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sabato 12 dicembre 2020

Nathan K. Raven ci parla di Il silenzio dell'acqua - Il prezzo da pagare di Adriano Barone















Il Silenzio dell’Acqua – Il prezzo da pagare

Se stai pensando di aver già sentito questo titolo, beh, hai ragione. “Il Silenzio dell’Acqua – Il prezzo da pagare” è infatti il romanzo spin-off dell’omonima serie TV che, proprio mentre scrivo queste righe, viene trasmessa con una straordinaria seconda stagione su Canale 5 e spopola su Mediaset Play, chiaro segno dell’apprezzamento degli amanti dello streaming per l’invenzione delle penne di Leonardo Valenti e Jean Ludwigg, e la regia di Pier Belloni.

L’aspetto intrigante di questo romanzo è la sua singolarità anche come spin-off perché, invece di concentrarsi sui personaggi minori approfondendone le vicende, rimane incentrato sui vicequestori Andrea Baldini e Luisa Ferrari, protagonisti indiscussi della serie. Il thriller vibra di forza propria ed è come se volesse resistere ad ogni catalogazione, cercando - e trovando - una collocazione tutta sua.

Riesce anche a restare indipendente, con una bella trama autonoma che può essere apprezzata sia da chi non ha mai visto la serie, sia dai suoi più fedeli appassionati cui il romanzo strizza l’occhio in modo sapiente.

Primo caso in Italia di spin-off letterario di un prodotto audiovisivo, è di certo merito dell’autore Adriano Barone. Ma oltre alla penna c’è di più, e il lettore accorto non se lo lascerà sfuggire: una struttura che racchiude l’estro dell’autore e può essere ricondotta alla fantasia dei creatori della serie, Leonardo Valenti e Jean Ludwigg. Questi creano un’architettura narrativa solida, in grado di fornire ottimi spunti di elaborazione per l’autore; come in Inception di Nolan, i tre sono una squadra di sognatori, chimici e architetti.

Entriamo nel dettaglio.

Una nuova sfida, un mondo ostile

Il silenzio dell’acqua è una lusinga illusoria. Il mare ha una voce anche quando è calmo, le onde si frangono sugli scogli perché questi non scordino mai la sua forza. Puoi udire quella voce anche quando nuoti, mentre cerchi di tenerti a galla; puoi sentirla perfino quando ti immergi, restituirti dei suoni ovattati e in qualche modo più oppressivi. Poi, però…

Poi arrivi a un punto, in cui sei sotto. Giù. In cui l’acqua si fa oscura e l’orecchio non capta più nulla. Il mare tace. Ma quel silenzio ti ricorda che ti sei spinto troppo oltre, sei arrivato dove non avresti voluto. Ti manca l’aria. Il cuore batte al ritmo dei rintocchi di morte, quello che senti è la tua tomba liquida. Ed esiste un istante limite, la soglia terribile, se la oltrepassi il buio ti avvolgerà per sempre. Oppure puoi lottare, ribellarti, fare di tutto per guadagnare la superficie. Tornare a casa.

Questo è il mare in cui nuota il vicequestore Andrea Baldini durante un’indagine che giunge inattesa. Inizia tutto con un processo capace di farlo confrontare con le sue insicurezze, come uomo e come poliziotto: sì perché è nel processo, continua a ripetersi Andrea, che si vedrà se ha lavorato bene. Poi arriva un omicidio. Il secondo, in quella che continua a vedere come una tranquilla Castel Marciano. La collega della Mobile, Luisa Ferrari, non concorda con la sua visione, ma anche lei si ritrova in balìa di onde sempre più torbide dove niente è come sembra. Sprofondano entrambi, trascinati da false piste disseminate di follia, dietro cui il killer si nasconde con pratica plausibilità. Le sue tracce celano inganni e raccontano mezze verità, mentre le conseguenze dei suoi atti si fanno nere mani che serrano le caviglie di Luisa e Andrea e portano loro l’inquietudine dell’abisso. Per raggiungere la superficie dovranno dar fondo a loro stessi, tanto come esseri umani, tanto come investigatori, in un thriller denso di pericolo, angoscia e suspense che ti terrà incollato ad ogni pagina. Perché in una situazione come questa, l’intuizione giusta può fare la differenza tra l’aria della superficie e l’oppressione della tomba liquida.

Ma quale sarà l’intuizione giusta quando l’assassino gioca con la sua preda? Quale via di fuga, quale salvezza? Quando è ormai chiaro a tutti che comunque vadano le cose, sarà alto il prezzo da pagare. 

Nathan K. Raven



domenica 29 novembre 2020

Nathan K. Raven ci parla di Al buio... di Leonardo Valenti

 SO COSA HAI FATTO L'ESTATE SCORSA, 22 ANNI FA. D'INVERNO!

Ah ah. Divertente, vero? E invece no. Perché qui l'umorismo non c'entra niente. Perché il freddo dell'inverno è reale e rivela il gelo dell'animo umano.

