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sabato 12 dicembre 2020

Nathan K. Raven ci parla di Il silenzio dell'acqua - Il prezzo da pagare di Adriano Barone















Il Silenzio dell’Acqua – Il prezzo da pagare

Se stai pensando di aver già sentito questo titolo, beh, hai ragione. “Il Silenzio dell’Acqua – Il prezzo da pagare” è infatti il romanzo spin-off dell’omonima serie TV che, proprio mentre scrivo queste righe, viene trasmessa con una straordinaria seconda stagione su Canale 5 e spopola su Mediaset Play, chiaro segno dell’apprezzamento degli amanti dello streaming per l’invenzione delle penne di Leonardo Valenti e Jean Ludwigg, e la regia di Pier Belloni.

L’aspetto intrigante di questo romanzo è la sua singolarità anche come spin-off perché, invece di concentrarsi sui personaggi minori approfondendone le vicende, rimane incentrato sui vicequestori Andrea Baldini e Luisa Ferrari, protagonisti indiscussi della serie. Il thriller vibra di forza propria ed è come se volesse resistere ad ogni catalogazione, cercando - e trovando - una collocazione tutta sua.

Riesce anche a restare indipendente, con una bella trama autonoma che può essere apprezzata sia da chi non ha mai visto la serie, sia dai suoi più fedeli appassionati cui il romanzo strizza l’occhio in modo sapiente.

Primo caso in Italia di spin-off letterario di un prodotto audiovisivo, è di certo merito dell’autore Adriano Barone. Ma oltre alla penna c’è di più, e il lettore accorto non se lo lascerà sfuggire: una struttura che racchiude l’estro dell’autore e può essere ricondotta alla fantasia dei creatori della serie, Leonardo Valenti e Jean Ludwigg. Questi creano un’architettura narrativa solida, in grado di fornire ottimi spunti di elaborazione per l’autore; come in Inception di Nolan, i tre sono una squadra di sognatori, chimici e architetti.

Entriamo nel dettaglio.

Una nuova sfida, un mondo ostile

Il silenzio dell’acqua è una lusinga illusoria. Il mare ha una voce anche quando è calmo, le onde si frangono sugli scogli perché questi non scordino mai la sua forza. Puoi udire quella voce anche quando nuoti, mentre cerchi di tenerti a galla; puoi sentirla perfino quando ti immergi, restituirti dei suoni ovattati e in qualche modo più oppressivi. Poi, però…

Poi arrivi a un punto, in cui sei sotto. Giù. In cui l’acqua si fa oscura e l’orecchio non capta più nulla. Il mare tace. Ma quel silenzio ti ricorda che ti sei spinto troppo oltre, sei arrivato dove non avresti voluto. Ti manca l’aria. Il cuore batte al ritmo dei rintocchi di morte, quello che senti è la tua tomba liquida. Ed esiste un istante limite, la soglia terribile, se la oltrepassi il buio ti avvolgerà per sempre. Oppure puoi lottare, ribellarti, fare di tutto per guadagnare la superficie. Tornare a casa.

Questo è il mare in cui nuota il vicequestore Andrea Baldini durante un’indagine che giunge inattesa. Inizia tutto con un processo capace di farlo confrontare con le sue insicurezze, come uomo e come poliziotto: sì perché è nel processo, continua a ripetersi Andrea, che si vedrà se ha lavorato bene. Poi arriva un omicidio. Il secondo, in quella che continua a vedere come una tranquilla Castel Marciano. La collega della Mobile, Luisa Ferrari, non concorda con la sua visione, ma anche lei si ritrova in balìa di onde sempre più torbide dove niente è come sembra. Sprofondano entrambi, trascinati da false piste disseminate di follia, dietro cui il killer si nasconde con pratica plausibilità. Le sue tracce celano inganni e raccontano mezze verità, mentre le conseguenze dei suoi atti si fanno nere mani che serrano le caviglie di Luisa e Andrea e portano loro l’inquietudine dell’abisso. Per raggiungere la superficie dovranno dar fondo a loro stessi, tanto come esseri umani, tanto come investigatori, in un thriller denso di pericolo, angoscia e suspense che ti terrà incollato ad ogni pagina. Perché in una situazione come questa, l’intuizione giusta può fare la differenza tra l’aria della superficie e l’oppressione della tomba liquida.

Ma quale sarà l’intuizione giusta quando l’assassino gioca con la sua preda? Quale via di fuga, quale salvezza? Quando è ormai chiaro a tutti che comunque vadano le cose, sarà alto il prezzo da pagare. 

Nathan K. Raven



domenica 29 novembre 2020

Nathan K. Raven ci parla di Al buio... di Leonardo Valenti

 SO COSA HAI FATTO L'ESTATE SCORSA, 22 ANNI FA. D'INVERNO!

