mercoledì 27 agosto 2014

Il pirata


Un pirata aveva commesso, in vita sua, ogni sorta di efferatezza: aveva rubato, ucciso, torturato, stuprato, si era macchiato di tutti i crimini possibili e immaginabili.
Quando sentì la fine vicina volle che un sacerdote, un giovane prete che aveva fatto prigioniero durante un arrembaggio, fosse condotto al suo letto di morte.
“Figliolo.”, gli disse il prete, “Se il tuo pentimento è sincero puoi sperare nella clemenza del Signore e...”
“Me ne fotto di queste cazzate!”, lo interruppe il vecchio pirata, “Non mi pento di nulla, se potessi tornare indietro rifarei tutto quello che ho fatto, tornerei a rubare e ammazzare ancora. Ma...”, e la sua voce si addolcì un po’, “...c’è un pensiero che mi ha tormentato in questi ultimi anni. Tanto tempo fa io ho avuto una relazione con una dama, una nobildonna spagnola, alla quale avevo ammazzato il marito. Dal nostro rapporto nacque un figlio, che io non ho mai visto, l’unica cosa che so di lui è che ha sul petto una voglia a forma di croce. So che la madre è morta, ma mio figlio dev’essere un uomo ormai: trovalo e digli chi era suo padre. Sei libero, prete, ma... devi trovarlo, giurami che lo farai!”
“Lo farò.”, disse il prete, ma il vecchio non poteva più sentirlo.
Sulla nave che lo riportava in Spagna il giovane sacerdote ebbe tempo per pensare; i lunghi mesi di prigionia lo avevano segnato, avevano minato la sua fede, le sue convinzioni.
Sentiva farsi più forti i dubbi e le domande che aveva sempre scacciato dalla sua mente, quelle incertezze che aveva cercato di colmare con gli studi teologici, quei brutti sogni di morte, sangue e distruzione che lo tormentavano come una maledizione, emersi dalle nebbie delle sue origini.
Tutto questo pensava, avvertendo l’assurdità della vita e l’inutilità di quella ricerca finita prima di cominciare, toccandosi quella strana voglia a forma di croce che aveva sul petto.

Roberto Bonfanti - 1990