Un gruppo di ragazzi, una notte brava e un segreto oscuro che non vuole essere dimenticato. Il nodo alla gola, la paura, il pericolo che corre lungo la lama del coltello. Non il semplice taglierino che usa Michela per ferirsi e sentirsi libera. Ma si può essere davvero liberi?

Non lo è Michela che si trasferisce in un borghetto sperduto sotto un cielo di tedio, dove le case sono edificate su fondamenta di noia. Il posto è tranquillo, almeno finché la protagonista non si accorgerà di come in un luogo simile la morte ti segue ad ogni passo, in un dedalo di inquietudini che l’autore costruisce con crudele precisione. Padrone della regola aurea del “lascia che ai tuoi personaggi succedano cose orribili” tratteggia una tela di sospetti con un affilato pennello di sangue: si inizia con un morto e diversi indiziati, ognuno con un suo movente e la possibilità di compiere il delitto. Mentre il mistero sull’identità dell’assassino sembra chiarirsi, ecco che i potenziali colpevoli diventano a loro volta vittime. A quel punto è il brivido dietro la schiena a parlare: e se il primo morto non fosse morto? Se fosse in qualche modo tornato, assetato di cieca vendetta, incapace di distinguere tra innocenti e non? La protagonista si volta nel tunnel dei suoi pensieri oscuri: suda, è affannata, braccata; si rende conto di essere sola… Al Buio! Si può scappare dall’inesorabile vendetta di un morto?

Ecco a voi un bel thriller raggelante, il racconto di Leonardo Valenti. Ternano, classe 1975, un tipo simpatico, uno che di "storie di morti ammazzati" se ne intende giusto da una vita: già sceneggiatore di serie tv a tema crime come “Romanzo Criminale” e la più recente “Il Silenzio dell’Acqua” che proprio quest’anno è in prima visione con una seconda stagione ad alto tasso di suspense. Da non perdere!

Valenti si cimenta in questa prova su carta, regalandoci tutta la sua esperienza. Con polso fermo e sapiente uso della “cassetta degli attrezzi” elabora un teen thriller dai marcati contorni splatter, dove niente è lasciato al caso. Ottima la costruzione e l’intreccio, notevole lo stile capace di mantenere alta la tensione pagina dopo pagina, fino al suo truculento culmine. Buona lettura, per chi ha il fegato di guardare senza paura l’unico riflesso di luce nell’oscurità. Già, perché potrebbe essere quello della lama di un coltello che riflette la luce dell’ultima luna che vedrete. Difficile dirlo, quando si è Al Buio!

Nathan K. Raven





venerdì 15 novembre 2019

Recensione: Il quaderno del fato di Edoardo Guerrini


La vacanza di Franco e Laura a Marrakech, ospiti del vicino di casa Adil, originario del Marocco ma torinese d’adozione, si trasforma in un’avventura ricca di colpi di scena che coinvolgerà tutta la piccola comunità famigliare della coppia e dei loro amici.
Tutta la vicenda parte dal fortuito ritrovamento di un libro di quartine del poeta e matematico persiano Omar Khayyam (autentico genio visionario realmente vissuto fra l’undicesimo e il dodicesimo secolo), che opportunamente tradotto e interpretato rivela l’esistenza di un secondo volume ancora più misterioso e rivelatore, preda ambita da terroristi che vogliono usarlo per i loro scopi malvagi.
Per seguire le tracce di questo fantomatico codice i nostri si troveranno a viaggiare nel deserto nordafricano e poi ancora verso Samarcanda, in un intrigo di fanta-politica, jihadismo e servizi segreti, fra misteri millenari e personaggi ambigui e doppiogiochisti.
Mi fermo qui per non spoilerare una trama che ho trovato avvincente e ben costruita.
Rimane da sottolineare la bella scrittura di Edoardo Guerrini, chiara e scorrevole, che dimostra una buona padronanza dell’argomento e dei meccanismi narrativi del genere.
L’altro aspetto rimarchevole del romanzo è che ci presenta una visione tollerante e illuminata dell’odierna società multietnica, una luce ottimistica che si contrappone all’oscurantismo e all’integralismo, temi fin troppo, purtroppo, attuali.
Un bel libro che mi sento di consigliare.

sabato 19 ottobre 2019

Recensione: Il Settimo Regalo (Pince-nez Vol. 2) di Dominique Valton


Il titolo anticipa l’elemento comune, il filo conduttore, della raccolta: il regalo, inaspettato, desiderato, di volta in volta sorprendente, ingenuo, necessario, è il tema centrale che ritroviamo in ognuno di questi sette racconti.
Dominique Valton è (anche) un’abile scrittrice di thriller, quindi sa come portare il lettore in un certo clima narrativo, per poi spiazzarlo con repentini cambi di prospettiva e, in questi racconti, succede spesso. Ma qui non si parla di delitti e indagini, sono storie di vita e persone comuni, se non vere almeno verosimili, possibili e quotidiane. Quello che le rende straordinarie è la capacità dell’autrice di architettarne sviluppi inaspettati e di raccontarceli col suo stile preciso ed elegante; anche quando affronta un argomento “piccante” riesce a trasformarlo in un quadro di grande delicatezza. Trovo che un’altra qualità di questi racconti sia la traccia emotiva che persiste a lungo dopo averne terminata la lettura.
Il settimo regalo è quello che Dominique chiede a noi lettori nelle righe finali del libro, quello di lasciare un opinione dopo aver letto queste pagine. Io lo faccio volentieri, è un modo per contraccambiare il dono che ci ha fatto con i suoi racconti.