Ah ah. Divertente, vero? E invece no. Perché qui l'umorismo non c'entra niente. Perché il freddo dell'inverno è reale e rivela il gelo dell'animo umano.

Un gruppo di ragazzi, una notte brava e un segreto oscuro che non vuole essere dimenticato. Il nodo alla gola, la paura, il pericolo che corre lungo la lama del coltello. Non il semplice taglierino che usa Michela per ferirsi e sentirsi libera. Ma si può essere davvero liberi?

Non lo è Michela che si trasferisce in un borghetto sperduto sotto un cielo di tedio, dove le case sono edificate su fondamenta di noia. Il posto è tranquillo, almeno finché la protagonista non si accorgerà di come in un luogo simile la morte ti segue ad ogni passo, in un dedalo di inquietudini che l’autore costruisce con crudele precisione. Padrone della regola aurea del “lascia che ai tuoi personaggi succedano cose orribili” tratteggia una tela di sospetti con un affilato pennello di sangue: si inizia con un morto e diversi indiziati, ognuno con un suo movente e la possibilità di compiere il delitto. Mentre il mistero sull’identità dell’assassino sembra chiarirsi, ecco che i potenziali colpevoli diventano a loro volta vittime. A quel punto è il brivido dietro la schiena a parlare: e se il primo morto non fosse morto? Se fosse in qualche modo tornato, assetato di cieca vendetta, incapace di distinguere tra innocenti e non? La protagonista si volta nel tunnel dei suoi pensieri oscuri: suda, è affannata, braccata; si rende conto di essere sola… Al Buio! Si può scappare dall’inesorabile vendetta di un morto?

Ecco a voi un bel thriller raggelante, il racconto di Leonardo Valenti. Ternano, classe 1975, un tipo simpatico, uno che di "storie di morti ammazzati" se ne intende giusto da una vita: già sceneggiatore di serie tv a tema crime come “Romanzo Criminale” e la più recente “Il Silenzio dell’Acqua” che proprio quest’anno è in prima visione con una seconda stagione ad alto tasso di suspense. Da non perdere!

Valenti si cimenta in questa prova su carta, regalandoci tutta la sua esperienza. Con polso fermo e sapiente uso della “cassetta degli attrezzi” elabora un teen thriller dai marcati contorni splatter, dove niente è lasciato al caso. Ottima la costruzione e l’intreccio, notevole lo stile capace di mantenere alta la tensione pagina dopo pagina, fino al suo truculento culmine. Buona lettura, per chi ha il fegato di guardare senza paura l’unico riflesso di luce nell’oscurità. Già, perché potrebbe essere quello della lama di un coltello che riflette la luce dell’ultima luna che vedrete. Difficile dirlo, quando si è Al Buio!

Nathan K. Raven





domenica 19 gennaio 2020

Colloqui con l'autore: Antonella Sacco


Libri sotto l'albero è stata l'iniziativa promossa da Sergio Bertoni, Roberto Bonfanti, Camillo Carrea, Concetta D'Orazio e Antonella Sacco, durante il periodo delle festività natalizie. 
L'idea originaria, vale a dire quella legata alla promozione di un proprio libro, si è rivelata l'occasione per rivolgersi ai lettori, presentando non solo il romanzo in esame ma pure la personalità e la maniera di approcciarsi alla scrittura di ognuno di noi.
Nel particolare, abbiamo deciso di presentarci attraverso un'intervista che ci vedeva impegnati a rotazione.

sabato 21 dicembre 2019

Imparare le lingue con libri ed e-book

Pensate a coniugare il piacere della lettura di classici con lo studio delle lingue straniere. Una casa editrice digitale, Kentauron, si è specializzata in questo campo, pubblicando delle edizioni specifiche, sia cartacee che per kindle (quindi anche per tutte le applicazioni gratuite di lettura su pc o smartphone) e gli altri e-reader, con testi a fronte dinamici, che si adattano cioè alla misura del font scelto e all’orientamento della pagina.
Credo proprio che si tratti di un ottimo strumento didattico, sia per gli studenti che per tutti i lettori interessati allo studio delle lingue, oltre alla possibilità di scoprire (o riscoprire) autentici capolavori della letteratura, con il vantaggio di prezzi veramente alla portata di tutte le tasche.
Sul sito di Kentauron trovate maggiori dettagli e la lista completa dei libri e degli e-book pubblicati.


