mercoledì 22 novembre 2017

Recensione: Un sabato italiano di Ariano Geta


Dubbioso79, Freddy e Goldrake decidono di rendere reale la loro conoscenza virtuale, nata su un sito di recensioni di prostitute, incontrandosi un sabato a Roma, in un giorno reso più problematico a causa di una manifestazione antigovernativa che rende blindata e militarizzata la città.
Ognuno dei personaggi arriva all’appuntamento con il proprio fardello di esperienze e la propria indole, segnata dalla disillusione e dalla rabbia, in un periodo della loro vita che non può certamente definirsi felice. Sono presto evidenti i contrasti e le dinamiche che si instaurano nel piccolo gruppo: chi si impone come leader, chi va a rimorchio e chi cerca, nonostante tutto, di prendere il meglio da quella strana giornata.
Per tutta la narrazione i tre vengono nominati solo con i nickname che usano sul forum online, il loro aspetto è appena accennato (si parla dell’uomo con il completo grigio, il trentenne in jeans e il piccoletto con la camicia gialla), come se l’autore preferisse non connotare troppo questi personaggi, concedendogli di rimanere quasi senza volto, concentrandosi sui loro diversi caratteri e sui trascorsi che hanno portato al naufragio attuale di tre esistenze comuni, forse fin troppo; uomini per niente dissimili dal nostro vicino, dal tipo solitario che abita in fondo alla via, da noi stessi.
Sottolineando che lo stile narrativo e la proprietà di scrittura sono, come al solito, ineccepibili, trovo questo libro più cupo e cinico degli altri che ho letto di Ariano Geta, prendo in prestito le parole dell’autore stesso, che mi sembrano le più adatte per definirlo: “Si tratta di un romanzo che differisce parecchio rispetto a tutte le altre cose che ho scritto: non c'è praticamente ironia, racconto la storia con la freddezza della cronaca interrotta da improvvisi guizzi di partecipazione emotiva.”
E in questo sabato qualunque, un sabato italiano, il peggio (non) sembra essere passato.