martedì 23 luglio 2019

Recensione: L’eredità delle ombre di Massimiliano Riccardi


Il protagonista di questo romanzo, Walter Manfredi, è un uomo con un trascorso burrascoso, spesso si è sporcato le mani, per le circostanze della vita e per la sua indole ribelle, ha ricevuto e dispensato violenza e dolore, non si può sicuramente definirlo un boy-scout o un eroe. Ma è riuscito a conservare dei valori, una sua etica al di sopra o al di fuori della legge, certo, ma così radicata da non farlo inghiottire da quelle ombre che lo inseguono da sempre.
Quella stessa morale lo costringe a tornare in azione quando un suo vecchio amico viene ucciso. La vendetta richiederà la discesa in luoghi oscuri, fatti di intrecci fra politica e criminalità organizzata, al punto di portarlo anche a stringere patti con il diavolo, mentre il suo passato si ripresenta e chiede il conto con gli interessi. 
Massimiliano Riccardi in questo suo ultimo noir abbandona gli scenari americani e ambienta la vicenda in una Genova cupa e allo stesso tempo vitale e generosa, densa di misteri e di improvvisi squarci di feroce bellezza.
Una storia nella storia è il rapporto difficile e profondo di Walter con il figlio; è qui che viene fuori il suo lato più fragile e più umano, contribuendo a renderlo una figura complessa e sfaccettata.
Questo autore non sbaglia un colpo, anzi, la sua penna cresce di romanzo in romanzo, qui in particolare l’ho trovata particolarmente ispirata, soprattutto nello scavo psicologico dei personaggi, a partire dal protagonista che, magari, potrebbe avere ancora qualcosa da raccontarci in futuro.




venerdì 14 giugno 2019

Recensione: Una favola di Edoardo Romanella


Un romanzo particolare, l’inizio è misterioso e fa pensare a un horror, poi i capitoli successivi sviluppano una storia di respiro più ampio che sconfina in vari generi letterari.
La vicenda principale racconta la vita di Gus, un classico ragazzo americano, sportivo e con una vita sociale soddisfacente. Poco a poco il suo mondo comincia a cambiare, Gus è costretto a rivedere le sue certezze, i rapporti con gli amici e con la sua fidanzata, mentre strani sogni e visioni minano la sua percezione della realtà.
Parallelamente altri personaggi compaiono nel romanzo: due studentesse liceali italiane e il loro professore, coinvolte in una storia di bullismo, un impiegato che perde il lavoro e subisce un breakdown emotivo, un operaio russo imprigionato nella routine oppressiva di giorni tutti uguali, senza speranza in un futuro diverso, un culturista alle prese con dubbi etici, dei piccoli criminale messicani che si mettono contro le persone sbagliate, una ragazza musulmana che sogna una nuova vita, dei medici in prima linea in Africa, un asceta giapponese dai poteri straordinari e altri ancora.
La frammentazione del racconto trova una sua quadratura nel finale, una conclusione che, giustamente, lascia il lettore con più domande che risposte, ma con la percezione che tutto quanto ha letto faccia parte di un disegno organico e ben congegnato.
Faccio i miei complimenti all’autore per lo stile narrativo fluido e scorrevole, per le tante citazioni di cultura pop, cinematografica, musicale e di costume. Sono di livello anche le riflessioni su cosa sia la vita, un insieme di esperienze fra il reale e l’immaginario, mondi che spesso hanno un confine più labile di come supponiamo.
Come dicevo in apertura, “Una favola”, è un romanzo singolare, difficilmente inquadrabile in un genere definito, ben scritto e che stimola la riflessione su svariati temi. Ne consiglio la lettura.


mercoledì 27 marzo 2019

Recensione: Idra Loop: la strana verità di una fotografia che non dovrebbe esistere di Massimo Baglione


Marco, reporter di una rivista che si occupa di paranormale, va in trasferta per un’inchiesta su uno strano caso in un paesino del nord Italia. Nonostante il suo scetticismo si trova coinvolto in prima persona da una fotografia che mina il suo rapporto coniugale e così, fra tresche e tradimenti, bizzarri personaggi di Diparolo e fenomeni apparentemente inspiegabili, avrà il suo bel daffare per tirare le fila dell’intricata vicenda. 
Un thriller più ironico che cruento, ben congegnato nella trama e nelle figure principali e di contorno.
Stile scorrevole e immediato, più volte ci si trova a sorridere per la caratterizzazione dei personaggi e delle situazioni, un breve romanzo veramente godibile.
Non voglio fare spoiler, ma il gioco enigmistico finale mi ha sorpreso, eppure gli indizi c’erano tutti...


venerdì 15 marzo 2019

Recensione: La Follia del Mondo (Trilogia delle Erbacce Vol. 3) di Marco Freccero


Con il terzo capitolo Marco Freccero conclude questa trilogia delle erbacce: La follia del mondo, titolo emblematico e quasi proverbiale.
I temi e i protagonisti sono grosso modo gli stessi dei precedenti volumi: lavori opprimenti e precarietà, famiglie che si sfaldano o che tirano avanti fra mille compromessi, ex-benestanti che affrontano più o meno dignitosamente la ridiscesa della scala sociale, emarginati e integrati, vecchi, bambini, gente comune.
L’opera, nel suo complesso e se non ho sbagliato i conti, è composta da 39 racconti autoconclusivi, una galleria di storie, di vicende che agiscono nello stesso universo narrativo: un’unica, impietosa perché realistica, fotografia dei nostri tempi. 
Non voglio dire che i personaggi, le erbacce, siano presi pari pari dalla realtà ed esposti a comporre un catalogo esaustivo di come va il mondo, tutt’altro. Ma leggo nelle intenzioni dell’autore la necessità di mostrarci un lato importante del vivere che, invece, a uno sguardo superficiale, potrebbe sembrare marginale, distante. È così che in queste righe si ritrovano aspetti e comportamenti che talvolta possono essere anche disturbanti, ma che appartengono, a chi più, chi meno, a ognuno di noi, pure a chi non lo vuole ammettere.
Veniamo allo stile: una cosa è osservare la vita, un’altra è narrarla.
Marco ha fatto un “credo” dello “show, don’t tell”, ha scelto di farsi fa parte, di non mostrarsi nei suoi racconti, rigorosamente di lasciare al lettore libertà di giudizio e di coinvolgimento; non troverete enfasi, morale o lezione in queste pagine, è così che stanno le cose e così vanno raccontate. Caso mai l’etica è nella scelta di fondo, nel dare voce a chi di solito non ce l’ha, non è accattivante e alla moda, non ci fa da modello ma piuttosto da specchio, nel quale, per quanto piccolo, per quanto distorto, troviamo un riflesso di noi stessi.
Leggete questi racconti che, sono convinto, non vi lasceranno indifferenti.


sabato 2 marzo 2019

Recensione: Cardiologia: La Trilogia delle Erbacce (Volume 2) di Marco Freccero


Secondo capitolo della trilogia delle Erbacce, altre undici storie di quotidiana normalità, spesso dal punto di vista di persone che nel gioco della vita hanno pescato la mano meno fortunata. Storie di lavori precari, di difficoltà economiche, di crisi di coppia e esistenziali, di delusioni, ma anche di sogni, di speranza e di riscatto.
Non ci sono eroi e cattivi in questi racconti, c’è la vita reale con i suoi piccoli e grandi drammi, ci sono le persone che incontriamo tutti i giorni, con le quali scambiamo qualche parola e un saluto, delle quali magari cogliamo solo i tratti più evidenti. Marco Freccero, invece, va a fondo nelle esistenze di questi “altri”, ce ne mostra i dettagli con fotografie di episodi spesso critici, del momento in cui qualcosa si rompe e c’è la fatica di dover ricomporre i pezzi.
Mi è venuto in mente “America oggi” di Altman leggendo questo libro; i personaggi dei vari racconti non hanno evidenti relazioni fra loro, ma le loro vicende potrebbero intrecciarsi l’una con l’altra, sembrano appartenere alla stessa comunità, a una variegata umanità della porta accanto.
Ho notato una certa evoluzione nella scrittura, nello stile dell’autore che, pur mantenendo i suoi tipici tratti essenziali e quasi distaccati, ha affilato la sua “penna” per scavare più a fondo nel cuore delle storie che racconta, mostrandocelo aperto e ben esposto, proprio come farebbe un cardiologo.



martedì 19 febbraio 2019

Recensione: Racconti dell’inconscio di Marco Martano


Cinque racconti che aggiornano la tradizione del gotico ai giorni nostri.
Gli intrecci sono ben costruiti e combinano scavo psicologico dei personaggi e mistero delle vicende, giocati sul labile confine fra quotidiano e irrazionale. Particolarmente degni di nota “Il quinto angolo del quadro”, con le sue atmosfere alla Poe e “L’ombra dei petali”, che riprende le credenze popolari su stregoneria e magia.
Bella la scrittura, articolata e mai banale, sapientemente dosata fra introspezione, azione e suspance; crea dipendenza da lettura e non delude con i finali inaspettati.
Una buona antologia che consiglio.


lunedì 14 gennaio 2019

Recensione: Non hai mai capito niente: La Trilogia delle Erbacce (Volume 1) di Marco Freccero


I personaggi dei racconti di questa antologia sono uomini e donne comuni, spesso intrappolati in claustrofobici rapporti di coppia o famigliari, oppressi dai bisogni e dagli obblighi di una società insensibile ai sentimenti e alle emozioni individuali, una specie di macchina che inghiottisce sogni, li macina e li risputa fuori trasformati in incubi.
Le loro storie sono trattate con iperrealista attenzione ai dettagli, al lento scandire di gesti comuni e ripetitivi dettati da una sorte avversa e ineluttabile; quando emerge uno sprazzo di serenità è quasi sempre conseguenza dell’aver accettato la propria emarginazione, dell’essere, appunto, delle erbacce nel campo della vita.
È quasi obbligatorio il paragone con Carver nella scrittura cruda e minimalista di Marco Freccero, giusto per definire un ambiente letterario, per suggerire pathos e stile narrativo di questi racconti. Ho trovato ottimo il modo di raccontare dell’autore, una prosa essenziale e senza fronzoli che appaga il mio gusto di lettore.
Consiglio assolutamente questo libro, un lucido e disincantato sguardo sulla realtà.


giovedì 27 dicembre 2018

Un anno di libri 2018


Con il 2018 che volge al termine torna il solito appuntamento con il riepilogo dei migliori libri ed ebook che ho letto nel corso dell'anno. Come sempre prendo in considerazione solo le opere di scrittori indie, cioè autopubblicate o stampate da piccole e medie case editrici, i titoli famosi non hanno certo bisogno del mio modesto contributo. L’ordine di citazione è sparso e non c’è una classifica di gradimento, sono semplici consigli di lettura che auspicano a proporre degli autori, magari misconosciuti al grande pubblico ma che, secondo me, meritano maggiore visibilità. Cliccando sui titoli potrete leggere le recensioni complete pubblicate sul blog.

Comincio con Spazz-Never: Double Trouble di Nathan K. Raven. Questo è un romanzo fuori dagli schemi, come e più del precedente. Nei suoi vari piani di lettura contiene tante cose: avventura, umorismo, sberleffo e metafora, gli specchi deformati di una società bizzarra e caotica, la nostra. Il buon Nathan ha suddiviso il corposo librone in due volumi, li consiglio entrambi, senza se e senza ma.

Skydark (Cronache di una Guerra Galattica Vol. 3) di Gianluca Ranieri Bandini. Gianluca è un ospite fisso del mio blog, che ci posso fare se lui continua a scrivere ottimi romanzi di fantascienza? In questo caso la conclusione di una bella space-opera dall’intreccio complesso e avvincente.

Come formiche in fila di Armando Marchetti. Un romanzo di formazione che scivola in mille rivoli letterari. L’autore sa scrivere (perbacco se lo sa fare!), lo fa in modo “cinematografico”: dilata i fotogrammi, ama le descrizioni creative, i controcampo, gli avanti veloci e lo slow-rewind per mostrare quel dettaglio che a velocità normale era sfuggito, usa i giochi di parole, le citazioni, i termini di fantasia che tutti i ragazzi inventano per i loro linguaggi segreti.

Tutto è tenebra di Massimiliano Riccardi. Un solido thriller d’azione ambientato nell’America della corruzione, degli interessi occulti e degli intrighi di potere. Massimiliano è uno scrittore che non sfigura affatto nel confronto con autori più famosi, grazie a una prosa avvincente che mischia azione e introspezione psicologica, capace di disegnare dei personaggi vividi e a tutto tondo.

Fermo! Che la scimmia spara di David Cintolesi. Bell’esordio per questo giovane scrittore, alle prese con dieci racconti fra il pulp e il surreale, con schizzi di horror e di noir, venati da un umorismo nero shocking. Imperdibile per chi ama Palahniuk, Ammaniti, Bukowki e il cinema di Tarantino e Rodriguez.

Anche Prigionieri di Claudia Calisti è un’antologia di racconti. Cinque storie con protagonisti due reporter investigativi, le cui vicende sembrano prese dalla cronaca nera e romanzate nello stile chiaro e sottilmente ironico che già avevo apprezzato in altri libri di Claudia.

Ritrovarsi di Loriana Lucciarini, Una commedia rosa ambientata a Dublino, apprezzabile per la scrittura fluida e leggera, con un intreccio efficace, lontano dagli stereotipi del genere. Questo è il romanzo adatto per immergersi in una storia piena di buoni sentimenti.

Le chiavi di Platone di Marco Tempestini è un thriller particolare, ambientato a Roma negli anni del boom economico e della Dolce Vita, con risvolti di fanta-politica. Una volta iniziata la lettura è difficile staccarsi dalle pagine di questo romanzo.

I Beatles e la malinconia di Stefano Vestrini. Il racconto struggente di un viaggio a Liverpool, sulle tracce dei Fab Four, fra memoria e nostalgia, fra suggestioni musicali e culturali, durante il quale Stefano si riscopre più beatlesiano di quanto pensava.

Fuga dal vuoto: Storie di uomini sconfitti di Jacques Oscar Lufuluabo. Sette racconti di uomini fuori posto, dolorosamente pensanti, consapevoli che esiste una possibilità, una via di fuga verso una dimensione dove sentirsi più liberi, più completi ma, tuttavia, incapaci di afferrarla fino in fondo. Bella scrittura, ricercata e mai banale.

Ombre di Antonella Sacco. C’è qualcosa di kafkiano in queste storie, nell’incomunicabilità e ineluttabilità degli eventi, un’imperscrutabile e caotico karma che non ha bisogno di trovare una sua logica per imporsi come protagonista dei racconti di Antonella.

