mercoledì 7 maggio 2014

Intervista a Salvatore Savasta

Intervista a Salvatore Savasta, autore de La Segretaria dell’Anima… Poiché l’amicizia è l’anticamera dell’amore e del recente Io sono Gay… Almeno Credo.

1. Ciao Salvatore, benvenuto su Chiacchiere e distintivo. Come consuetudine ti lascio la parola, parlaci di te.
Ciao Roberto e grazie per questa possibilità. Sono un ragazzo di venticinque anni che, nel 2011, si è cimentato per la prima volta in quella che oggi posso definire come una meravigliosa esperienza, la scrittura. Sono sempre stato un affamato lettore, d’adolescente “facevo fuori” anche cinque libri a settimana. Oggi, il tempo a mia disposizione è ridotto, ma riesco comunque a trovare spazio per questa passione, che continua a riempire il mio ego di sogni.

2. Hai pubblicato da poco Io Sono Gay… Almeno Credo; il titolo mi fa pensare a una tematica attuale e a sfondo sociale…
Per lavoro, sono un dialogatore per Unicef Italia. Le minoranze, in campo sociale, sono il mio pane quotidiano. Ho cominciato fin da piccolo a lottare contro le disuguaglianze e “Io Sono Gay… Almeno Credo” la considero l’apoteosi di questa mia lotta. Voglio, attraverso quest’opera indirizzata ad un pubblico etero, dimostrare che il riconoscersi come omosessuale nella nostra società è già piuttosto complicato anche senza l’ausilio dell’omofobia. La storia del protagonista è suddivisa in più “fasi”. L’accettazione di se stesso, il confronto con i pari, quello con la famiglia e, solo infine, quello con la società. L’omofobia si concentra solo nel momento in cui la persona in questione riesce a riconoscere se stesso risolutamente in chiave omosessuale. E, posso garantirti, che questo avviene solo dopo un lunghissimo travaglio. Motivo per il quale, l’omofobia è quasi addirittura superflua.

3. Il tuo precedente romanzo, La Segretaria dell’Anima, è una storia d’amore, ma anche un tuo sguardo sulla vita, sull’esistenza. Quanto metti di te stesso in quello che scrivi?
Ne “La Segretaria dell’Anima” c’è davvero tantissimo di me stesso. E’ un’opera a cui sono molto legato, quasi geloso. La storia dei protagonisti fa solo da sfondo. E’ solo una banale scusa che ho utilizzato per avere l’opportunità di esprimere cosa, seconda la mia chiave di lettura, è vita, morte, passione e dolore.

4. Hai pubblicato il tuo secondo libro con una casa editrice, come ci sei entrato in contatto? Ti ritieni soddisfatto da questa esperienza?
Ogni volta che finisco un’opera, la tengo per me e la sottopongo agli amici più cari, per avere un giudizio sincero e schietto. Uno di loro, lavora presso la Casa Editrice “La Zisa” e, dopo aver letto il testo, ha deciso di sottoporlo all’attenzione del direttore, che ha risposto con un’offerta di contratto. Adesso, “Io Sono Gay… Almeno Credo” sta riscuotendo un certo successo. Ha vinto anche dei premi letterari, tra cui il “Sanremo Writers Festival 2014”. Ho avuto l’onore d’essere contattato direttamente da diverse associazioni culturali e Onlus che lottano per i diritti LGBTI e che si sono affrettati a dirmi di volermi aiutare nella pubblicizzazione e distribuzione dell’opera. Immagino che tutto ciò non sarebbe potuto accadere come autore self. Nulla di tutto questo sarebbe stato vero senza una casa editrice che mi permettesse di entrare in contatto con queste realtà. Quindi sì, assolutamente. Mi ritengo molto soddisfatto. 

5. Che metodi usi per promuovere le tue opere?
Sicuramente i social network. I blog e, infine, i gruppi di lotta contro l’omofobia. In ogni caso, Facebook è, allo stato attuale, il mezzo pubblicitario che permette un maggior tipo di coinvolgimento diretto del pubblico.

6. Cosa pensi degli scrittori self e, secondo te, che opinione ne hanno i lettori?
Lo sono stato, in parte mi sento ancora tale. Per questo sono di parte! Io li vedo come persone capaci, dotate, che hanno fatto una scelta importante. Una scelta che li costringe ad un impegno maggiore rispetto a coloro che pubblicano con una CE. Non possono limitarsi a scrivere, devono anche essere manager di se stessi, pubblicitari, promoter, venditori e dialogatori. Io ne conosco moltissimi e posso garantire che essere “autore self” non è una scelta di comodo, ma una scelta consapevole per tutelare i propri diritti e le proprie opere. Cosa ne pensano i lettori? Molti di loro credono che chiunque pubblichi come self, deve essere stato scartato da tutte le CE. Mi piacerebbe, se fosse possibile, far notare a questi incauti lettori, quante offerte contrattuali arrivano ogni giorno sulle scrivanie degli autori self. Solo così, forse, potrebbero comprendere che si è self per scelta, non perché non c’è altra scelta.

7. Sogni nel cassetto?
Il mio più grande sogno sarebbe quello di vivere di scrittura. Ma, lo sappiamo fin troppo bene, più che sogno è utopia. Al momento mi limito a godermi i successi che arrivano poco per volta, giorno dopo giorno.

Grazie per la chiacchierata, Salvatore. Ci puoi indicare qualche link dove trovare i tuoi libri?

Grazie a te per avermi concesso questo spazio. Le opere possono essere acquistate entrambe su Amazon ai seguenti link: