venerdì 22 giugno 2018

Recensione: Come formiche in fila di Armando Marchetti


Troppo facile liquidare questo libro come un romanzo di formazione, eppure in qualche modo lo è. La vicenda, che vede un gruppo di adolescenti affrontare la fatidica estate del 2003, torrida e magica, carica di cambiamenti e turbamenti, si svolge a Collodi e già, se si parla di magia, basta pensare a ciò che evoca il nome di questo paese… poi si sposta qualche anno più avanti, con gli stessi personaggi a cercare di ritrovare i fili di vicende e amicizie che la vita tende a sciogliere e riannodare col passare del tempo e la crescita. Dalla narrazione corale emerge Ernesto, Ern per gli amici, quasi un alter-ego dell’autore, alle prese con la sua (quasi) storia d’amore con Alessandra, detta anche Holly, con un senso dell’umorismo singolare e con un passato che non gli è del tutto chiaro.
Troppo facile, dicevo, etichettare “Come formiche in fila” come “solo” un romanzo di formazione, tale è la densità del racconto, le derive psicologiche dei protagonisti, gli sconfinamenti in mille altri generi, al punto che ogni tentativo di inquadrarlo in una casella specifica risulta pretestuoso. Via, mettiamoci il timbro di narrativa contemporanea che, come tutti sanno, vuol dire tutto e niente, tanto per non fare la figura del recensore sprovveduto.
Ogni scrittore è quello che legge, in questo caso anche quello che vede e ascolta; qua e là si sentono echi di Stephen King, di Spielberg, nel finale lisergico e onirico fa una comparsata anche l’icona Kubrick, una bella jam-session di visionari!
Armando Marchetti sa scrivere (perbacco se lo sa fare!), lo fa in modo “cinematografico” ma non hollywoodiano, da major, più underground: dilata i fotogrammi, ama le descrizioni creative, i controcampo, gli avanti veloci e lo slow-rewind per mostrare quel dettaglio che a velocità normale era sfuggito, usa i giochi di parole, le citazioni, i termini di fantasia che tutti i ragazzi inventano per i loro linguaggi segreti. Se ogni tanto qualcuna di queste cose vi sfuggirà non importa, tutto quello che farà risuonare le vostre corde di lettori vale il prezzo del biglietto.