Aikawa High School - volume 1 e volume 2 di Inagheshi. Che può fare un eccellente scrittore, appassionato di cultura giapponese, se ha voglia di cimentarsi nella realizzazione di manga, pur non essendo un disegnatore? Si procura il software di grafica adatto, sceglie lo pseudonimo di Inagheshi e produce una serie a fumetti di qualità encomiabile. Non ci credete? Provate a leggerli.

Auguro a tutti un 2019 di letture interessanti, sorprendenti, inaspettate.

Recensione: Aikawa High School - volume 2 di Inagheshi


Secondo volume della serie ambientata nella scuola superiore Aikawa. Keiko è una studentessa dallo scarso profitto scolastico, fa lavoretti part-time per arrotondare il magro bilancio famigliare e ha talento e passione per la musica. Il destino le concede una grande occasione, grazie alla quale scoprirà che non c’è un prezzo adeguato per qualunque cosa, soprattutto per i sogni.
Inagheshi, che già conoscevo come scrittore, dimostra buone capacità anche nella sceneggiatura dei fumetti, come pure nell’inquadratura e nella composizione delle tavole. Per i disegni semplici ma efficaci e i contenuti morali e formativi delle storie questi manga sono godibili sia per i ragazzi che per gli adulti. 


giovedì 20 dicembre 2018

Recensione: Le chiavi di Platone di Marco Tempestini


Edoardo ha passato gli ultimi anni della sua vita come barbone, condividendo le difficoltà di quella condizione con altri diseredati, con i quali ha strinto forti legami, soprattutto con Antonio, detto Platone. Alla morte di quest’ultimo Edoardo decide di tornare al suo appartamento e alla sua esistenza “normale”. Sì, perché era diventato un senzatetto per scelta e non per necessità; nel corso della narrazione si scoprono i motivi che lo avevano spinto a lasciare la sua vita agiata, sia professionale che affettiva. Il nostro si improvvisa detective per fare luce sulla sorte dell’amico, una ricerca che lo porterà a incontri inaspettati, un nuovo amore, amicizie con figure dal passato ambiguo e viaggi sulle tracce dei pochi indizi che Platone gli ha lasciato in eredità: un portasigari d’argento e un biglietto con un indovinello dalla difficile soluzione.
Il romanzo, ambientato a Roma nel 1963, negli anni del boom economico e della Dolce Vita, intreccia le vicende personali del protagonista agli eventi storici del periodo: la guerra fredda, la morte di Papa Giovanni XXIII e del presidente Kennedy.
Marco Tempestini, al suo esordio come romanziere, dimostra una maturità letteraria notevole, tratteggia personaggi ben caratterizzati con i quali il lettore trova subito empatia e porta avanti la trama di questo thriller particolare fra colpi di scena e momenti più riflessivi. Una volta iniziata la lettura è difficile staccarsi dalle pagine di Le chiavi di Platone, fino alla fine.
Un ottimo romanzo che consiglio.



martedì 18 dicembre 2018

Recensione: Aikawa High School - volume 1 di Inagheshi


La letteratura ha molte forme, i fumetti sono un genere che frequento poco ma quando a proporre un manga è un autore che conosco bene e apprezzo, anche se qui usa lo pseudonimo di Inagheshi, non potevo certo astenermi dal leggerlo.
La vicenda si svolge in una scuola superiore giapponese e si focalizza sulla figura dello studente Murase Takeshi, praticamente un nerd asociale. La sua vita cambia radicalmente quando ottiene un potere straordinario e, allo stesso tempo, pericolosissimo. Starà alla sua coscienza farne un uso appropriato.
L’autore è stato molto abile a sfruttare le possibilità della computer graphic, realizzando una storia accattivante sia nel contenuto che nei disegni, il risultato è encomiabile.

martedì 30 ottobre 2018

Recensione: Fermo! Che la scimmia spara di David Cintolesi


Dieci racconti fra il pulp e il surreale, con schizzi di horror e di noir, venati da un umorismo nero shocking.
I personaggi di queste storie commettono e subiscono atti di ultra-violenza, sotto l’impulso della chimica o di un totale cedimento dei nervi, sono figure che hanno oltrepassato il punto di non ritorno. Spesso si presentano come uomini e donne perfettamente integrati, “normali”, ma quando scatta un fatale “click” nelle loro esistenze precipitano in inferni di sangue e brutale follia.
Lo sguardo del narratore quasi mai indugia in giudizi morali, racconta le vicende con ironico distacco, ce le mostra così come sono: una galleria di eccessi, parto della fantasia, ma non troppo lontani da certa cronaca nera.
Il ritmo narrativo è veloce, la scrittura asciutta e scandita da immagini e dialoghi immediati, sicuramente privilegia l’azione rispetto all’introspezione e qua e là affiora qualche cliché, peraltro perdonabile, visto il taglio dei racconti, ma non ci si annoia di certo nel leggere “Fermo! Che la scimmia spara”, si scorrono le pagine fino agli epiloghi quasi sempre spiazzanti, mai scontati.
Molto interessante l’ambientazione nostrana (la provincia toscana, nel dettaglio), più sincera delle solite e abusate location statunitensi, che accentua il contrasto fra quotidianità e grottesco. 
Credo di non sbagliare affermando che l’autore apprezzi la scrittura di Palahniuk, Ammaniti, Bukowki e compagnia bella, oltre, naturalmente, il cinema di Tarantino e Rodriguez; in certe passaggi l’omaggio ai maestri strizza l’occhio al lettore.
Un bell’esordio per David Cintolesi, aspettiamo conferme.

