venerdì 14 giugno 2019

Recensione: Una favola di Edoardo Romanella


Un romanzo particolare, l’inizio è misterioso e fa pensare a un horror, poi i capitoli successivi sviluppano una storia di respiro più ampio che sconfina in vari generi letterari.
La vicenda principale racconta la vita di Gus, un classico ragazzo americano, sportivo e con una vita sociale soddisfacente. Poco a poco il suo mondo comincia a cambiare, Gus è costretto a rivedere le sue certezze, i rapporti con gli amici e con la sua fidanzata, mentre strani sogni e visioni minano la sua percezione della realtà.
Parallelamente altri personaggi compaiono nel romanzo: due studentesse liceali italiane e il loro professore, coinvolte in una storia di bullismo, un impiegato che perde il lavoro e subisce un breakdown emotivo, un operaio russo imprigionato nella routine oppressiva di giorni tutti uguali, senza speranza in un futuro diverso, un culturista alle prese con dubbi etici, dei piccoli criminale messicani che si mettono contro le persone sbagliate, una ragazza musulmana che sogna una nuova vita, dei medici in prima linea in Africa, un asceta giapponese dai poteri straordinari e altri ancora.
La frammentazione del racconto trova una sua quadratura nel finale, una conclusione che, giustamente, lascia il lettore con più domande che risposte, ma con la percezione che tutto quanto ha letto faccia parte di un disegno organico e ben congegnato.
Faccio i miei complimenti all’autore per lo stile narrativo fluido e scorrevole, per le tante citazioni di cultura pop, cinematografica, musicale e di costume. Sono di livello anche le riflessioni su cosa sia la vita, un insieme di esperienze fra il reale e l’immaginario, mondi che spesso hanno un confine più labile di come supponiamo.
Come dicevo in apertura, “Una favola”, è un romanzo singolare, difficilmente inquadrabile in un genere definito, ben scritto e che stimola la riflessione su svariati temi. Ne consiglio la lettura.


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