mercoledì 10 agosto 2016

L'angolo del distopico #9

Sarban - Il richiamo del corno

Catturato e internato in un campo di prigionia nazista, il tenente della Marina Inglese, Alan Querdilion riesce a fuggire insieme a un compagno, dal quale si separa subito dopo la fuga. Durante la faticosa marcia attraverso la Germania orientale, camminando di notte e nascondendosi di giorno, viene colpito dai misteriosi raggi Bohlen che non lo uccidono ma lo lasciano privo di conoscenza. Risvegliatosi in un letto di ospedale, Querdilion, capisce rapidamente di trovarsi proiettato cento anni nel futuro, in un mondo nel quale la Germania ha vinto la guerra e imposto il suo giogo sull’Europa. L’istituto dove è degente e prigioniero si trova all’interno della tenuta del barone Von Hackelnberg, un sanguinario e violento signorotto che ha trasformato quella zona di foreste nella sua personale riserva di caccia. Quasi superfluo dire che le sue prede sono sfortunati schiavi umani, trattati alla stregua di animali selvatici, terrorizzati dal suono del corno che il barone usa per incitare i suoi cani e i suoi guardiacaccia nelle battute nelle notti di plenilunio. Scampato miracolosamente al suo triste destino, grazie all’aiuto di una fanciulla che condivide la stessa sorte, il tenente riattraversa la barriera dei raggi Bohlen, rientrando nella propria epoca. Ritrovato in stato confusionale da soldati tedeschi viene nuovamente condotto in un campo di concentramento, dove rimane fino alla fine della guerra.
Pochi anni dopo, profondamente cambiato nel carattere e nell’umore, dopo una serata conviviale, racconta al suo migliore amico la singolare vicenda di cui è stato protagonista, quasi indeciso se si sia trattato di realtà o solo di un sogno allucinato.
La tematica comune a molti romanzi distopici scritti nel dopoguerra (Il richiamo del corno è del 1952), basti pensare a La svastica sul sole di Dick o Fatherland di Harris, ovvero la vittoria nazista e le sue conseguenze, qui passa un po’ in secondo piano, sono infatti poche le considerazioni socio-politiche fatte da John William Wall, in arte Sarban, come rare sono le digressioni tecnologiche su un ipotetico futuro non troppo prossimo; il libro si concentra sul microcosmo barbaro, nordico e medievale, quasi fantasy e un po’ perverso, del barone e del suo terrorizzante corno da caccia.