domenica 21 ottobre 2018

Recensione: Prigionieri di Claudia Calisti


Cinque racconti di stampo giallo che hanno in comune i due protagonisti: Edward Robinson, detto Bobby, e Dottie Wehr, due giornalisti investigativi. Nelle varie storie si trovano alle prese con delitti e misteri che, il più delle volte, come succede purtroppo nella realtà, si svolgono nell’ambito famigliare: mariti, mogli, genitori, capaci di tradimenti e violenze, sia fisiche che psicologiche. I casi affrontati dai due giornalisti sono ben pensati e narrati in maniera coinvolgente, se non si tratta di storie vere sono comunque verosimili, sembrano prese dalla cronaca nera e romanzate nello stile chiaro e sottilmente ironico che già avevo apprezzato in altri libri di Claudia Calisti. Ed è proprio questo il bello di “Prigionieri”: la qualità delle storie e dei meccanismi narrativi che animano questi racconti.
L’idea dei capitoli autoconclusivi che, però, hanno una sottotrama che mostra l’evoluzione dei personaggi (per esempio la storia d’amore fra Edward e Dottie, accennata senza bisogno di renderla troppo esplicita) mi è piaciuta molto. Si arriva di corsa alla fine del libro con la voglia di leggere altre vicende della coppia e del loro amico Paulo, figure che spero di ritrovare in futuri racconti di questa autrice. Consigliato.



mercoledì 1 agosto 2018

Recensione: Ritrovarsi di Loriana Lucciarini


Coleen è una giovane donna di Dublino, con una professione che le piace, un’amica esuberante e sincera, una figlia adolescente che adora, in definitiva una vira soddisfacente che la ripaga delle amarezze del passato, un rapporto difficile con il padre, un matrimonio fallito e tante altre difficoltà che ne avevano segnato la prima giovinezza. Le manca solo l’amore e forse si è rassegnata a mettere da parte le emozioni in cambio della tranquillità, ma il destino le riserva una seconda chance che sconvolge la sua quotidiana routine: ritrovare Connor, il bell’australiano che le aveva rapito il cuore una notte di tanti anni prima, una notte di stelle cadenti che sembrava il preludio alla felicità e che invece si era rivelata l’inizio di tutte le sue tribolazioni. Fra fraintendimenti, sogni e ricordi chissà se questa nuova occasione le regalerà il tanto atteso lieto fine?
Avevo già letto altri romanzi di Loriana Lucciarini e anche in questo “Ritrovarsi” ne ho apprezzato la scrittura fluida e leggera, più da commedia rosa che da classico romance, la capacità di creare dei personaggi realistici e “vivi” e un intreccio semplice ma efficace. Se vi piacciono le storie piene di dolcezza e buoni sentimenti questo libro, per tema e lunghezza, è una lettura perfetta per un pomeriggio sotto l’ombrellone.


