzo pubblicitario che permette un maggior tipo di coinvolgimento diretto del pubblico.

6. Cosa pensi degli scrittori self e, secondo te, che opinione ne hanno i lettori?
Lo sono stato, in parte mi sento ancora tale. Per questo sono di parte! Io li vedo come persone capaci, dotate, che hanno fatto una scelta importante. Una scelta che li costringe ad un impegno maggiore rispetto a coloro che pubblicano con una CE. Non possono limitarsi a scrivere, devono anche essere manager di se stessi, pubblicitari, promoter, venditori e dialogatori. Io ne conosco moltissimi e posso garantire che essere “autore self” non è una scelta di comodo, ma una scelta consapevole per tutelare i propri diritti e le proprie opere. Cosa ne pensano i lettori? Molti di loro credono che chiunque pubblichi come self, deve essere stato scartato da tutte le CE. Mi piacerebbe, se fosse possibile, far notare a questi incauti lettori, quante offerte contrattuali arrivano ogni giorno sulle scrivanie degli autori self. Solo così, forse, potrebbero comprendere che si è self per scelta, non perché non c’è altra scelta.

7. Sogni nel cassetto?
Il mio più grande sogno sarebbe quello di vivere di scrittura. Ma, lo sappiamo fin troppo bene, più che sogno è utopia. Al momento mi limito a godermi i successi che arrivano poco per volta, giorno dopo giorno.

Grazie per la chiacchierata, Salvatore. Ci puoi indicare qualche link dove trovare i tuoi libri?

Grazie a te per avermi concesso questo spazio. Le opere possono essere acquistate entrambe su Amazon ai seguenti link: