mercoledì 21 ottobre 2015

Bello il film, ma il libro mi è piaciuto di più



Nelle ricorrenti discussioni sui gruppi letterari di facebook la domanda se il film è all’altezza del libro da cui è tratto viene subito dopo la questione ebook/cartaceo e la diatriba fra chi è pro o contro i libri di Fabio Volo. Sull’ebook mi sono già espresso, su Volo non ho niente da dire, sui film, invece, mi va di spendere qualche parola. ça va sans dire che la butto un po’ in farsa come sempre, che ci volete fare, lasciatemi divertire.

Voi andate al cinema? Sì? Quante volte qualcuno vi ha chiesto com’era quel film e voi avete risposto: “Bello, ma il libro mi è piaciuto di più”? È quasi un cliché. Ci sono delle riflessioni da fare su questo punto. Prendiamo “Il nome della rosa”, grande romanzo, niente da dire, Eco è uno che ci sa fare con le parole. La sera, prima di dormire, leggo e mi appassiono alle vicende di Guglielmo da Baskerville, il mattino dopo vado all’ufficio postale per pagare la bolletta del gas e lo trovo lì, in fila per riscuotere la pensione, il mio francescano, uguale uguale, con lo stesso sguardo profondo e disincantato di chi ne ha viste tante, esattamente come me lo ero immaginato. Mi sorprendo a sbirciare se sotto il loden ormai liso indossa il saio d’ordinanza, ne studio il portamento grave e il movimento della testa che segue ciò che guardano gli occhi, il misurare ogni particolare di quello che lo circonda. Ok, non ha la barbetta corta che mi ero immaginato, si sarà rasato, avrà voluto cambiare look. Ho la mia immagine personificata e ogni volta che ne leggo le gesta lo visualizzo come mi è apparso quella mattina. Poi vedo il film, onestamente devo ammettere che anche questo è di ottimo livello, ma non trovo il mio anziano, Guglielmo è (sorpresa!) Sean Connery. Bravo, ottimo attore, ma il fatto è che… che io me lo ricordo a petto nudo, con i baffoni e il codino intrecciato, un mezzo selvaggio, che prima si intrufola di soppiatto dentro un testone di pietra volante, poi pianta un casino in una comune di fricchettoni immortalmente annoiati. Oppure finto spagnolo mentre fa a spadate nella brughiera dei suoi avi, scorrazzato in sidecar dal figlio per amore dell’archeologia, poliziotto implacabile alla caccia di Al Capone… e ora me lo ritrovo qui, uomo di fede e di scienza, alle prese con il vecchio cieco e invasato Jorge, il nemico del buonumore. E quindi mi si sovrappone tutto, mille facce per un unico volto, mi aspetto che dica qualcosa per farmi capire che sa che io ho capito, almeno che mi faccia l’occhiolino, così, un piccolo gesto, di sfuggita, quasi un tic, senza che il regista se ne accorga. Sì, lo ammetto che questi sono discorsi da alieno caduto sulla terra da un pianeta lontano, dove ogni cosa ha un solo nome e ogni nome indica una cosa sola. Lo so che il cinema è finzione. Ma se la finzione è tutta nella mia mente, in questa mia fiction non c’era proprio un ruolo per il pensionato delle poste? Mi era piaciuto tanto riconoscere in lui l’ex inquisitore, era il protagonista perfetto del mio film. Non sarebbe stato all’altezza? Ma se sembrava così credibile mentre chiedeva all’impiegata: “Signorina, ma questo mese non c’era l’aumento?”. Mai più! Da ora in poi la faccia di Guglielmo avrà il volto di Connery, nei secoli dei secoli. Vecchio mio, sei stato scartato al casting, la parte te l’ha soffiata l’azzimato playboy scozzese che, anche se non veste in smoking e non si circonda più di belle donne, rimane 007 nell’anima. Me lo immagino la sera, nell’intimità della sua cella monacale, che si fa un martini, agitato e non mescolato, o mentre, soprappensiero, gli scappa la fatal battuta: “Il mio nome è Da Baskerville. Guglielmo Da Baskerville”. 
Con questo non voglio affermare la superiorità della parola stampata sul cinema, non la penso così, almeno non in termini assoluti, vorrei solo far notare il diverso approccio della lettura rispetto alla visione. In una società che ci sommerge di immagini la capacità che ha il libro di stimolare la nostra immaginazione, di farci “vedere” con la mente è ancora, più di ieri, una facoltà da coltivare e conservare. Altrimenti ci ridurremo a meri fruitori di fantasie preconfezionate da altri, a una protesi passiva del nostro telecomando e del nostro divano.

P.s. Avete riconosciuto i film di Connery a cui ho accennato? Quasi tutti sono facili da indovinare, uno un po’ meno…