sabato 21 luglio 2018

Recensione: I Beatles e la malinconia di Stefano Vestrini


Questo non è un libro sui Beatles, piuttosto è il racconto di una riconciliazione con il mito.
Tutti quelli della nostra generazione (io e Stefano siamo praticamente coetanei) sono beatlesiani, anche chi, come l’autore, per sua stessa ammissione, non lo è mai stato consapevolmente. Lo siamo di riflesso, nostro malgrado, per osmosi, perché la cultura, la società, anche nei sui aspetti più quotidiani e comuni, è stata influenzata e segnata per sempre da una stagione della quale i Fab Four sono il simbolo.
In un viaggio a Liverpool l’autore ripercorre le tappe fondamentali della genesi del quartetto: Strawberry Fields, Penny Lane, le loro case natali, l’ospedale dove nacque Lennon; una sorta di passeggiata della memoria in una periferia grigia e piovigginosa che odora di rispettosa leggenda.
Ogni libro non appartiene solo a chi l’ha scritto, diventa anche un po’ del lettore e io mi sono ritrovato nello stato d’animo di Stefano, in quello che racconta e in quello che evoca.
È una malinconia/nostalgia da personale album dei ricordi, cristallizzata in certe fotografie in bianco e nero con l’albero di natale e la scatola dei mattoncini Lego o delle gite domenicali dove tutto, dai vestiti al taglio dei capelli, riecheggia la beatlemania, nella psichedelia lisergica di Yellow Submarine, visto a sei-sette anni, come se fosse un qualsiasi altro cartone animato e invece era qualcosa di completamente diverso, nell’ascolto di melodie e parole, allora più incomprensibili e misteriose di oggi, che si sono sedimentate nel mio vissuto.
La forza dei Fab Four risiede in una trasversalità, nell’essere di culto e popolari, trasgressivi e rassicuranti, esoterici e di massa almeno quanto la loro musica, fuori dal tempo, moderna oggi come cinquant’anni fa; se c’è un classicismo nella musica pop è indubbiamente da ricercare nelle loro canzoni.
Un passo del libro è cruciale: i Beatles sono per sempre quei quattro ragazzi, la giovinezza, la loro e quella di un intero mondo, un’epoca in cui il futuro era intatto e carico di promesse, non importa tutto quello che è successo dopo, le incomprensioni e lo scioglimento, la delusione dei fans, la morte di Lennon e di Harrison, il tempo che passa, la vita vera fuori dai riflettori: rimane la loro immagine con le giacche e i cravattini neri, i capelli a caschetto, un’istantanea indelebile.
La narrazione spesso si concentra su Paul, forse perché della premiata ditta Lennon/McCartney è il solo ancora qui con noi, forse per affinità elettive, le quattro corde, intendo, forse per le ultime righe del libro: il Paul McCartney di oggi, in concerto che, per un momento, abbassa la guardia e ci rivela uno sguardo smarrito, quello di un ragazzo di periferia pieno di sogni, come se il successo, i soldi, la fama fossero ancora soltanto delle ipotesi di un futuro tutto da scrivere. C’è un cortocircuito con l’inizio del libro, la citazione di Yesterday, scritta da Paul a ventitré (ventitré!) anni. Yesterday, la più famosa e allo stesso tempo la più atipica canzone dei Beatles, parole e musica di pura nostalgia, rimpianto per un passato che non è solo quello del ragazzo di allora ma che appartiene a tutti noi, adulti di oggi.
A completare il racconto ci sono le belle fotografie di Enrica Lanzillotta, immagini di una Liverpool che sembra un museo della memoria.

Yesterday, all my troubles seemed so far away
Now it looks as though they're here to stay
Oh, I believe in yesterday


mercoledì 18 luglio 2018

Recensione: Spazz-Never: Double Trouble (SN Vol. 2) di Nathan K. Raven


Non è facile parlare di Spazz-Never: Double Trouble, non lo è per niente cercare di spiegare cos’è questo romanzo a chi non l’ha letto, forse neanche a chi ha letto il precedente capitolo dedicato all’eroe della Calìfoggia (qui la mia recensione). Non è semplice perché descrivendone trama e stile come se fosse un qualsiasi altro libro c’è il rischio di sminuirlo, di farne risaltare la componente ludica superficiale a scapito di una più profonda, un sottotesto che emerge piano piano, pagina dopo pagina, quasi come se l’autore avesse voluto abilmente celarlo sotto un cumulo di cazz… divertissement, sempre in bilico fra la grezza battutaccia e la raffinata facezia lessicale. 
Sarebbe sbagliato relegare questo libro nella categoria umorismo, in realtà è un romanzo d’avventura, poco importa se i protagonisti sono gli scarti dell’universo supereroistico, i corrispettivi sfigati dei cinecomic del terzo millennio, la trama è densa di azione, di pathos, con un occhio di riguardo all’elegia dei buoni sentimenti, dell’amicizia, del gioco di squadra, dell’accettazione del diverso. Sicuramente la narrazione di Nathan K. Raven vive di contrasti, certo si sorride, talvolta a denti stretti, scoprendo i rimandi alla nostra schizofrenica contemporaneità, si ride per i nonsense buttati a palate come se non ci fosse un domani, si riflette per una considerazione esistenziale messa lì, quasi a casaccio (e non per caso) fra uno sberleffo e l’altro.
In Double Troble tutto è metafora, simbolo, dalle arti marziali al football, dalla lavatrice all’apecar, dagli alieni alla maschera di Driven Girl, specchi deformati di una società bizzarra e caotica, la nostra, quella di tutti i giorni.
Nonostante queste premesse un breve accenno alla trama è comunque doveroso.
La prima parte del libro è un percorso di formazione del nostro improbabile eroe, una crescita che ne rivela sfaccettature sconosciute al “vecchio” spalatore di neve, lo rende un personaggio più completo, più maturo, pur lasciandone inalterato lo stile di vita basato sull’improvvisazione, l’arroganza e il tifo per gli Schiappers. Proprio il risultato di una partita di football che va contro ogni pronostico scatena conseguenze catastrofiche per tutta l’umanità che trovano sviluppo nella seconda parte, dove  Spazz-Never concede gran parte della scena ai comprimari, personaggi improbabili, assurdi, demenziali ma più umani di molta gente che si incontra quotidianamente su facciachiapp… ehm, facebook.
Il finale conclude questa storia ma, probabilmente, non le avventure del califoggiano più temuto dalle stalattiti.
Molti ameranno questo romanzo, alcuni lo odieranno, ma nessuno lo userà come zeppa per un tavolo traballante (anche perché è un ebook…), io consiglio di leggerlo e di entrare nel mondo geniale e un po’ folle (perché no?) di Nathan K. Raven.