I testi paralleli, con traduzione a fronte, su due colonne nella stessa pagina, invece che su due pagine contrapposte, facilitano la lettura e il confronto fra le frasi nelle due lingue.
Disponibili sia in edizione cartacea spedita da Amazon che in formato ebook (formato Kindle e Kobo/Apple iTunes).
Molteplici edizioni bilingui e monolingua: in italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese europeo, portoghese brasiliano, olandese, russo e latino.
Per usi didattici e da collezione


Attualmente sono già stati pubblicati più di 60 titoli in molteplici coppie di lingue che comprendono classici della letteratura come Le avventure di Pinocchio, Il Piccolo Principe, Alice nel Paese delle Meraviglie e Il Mago di Oz, libri di impegno sociale come La servitù delle donne di John Stuart Mill, antologie di poesia e libri contemporanei, e molti altri sono in fase di pubblicazione.


martedì 17 dicembre 2019

LIBRI SOTTO L’ALBERO


Un’occasione per conoscere qualche autore indie e le sue opere.

Dal 18 al 23 dicembre ogni giorno, su facebook, un incontro con un autore, con interviste, domande, discussioni sui suoi libri.

Calendario:
18 dicembre – Antonella Sacco
19 dicembre – Roberto Bonfanti
20 dicembre – Maria Concetta Di Stefano
21 dicembre – Bianca Deprado
22 dicembre – Sergio Bertoni
23 dicembre – Concetta D’Orazio

Non mancate, vi aspettiamo qui.

lunedì 9 dicembre 2019

Wally G. Fin


Sono entrato in contatto con Wally G. Fin nel 2013, frequentando gruppi di facebook ad argomento letterario. Con lui, come con altre persone, ho instaurato un rapporto, per quanto virtuale, che mi sento di definire amichevole; ci scambiavamo spesso impressioni, commenti e consigli, sia in forma privata che nei post di fb e twitter.
Alcuni mesi fa ho notato che aveva diradato molto la sua presenza sui social, fino ad abbandonarli del tutto. Per qualche tempo ho chiesto a conoscenti comuni sue notizie, non ne ho avute e ho pensato che si fosse semplicemente allontanato dal web, comportamento più che legittimo, anche se qualche volta ho pensato a ipotesi peggiori.
Solo qualche giorno fa ho saputo che, purtroppo, Wally è mancato questa estate.
Non mi sono sentito di indagare sui particolari della sua dipartita, queste cose appartengono a una sfera privata che credo sia giusto rimanga tale. L’attività di Wally sul social era, come per tutti noi, ovviamente, solo la punta di un iceberg di affetti e legami che posso solo immaginare; la vita con i suoi cari, famigliari e amici, ai quali va il massimo rispetto per il loro lutto.
Però, quella parte di cammino che abbiamo percorso insieme, se volete marginale, senza averlo mai incontrato di persona, fatto di parole scritte su una tastiera e lette su uno schermo… non mi può lasciare indifferente, come non può farlo ogni interazione che ho con qualsiasi altro individuo qui, su internet intendo. Perché questa è una forma di relazione (senza bisogno di dover sottolineare “differente”) fra esseri umani.
In particolare con chi, come Wally, ho avuto tanti e frequenti scambi di opinione.

Nel 2014 avevo pubblicato una sua intervista su questo blog (leggi qui), allora neonato, nella quale riassumeva il suo pensiero sulla lettura e la scrittura. Alcune sue parole mi avevano colpito: con il disincanto che gli era tipico manifestava il desiderio che le sue opere gli sopravvivessero. Oggi mi sento, nel mio piccolo, di contribuire a far sì che questo avvenga.
Il suo gusto di lettore gli faceva prediligere le spy story e i romanzi d’azione. Quando ha deciso di cimentarsi con la scrittura ha creato una serie, “Eroi imperfetti”, composta da quattro capitoli, con protagonisti Marco e Bia, una coppia di improbabili agenti segreti che vivono le loro avventure in terre lontane ed esotiche, ambienti che Wally aveva conosciuto bene nei suoi frequenti viaggi all’estero per il suo lavoro di ingegnere trasfertista.
Sono romanzi di puro intrattenimento, scritti con gusto e passione, un mix di thriller, azione ed erotismo, assolutamente degni di reggere il confronto con la narrativa di genere, assimilata da tanti maestri d’oltreoceano.
Proprio la professione che lo aveva portato a vivere lunghi periodi fuori dall’Italia, in particolare in Medio Oriente e in Oceania, lo aveva ispirato a scrivere e pubblicare due volumi “Cinque anni in Iraq” e "Cinque anni in Australia”, dove il ricordo del suo contributo alla costruzione di centrali termoelettriche si alterna alla descrizione di usi e costumi del paese dove risiedeva e di tutte le difficoltà dell'interagire con tante persone provenienti dai quattro angoli del globo, con risvolti talvolta comici, altre volte seri e drammatici.
Un altro interesse che Wally coltivava da tempo era quello per l’attentato alle Torri Gemelle del 2001. Nel corso degli anni aveva accumulato molto materiale sull’argomento, pubblicato nell’ebook “911, il numero della Bestia”, un saggio che pone l’accento sulle incongruenze e sui misteri legati a uno dei più importanti eventi della storia moderna.
Come dicevo prima, l’intento di queste righe è di fare in modo che la sua eredità di scrittore non vada persa.
Mi piacerebbe che chiunque lo abbia conosciuto, sia di persona che sui social, lasciasse nei commenti un ricordo, un aneddoto, un semplice saluto.
Ciao Wally, non ti dimenticheremo.


giovedì 27 dicembre 2018

Un anno di libri 2018


Con il 2018 che volge al termine torna il solito appuntamento con il riepilogo dei migliori libri ed ebook che ho letto nel corso dell'anno. Come sempre prendo in considerazione solo le opere di scrittori indie, cioè autopubblicate o stampate da piccole e medie case editrici, i titoli famosi non hanno certo bisogno del mio modesto contributo. L’ordine di citazione è sparso e non c’è una classifica di gradimento, sono semplici consigli di lettura che auspicano a proporre degli autori, magari misconosciuti al grande pubblico ma che, secondo me, meritano maggiore visibilità. Cliccando sui titoli potrete leggere le recensioni complete pubblicate sul blog.

Comincio con Spazz-Never: Double Trouble di Nathan K. Raven. Questo è un romanzo fuori dagli schemi, come e più del precedente. Nei suoi vari piani di lettura contiene tante cose: avventura, umorismo, sberleffo e metafora, gli specchi deformati di una società bizzarra e caotica, la nostra. Il buon Nathan ha suddiviso il corposo librone in due volumi, li consiglio entrambi, senza se e senza ma.

Skydark (Cronache di una Guerra Galattica Vol. 3) di Gianluca Ranieri Bandini. Gianluca è un ospite fisso del mio blog, che ci posso fare se lui continua a scrivere ottimi romanzi di fantascienza? In questo caso la conclusione di una bella space-opera dall’intreccio complesso e avvincente.

Come formiche in fila di Armando Marchetti. Un romanzo di formazione che scivola in mille rivoli letterari. L’autore sa scrivere (perbacco se lo sa fare!), lo fa in modo “cinematografico”: dilata i fotogrammi, ama le descrizioni creative, i controcampo, gli avanti veloci e lo slow-rewind per mostrare quel dettaglio che a velocità normale era sfuggito, usa i giochi di parole, le citazioni, i termini di fantasia che tutti i ragazzi inventano per i loro linguaggi segreti.

Tutto è tenebra di Massimiliano Riccardi. Un solido thriller d’azione ambientato nell’America della corruzione, degli interessi occulti e degli intrighi di potere. Massimiliano è uno scrittore che non sfigura affatto nel confronto con autori più famosi, grazie a una prosa avvincente che mischia azione e introspezione psicologica, capace di disegnare dei personaggi vividi e a tutto tondo.

Fermo! Che la scimmia spara di David Cintolesi. Bell’esordio per questo giovane scrittore, alle prese con dieci racconti fra il pulp e il surreale, con schizzi di horror e di noir, venati da un umorismo nero shocking. Imperdibile per chi ama Palahniuk, Ammaniti, Bukowki e il cinema di Tarantino e Rodriguez.

Anche Prigionieri di Claudia Calisti è un’antologia di racconti. Cinque storie con protagonisti due reporter investigativi, le cui vicende sembrano prese dalla cronaca nera e romanzate nello stile chiaro e sottilmente ironico che già avevo apprezzato in altri libri di Claudia.

Ritrovarsi di Loriana Lucciarini, Una commedia rosa ambientata a Dublino, apprezzabile per la scrittura fluida e leggera, con un intreccio efficace, lontano dagli stereotipi del genere. Questo è il romanzo adatto per immergersi in una storia piena di buoni sentimenti.

Le chiavi di Platone di Marco Tempestini è un thriller particolare, ambientato a Roma negli anni del boom economico e della Dolce Vita, con risvolti di fanta-politica. Una volta iniziata la lettura è difficile staccarsi dalle pagine di questo romanzo.

I Beatles e la malinconia di Stefano Vestrini. Il racconto struggente di un viaggio a Liverpool, sulle tracce dei Fab Four, fra memoria e nostalgia, fra suggestioni musicali e culturali, durante il quale Stefano si riscopre più beatlesiano di quanto pensava.

