giovedì 15 maggio 2014

Intervista a Mario Pacchiarotti

Quattro chiacchiere con Mario Pacchiarotti, autore della raccolta di racconti Madre Terra.

1. Ciao Mario, benvenuto sul mio blog. Ti vuoi presentare ai lettori?
Parlare di se, una delle cose più difficili, ma tenterò di essere breve. Ho 54 anni suonati, sposato con prole, di mestiere faccio l’informatico da sempre e vivo nei dintorni di Roma. Amo tutta la letteratura, con una spiccata preferenza per la fantascienza, il fantasy e i gialli. In realtà è molto raro che un libro non mi piaccia del tutto. Sono curioso e adoro mettere sempre in dubbio ogni cosa. Amo guardare le cose da punti di vista diversi e apprezzo quando libro mi aiuta in questo. Il mio sogno, come autore, è quello di scrivere qualcosa che faccia riflettere e magari sollevi qualche dubbio in chi legge.

2. Nella sinossi di Madre Terra dici di aver scritto i tre racconti che compongono la raccolta a distanza di vari anni. A cosa sono dovute questa pause nella scrittura?
Difficile individuare una singola ragione. Potrei rispondere che sono dovute “alla vita”, ma volendo essere più specifici credo che il motivo per cui dopo i primi racconti non ho continuato a scrivere sia da individuare nell’enorme rispetto che ho per il mestiere di scrittore. Ho buttato giù quei racconti in poche ore, quasi per gioco, ma non pensavo a me stesso come a uno scrittore. Storie ne ho sempre inventate, continuamente, ma nella mia testa, a mio uso e consumo. Solo di recente ho sentito il desiderio, ma forse dovrei dire il bisogno, di condividere qualcuna di queste storie. Con l’età ho accumulato una faccia tosta sufficiente a pubblicare i miei lavori, ma resto consapevole dei miei limiti.

3. Ho visto che hai pubblicato anche la versione inglese, ti sei affidato a qualcuno o l’hai tradotto da solo? 
Non ho mai avuto un buon rapporto con le lingue straniere, e anche se sono in grado di leggere senza problemi qualsiasi testo in inglese, scrivere o tradurre in quella lingua mi sarebbe molto difficile, forse impossibile. Ho quindi contattato una persona che ha fatto questo lavoro per me, oltre a quello di editing leggero del testo italiano. Come dicevo nella presentazione, sono molto curioso, e volevo percorrere in piccolo, con i miei scarsi mezzi, le fasi necessarie a una pubblicazione professionale: editing, revisione, creazione della copertina, predisposizione dell’e-book e del libro cartaceo, traduzione e così via. Ho imparato molte cose da questa esperienza e la considero molto positiva.

4. So che stai lavorando a qualcosa di nuovo…
Dopo la pubblicazione di Madre Terra, concluse tutte le attività correlate, mi sono lasciato guidare da quella spinta a condividere di cui parlavo. In questi mesi ho scritto alcuni racconti, per partecipare a concorsi, o semplicemente perché qualche tema mi aveva stimolato. Il racconto breve per me è un invito irresistibile: mi consente di elaborare un’idea e renderla fruibile in un tempo breve, prima che o stimolo si smorzi. Sarà sempre una delle mie produzioni preferite e quando avrò pronto un numero adeguato di racconti sicuramente pubblicherò una seconda raccolta, molto più corposa di Madre Terra.
Nel frattempo ho iniziato anche la stesura di tre storie di respiro più ampio, non so se definirle novelle o romanzi. Due sono racconti di genere fantascientifico classico, uno in particolare ambientata nello stesso mondo delle Porte descritto in Madre Terra, anche se con una trama del tutto scollegata. Un secondo, che amo particolarmente, ha una trama che credo potrebbe piacere molto, ma sto procedendo molto lentamente: voglio “covarlo” ancora un po’ senza farmi prendere dalla fretta.
Il lavoro su cui in questi mesi ho concentrato la mia attività è la terza storia, che non so neanche a che genere possa essere attribuita, e che ha già il suo bel titolo: Baby Boomers. In questo caso l’ambientazione è una sottile distopia, ma è talmente sfumata sullo sfondo del racconto da non essere l’elemento caratterizzante della storia. Non ho idea se piacerà a qualcuno oltre me, e se riuscirà a trasmettere le emozioni che vorrei, perché di fondo è una storia piuttosto discutibile e tocca temi delicati, ma temo sia un po’ il problema che si affronta sempre quando si scrive.

