giovedì 23 giugno 2016

Recensione: Baby Boomers - Siamo la goccia che diventa mare di Mario Pacchiarotti


Con l’espressione baby boomers si intendono i nati negli Stati Uniti fra la fine della Seconda Guerra Mondiale e i primi anni sessanta. Tale termine è stato adottato, per indicare quella generazione, anche in altri paesi occidentali, fra cui l’Italia. I baby boomers, nel corso della loro vita, hanno visto tanti cambiamenti: le rivoluzioni socio-culturali dei ’60, l’estremizzazione politica e gli anni di piombo del decennio successivo, la grande illusione degli anni ’80, la corruzione, le stragi di mafia, le crisi economiche. Ora, nel 2030, un gruppo di loro, ormai in età in cui sarebbe giusto godersi pensione e riposo, decide di fare un’azione dimostrativa, non rassegnandosi ad accettare passivamente un governo che, pur non essendo totalitario e opprimente ai livelli orwelliani, è sistematicamente corrotto, improntato al controllo delle coscienze e all’imposizione del pensiero unico, nonché particolarmente avverso agli anziani, avendoli di fatto emarginati ed estromessi dalla vita sociale e civile. Anche se si servono di armi per arrivare al loro scopo, il messaggio che vogliono lanciare con l’attacco al nuovo Palazzo del Governo è non violento, positivo, di risveglio e ribellione verso i poteri forti dai quali si sentono traditi e vilipesi. Sulla loro strada troveranno il commissario Marchetti, poliziotto diviso fra dovere e coscienza, che alla fine dovrà decidere da che parte stare.
Un romanzo dalla trama articolata, contaminato da vari generi: distopia, fantascienza (c’è di mezzo anche la realtà virtuale), thriller, in cui l’autore conferma quanto di buono ci aveva già mostrato con i suoi racconti; l’idea di fondo è originale, i personaggi ben disegnati, i dialoghi credibili e la tematica favorisce la riflessione. Ho seguito lo sviluppo di questo romanzo fin dalla prima stesura, su invito di Mario sono stato uno dei lettori beta, ho apprezzato tutto il suo lavoro per rendere questo libro un prodotto ben confezionato, dalla copertina, all’editing, alle limature della trama e della scrittura; il risultato non può essere considerato meno che ottimo.
A questo punto posso dire di aver letto pressoché tutta la produzione letterario di Mario Pacchiarotti, che sia uno dei miei autori indie preferiti?