Fuga dal vuoto: Storie di uomini sconfitti di Jacques Oscar Lufuluabo. Sette racconti di uomini fuori posto, dolorosamente pensanti, consapevoli che esiste una possibilità, una via di fuga verso una dimensione dove sentirsi più liberi, più completi ma, tuttavia, incapaci di afferrarla fino in fondo. Bella scrittura, ricercata e mai banale.

Ombre di Antonella Sacco. C’è qualcosa di kafkiano in queste storie, nell’incomunicabilità e ineluttabilità degli eventi, un’imperscrutabile e caotico karma che non ha bisogno di trovare una sua logica per imporsi come protagonista dei racconti di Antonella.

Aikawa High School - volume 1 e volume 2 di Inagheshi. Che può fare un eccellente scrittore, appassionato di cultura giapponese, se ha voglia di cimentarsi nella realizzazione di manga, pur non essendo un disegnatore? Si procura il software di grafica adatto, sceglie lo pseudonimo di Inagheshi e produce una serie a fumetti di qualità encomiabile. Non ci credete? Provate a leggerli.

Auguro a tutti un 2019 di letture interessanti, sorprendenti, inaspettate.

giovedì 20 dicembre 2018

giovedì 1 novembre 2018

THE COVER EXPERIENCE Pt. 2 di Nathan K. Raven

Altro giro, altra corsa. Dopo The Cover Experience Pt. 1 (che trovate qui), ospito nuovamente sul mio blog Nathan K. Raven (per sapere chi è Nathan cliccate qui) che diquisisce sulla realizzazione della copertina del secondo volume dedicato alle avventure di Spazz-Never. Ecco le parole dell'autore, in tutto il loro splendore...

THE COVER EXPERIENCE, Take Two

L’inizio del 2014 è stato un tornado sulla quantità di lettori e di riflesso anche sulle vendite. Rob e io - e quando dico Rob e io intendo in questo caso più Rob che non io – insomma, Rob e io avevamo trovato il modo di scamparla grazie a una copertina quasi oltraggiosa, capace di invertire la rotazione di quel tornado e di mandarlo affa… Fa troppo caldo ultimamente, no? Il surriscaldamento globale è il colpevole. Dicevo, affanculo.

Eh? Ma come?! Chi mai oserebbe scrivere la parola “affanculo” in articoli dove non ci si aspetta la parola affanculo, rischiando di essere mandato affanculo da tutti quei benpensanti che odiano leggere affanculo? Chi?! Nathan K. Raven, ecco chi.

E così avevamo trasformato una sicura catastrofe in un caldo e bellissimo giugno. Tanto bello che ci avevamo preso gusto e ormai sulle copertine e altri aspetti non si faceva altro se non scherzarci. Un caso per tutti, la mitica copertina della Jappo Edition de Le mirabolanti avventure di Spazz-Never. A un tratto eravamo samurai occidentali alla conquista di un Giappone armato di missili intelligenti kamikaze senza famiglia e quindi senza niente da perdere. Andò benissimo. La prima copia la comprò l’imperatore, si fece un bel po’ di Jappo risate – così scrive il biografo imperiale – poi emanò un editto con il quale proibiva non solo la lettura, ma anche la semplice menzione del mio libro e del mio nome. La prima copia è stata anche l’unica. E andiamo!

Con un successo così strepitoso, c’era da aspettarsi il peggio. E si sa, al peggio non piace deludere la gente. Se lo aspetti, lui viene. Due volte, nel mio caso. E senza nemmeno un invito a cena, dei fiori, chessò, un cinemino. Niente.

     HERE COMES TROUBLE. DOUBLE TROUBLE.

A quel punto cercavo di sfuggire a tutti quei Ninja imperiali, che non avevano intenzione di insegnarmi ad amare o di svelarmi la ricetta segreta per un sushi da paura – eh, no! Visto? ‘sti Ninja di oggigiorno custodiscono segreti come pochi. E dire che quando li ho visti sguainare le spade e tirare fuori gli shuriken mi sono detto “Evvai! Sushi!” invece no, volevano discutere. A rasoiate e occhiatacce. Avrei detto imprecazioni, ma i Ninja sono silenziosissimi. Eppure riescono a essere così maleducati quando ci si mettono, fateci caso, sta diventando un problema sociale!

Io tentavo di evitare i loro strani e silenziosi inviti a cena, mentre dall’altra parte c’erano tutti quei lettori che mi chiedevano di scrivere un seguito. Anche in questo caso, e a meno che non si trattasse di minacce, non erano richieste verbali, utilizzavano piuttosto un linguaggio fisico ricco e variegato in fatto di lemmi, legnate e dolori. 

Cosa ho pensato? Qualcosa del genere:

«Ma che vogliono questi?! Sono passati SOLO quattro anni!»