5. Cos’è per te il self-publishing, una scelta, un ripiego, un passaggio obbligato per arrivare a un editore? 
Per capire la mia posizione sul self-publishing va ulteriormente compreso come considero la mia produzione. Credo di essere dotato di una buona capacità nell’inventare storie dalla trama interessante, ma al tempo stesso sono consapevole di non essere molto bravo “tecnicamente” e di non avere al mio attivo una cultura ampia come vorrei. Mi rendo conto delle mie mancanze e debolezze nell’arte dello scrivere. Per questo motivo penso al self-publishing come la maniera più semplice per rendere disponibile a tutti quello che scrivo, senza pretendere di avere la benedizione di una casa editrice, che potrebbe non arrivare mai. Non penso di riuscire a produrre qualcosa di così buono da attirare l’attenzione di un editore, quindi non vedo il self come un mezzo per arrivare ad entrare nella scuderia di una Casa Editrice importante. Magari sbaglio, e con il tempo i lettori mi daranno forse modo di cambiare idea, ma per ora la vedo così.
Detto questo è evidente come per me la pubblicazione autonoma sia una scelta naturale. In generale però sono convinto che il self possa essere una scelta vincente anche per autori di successo. Al momento possiamo vedere come le CE attingano a piene mani dal mondo self per arruolare nuovi autori, e nella situazione di mercato italiana è difficile quando si riceve l’offerta di un nome importante rifiutare e rimanere indipendenti. Negli Stati Uniti le cose sono diverse, la scelta indie è molto più praticabile, anche sotto il profilo economico, ma non è detto che anche da noi le cose non possano cambiare con il tempo.

6. Che strategie usi per promuovere i tuoi libri? Sei soddisfatto dei risultati?
Ho esplorato forme di promozione effettuate principalmente tramite i social network, anche in collaborazione con altri autori, con risultati che considero positivi, specialmente sotto il profilo umano. Devo però ancora affrontare seriamente il tema, e penso che lo farò al momento di pubblicare il prossimo libro. Per ora sono concentrato sulla scrittura, la promozione indie porta via troppo tempo per poterla fare di continuo. Sono anche convinto che la migliore forma di promozione sia continuare a scrivere e produrre buoni prodotti. Se quello che scrivi vale qualcosa pian piano si promuove da solo.

7. Per finire ci vuoi parlare del tuo rapporto con la scrittura? Quanto tempo dedichi a questa passione, qual è il tuo metodo di lavoro, ecc.
Non lo considero un lavoro, ma un divertimento, e in quanto tale vi dedico tempo quando ne ho voglia, in genere la sera, qualche volta nei week-end, ma più raramente. Di conseguenza il tempo che dedico alla scrittura è molto limitato, direi in media una decina di ore a settimana o anche meno se sono in periodi in cui la vita quotidiana mi fa arrivare a sera troppo stanco. In compenso quando lo faccio sono piuttosto veloce e non mi soffermo a verificare quello che scrivo nella prima stesura dei miei testi, almeno fin quando non sono arrivato alla fine. Questo modo di procedere fa risparmiare molto tempo, anche se poi l’attività di revisione diventa importante e piuttosto corposa. 
Per quanto riguarda gli strumenti, sono minimalista, non sento il bisogno di utilizzare programmi speciali e molto elaborati, anche perché tralascio completamente gli aspetti grafici fino alla fine, e scrivo semplice testo non formattato, sempre per evitare di distrarmi sui particolari e rifare lo stesso lavoro più volte. In pratica mi trovo spesso a usare LibreOffice, un prodotto open, gratuito, semplice da usare e completo. Ma lavoro spesso anche con il comodo word processor cloud di Google, su Drive, che utilizzo già per molte altre attività anche in ufficio.

Grazie per la chiacchierata, Mario. Ci puoi indicare qualche link dove trovare i tuoi libri?

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