Incredibile, ragazzi! Uno non può nemmeno più gigioneggiarsi in una vita fatta di cazzate, sesso, alcol e scelte sbagliatissime che all’improvviso, dopo pochissimo tempo e senza fare nemmeno ‘ciao’ con la manina ti chiedono pure di lavorare!

Poi mi sono ricordato che, in fondo, al secondo episodio ci stavo pensando da parecchio. Con il primo avevamo preso un bel martello da carpenteria, il classico “martellone da chilo” che di chili ne pesa di più. Lo avevamo sollevato e posato su quasi tutti gli aspetti del libro con la delicatezza di un fabbro ferraio che scopre di aver finito la birra. Avevamo creato un punto di rottura con la tradizione, un “guarda che cosa si può fare con la penna e un pizzico di faccia tosta”.

Era quella la direzione anche per il secondo? Quasi certamente sì. Ma scelsi di no. Conservai la faccia tosta, ma non il pratico tappino dosatore del vasetto. Quindi niente pizzichi, camionate. Valanghe. Io che sbatto il fondo del vasetto con veemenza, urlando maledizioni in giapponese antichissimo per atterrire i Ninja.

Il resto sarebbe stato pura innovazione e improvvisazione creativa, a cominciare dalla struttura con i suoi archi narrativi che riprendono e ampliano un certo capitolo mai narrato nel primo episodio. Un arco narrativo inverso uncinato, infilato in una percezione amplificata del nostro buon errore. Ok, eroe. Una cosa che guarda, nemmeno sto a spiegartela come ho potuto concepirla, a metà tra la folgorazione illuminante e la permanenza di necessità in bagno quando tolgono la corrente. Accade sempre più spesso, fateci caso, sta diventando un problema sociale!

E con ogni probabilità non è nemmeno l’elemento migliore del Double Trouble. Sì, era quello il titolo a cui ho pensato fin da subito. SPAZZ-NEVER: Double Trouble. Perché era il secondo episodio, perché adoro i film con Bud Spencer & Terence Hill, perché i nostri soggettoni avrebbero dovuto affrontare il doppio dei problemi cui erano abituati. Perché sì. 

Insomma, tutto bello, tutto molto interessante – se sei fatto di crack – tante belle idee, folgorazioni, permanenze all’oscuro, problemi sociali. Per fare un dispetto ai Ninja sono stati aggiunti perfino dei samurai. Ma come comunicare tutto questo al buon Roberto – che, lo ripeto, immagino cattivissimo – come arrivare a una copertina che esprimesse lo spirito del libro? 

L’idea per il titolo ce l’avevo, limpida e cristallina. Mi immaginavo già la scritta SPAZZ-NEVER, bella grande, a caratteri cubitali e su due livelli, per rompere anche a livello grafico con il primo episodio. In mezzo ai due livelli avrebbe dovuto trovarsi la scritta Double Trouble a caratteri molto meno cubitali. Più piccola, subdola, a spaccare in due il nome Spazz-Never proprio come la serie di indicibili eventi che gli capiteranno tra capo e collo. Boom! Funzionava.

Colore giallo quasi come il primo, ma più vivo con in più un bellissimo effetto realizzato da Rob su questa indicazione:

«Fammelo tipo a macchie di ruggine all’interno, ma con un colore che ricordi più il sangue.»

Nemmeno io so cosa mi passa per la testa. Onesto. Però il titolo c’era, e che stile! A metà tra la tamarrata di classe e il wtf studiato bene. Una specie di Tango&Cash ambientato a Twin Peaks, girato come Quei bravi ragazzi, però da un cineasta un po’ alle prime armi, seppure molto appassionato.
Ecco, la nostra era la scritta della locandina di quell’ipotetico film.     

Ma la copertina per intero? Cosa metterci come immagine? E qui ci siamo impelagati per mesi. Siamo partiti dall’idea iniziale di metterci su i vari personaggi combinati insieme in posa eroica, un po’ per richiamare il discorso meta- fumetto fatto in precedenza. Se da un lato dopo un po’ abbiamo capito che era un modo per conformarsi al primo episodio, dall’altro i personaggi sono troppi per chiunque. 

Si è passati a ragionare per preponderanza di elementi, a partire dal protagonista, realizzando un ventaglio di carte di copertine sulle quali di volta in volta uno dei due era poco o per niente convinto. Mi venne poi l’intuizione, una copertina fedele allo spirito più oscuro del libro. E dopo diversi tentativi nemmeno troppo convinti come le cataste di teschi che facevano troppo Terminator 2, ho deciso per il teschio tatuato, elemento caratteristico della storia. 

Dopo la consueta fase di ritocchi e aggiustamenti, in cui Roberto ha dimostrato una pazienza disumana, avevamo le modifiche perfette per la copertina ideale, quella che sono sicuro sarà l’icona del Double Trouble negli anni a venire.

Ma non finisce mica qui! Un certo alone di sfiga stava pervadendo i fogli di carta, la sua aura madida di terrore trasudava, aveva appena infettato la realtà. Che cosa si muoveva nell’ombra? Quale pericolo si può nascondere in una stamperia clandestina? E ancora non si era parlato di un terzo libro. 
(Continua... probabilmente)

giovedì 25 ottobre 2018

THE COVER EXPERIENCE Pt. 1 di Nathan K. Raven

Ospito sul mio blog le considerazioni del buon Nathan K. Raven riguardo alla ri-creazione della copertina del primo episodio delle avventure di Spazz-Never, intitolato, con sommo sforzo di originalità dall'autore stesso: "Le mirabolanti avventure di Spazz-Never". Ma ora lascio la parola a Nathan...

THE COVER EXPERIENCE Pt. 1

Lo sai che esistono tante guide per realizzare una copertina? Spettacolare! Io me ne sono accorto solo dopo averne ideate ufficialmente tre-barra-quattro e solo perché me ne ha parlato Roberto Bonfanti, l’entità provvidenziale che ha curato la realizzazione grafica delle mie.

Non mi sento proprio nessuno per redigere una guida. Ho rispetto per chi lo fa e trovo che siano risorse utili, avendone usata una anch’io per formattare un testo. Però se mi mettessi a buttare giù due righe schematiche non dico che mi sentirei arrivato, quantomeno penserei di aver fatto il punto su un argomento e penso che questo potrebbe rovinarmi la digestione.

Perché tutta la mia espressività artistica è frutto del suo stesso divenire e si trova stretta nelle regole e negli schemi. Anche in quelli di una guida. Quindi eccomi qui a scrivere quello che una guida non è, piuttosto, mettiamola così, ti racconto un’esperienza. Ovvero quello che abbiamo passato Rob e io per le copertine della Saga di Spazz-Never, che al momento è costituita da tre libri e tantissime imprecazioni.    

Chi sono io? Nathan K. Raven.

P.S.: E chi razz’è, Nathan K. Raven? Leggi qui.

     L’ANTEFATTO

Ovvero “Vabbè, Rob, famme ‘sta copertina”. Parlo un romanaccio così stereotipato che dovrebbe essermi proibito per legge.


Eravamo quasi a metà dell’anno della disgrazia 2014 e da ormai più di due anni al grido di “BUY MY BOOK OR DIE” vendevo ‘Le mirabolanti avventure’ nella loro agghiacciante versione con copertina brutta – storia vera. Vera e triste. Perché raschiando il fondo dell’utenza di un sito di vendite online con sempre meno utenti, due soldi me li ero fatti pure, abbastanza da sentirmi tranquillo e non considerare alternative che al tempo nemmeno conoscevo. Tipo Amazon. 

Anno della disgrazia 2014 perché, considerando il numero di lettori come una parabola tristemente discendente, per la prima volta, a inizio 2014, si è sentita la differenza con il volume di lettori cui ero abituato nel 2012. Intendiamoci, rispetto alla situazione attuale era oro. La spietata tristezza delle parabole tristemente discendenti è che quando scendono chissà se poi risalgono. Se continua così, tempo sei mesi e a leggere saremo rimasti in quindici, contravvenendo in pieno alla risposta giusta per ogni domanda. 42. Sono già schiacciato dal peso dell’eventualità di un simile paradosso! 

Sarà la volta buona che dimagrisco. Bisogna sempre trovare il lato positivo, in particolar modo se sei un elettricista.

Ma di che stavo parlando? Ah, già. La guida. Che guida non è. 

Insomma, nel 2014 la nave non stava affondando. C’era solo una falla larga quanto un pianoforte obeso e qualcuno si era messo a fare esperimenti con accendini e lanciafiamme nella polveriera. 

Ora, io sono proprio l’ultimo a voler limitare la scienza, ma il pensiero delle mie tristi membra e delle mie stanche chiappe sparse a pezzettoni a dritta e pure a babordo non mi entusiasma ora come non mi solleticava allora.

Per questo quando il buon Rob mi ha suggerito di migrare su Amazon ho acconsentito subito. Dopo appena una settimana, giusto il tempo di vedere se c’era davvero un figlio dell’ignoranza a condurre esperimenti esplosivi in una polveriera. Beh, c’era. Non conosco il suo nome, ma in molti lo chiamano “il governo”. Va’ a sapere!

Allego estratto del dialogo con Roberto, a riprova della veridicità dei fatti:

«Vieni su Amazon.»
«Ok.»

Che non sarei andato da nessuna parte con quella copertina era chiaro pure a un mandrillo narcolettico e analfabeta funzionale. Quindi ci ho messo solo cinque giorni a capirlo.

Ed è in questo frangente che, dopo non so quanta pressione dal buon Rob – che io immagino cattivissimo – nasce la seconda stavolta bella copertina de ‘Le mirabolanti avventure di Spazz-Never’.

Non so se si è trattata di vera e propria concezione creativa da parte mia, ricordo solo il mio “Vabbè, Rob, famme ‘sta copertina” seguito dal suo “usa questa”.         

Ma cos’era successo in mezzo? Era passato così tanto tempo da farmi desistere dal bere? Nah.

     THE FIRST COVER IS THE NEETEST

Va bene anche Neatest. Vedi, a sapere l’inglese e le canzoni? Che poi io ne conosco solo due. Quella [The First Cut Is The Deepest] e Jingle Bells. Ma non tutta, solo il ritornello. E anche lì, non proprio tutto tutto. Solo quella parte che fa “Jingle Bells, Jingle Bells” poi improvviso. Anche se di solito mi sparano prima.

La vecchia copertina, quella brutta, quella che quando sarò famoso varrà più o meno ventordici strilliardi, vedeva John Spazz-Never davanti alla tv con in mano un telecomando che NON sembrava un telecomando e una bandierina triangolare dei Califoggia Schiappers, l’ormai celebre – ma chi te conosce – squadra di football brocca e sfigata.

Sì perché, come ogni eroe di questo mondo, Spazz-Never a un certo punto deve lottare contro le vere insidie. Tipo la troppa pubblicità durante i programmi e le partite di football. E quindi eccotelo ritratto in copertina con la strabordante ‘NO WAY!’ racchiusa in un balloon. Più meta-cinema e meta-fumetto di così non si può. 

E infatti non si poteva. Roberto prende il NO WAY e lo schiaffa sulla maglietta del nostro errore, pardon, “eroe”. Una maglietta rivelata dall’insolente spostamento di giacca e camicia, con quella faccia strafottente lì che ha solo Spazz, fedele alla tracotanza che regna indisturbata nello spirito del libro. È l’uomo in ribellione che si toglie il cappio del conformismo. È l’animo punk rock che viene fuori. È Spazz-Never, al grido di Chi se ne frega! 

Abbiamo ragionato sui font per creare un effetto distaccato, da locandina autoironica e caricaturale; ho detto a Rob di rimpicciolire il nome autore per metterlo in secondo piano rispetto al resto; e poi fondo nero. Perché real men wear black.   

Ed eccola lì. Ce l’avevamo. La cover perfetta. 

Un andare indietro spingendosi in avanti. Si respira l’aria del 1895 ai tempi di Yellow Kid e le sue maglie espressive, ma allo stesso tempo si fa un passo avanti rispetto alle ben note copertine dei libri. 

Questa è vettoriale ma non troppo, parla chiaro al lettore e non te le manda a dire. Ti fa capire cosa trovi nel libro, il registro, l’atteggiamento. Ti dice che se cerchi la solita lettura stucchevole ed emotiva è meglio se ti fai un giro. Possibilmente lontano.

Spazz-Never quando scala la montagna non perde il fiato per la sfacchinata perché ha un fisico irrisore delle difficoltà e non lo perde nemmeno per ammirare il panorama – incantevole, peraltro – perché troppo determinato e concentrato sull’obiettivo non aveva certo tempo per queste minchiate.

Avevamo per le mani una copertina onesta con il lettore e questo ha ripagato, facendo del primo episodio della Saga un libro che viene acquistato volentieri anche dopo oltre quattro anni dalla sua seconda edizione. 

(Continua... forse)

giovedì 12 luglio 2018

Consigli di lettura per chi ha Amazon Prime

Da pochi mesi è disponibile anche in Italia il servizio Prime Reading, una selezione di ebook gratuiti per chi ha l'abbonamento a Amazon Prime. Olte a libri famosi ci sono parecchi volumi di scrittori self-publishing o editi da CE poco conosciute, ve ne propongo alcuni che ho letto o dei quali conosco l'autore tramite altre opere, oppure che mi sono sembrati interessanti per argomento e recensioni. Cliccando sul titolo o sulla copertina andrete direttamente allo store online.

La notte delle falene di Riccardo Bruni
Genere: thiller



Il vampiro di Venezia di Giada Trebeschi
Genere: Giallo storico



Sigmund Freud si Marco Bonfade
Genere: Fumetti



Genere: manuali



Cinque anni in Iraq di Wally G. Fin
Genere: Biagrafie, viaggi



Credici (#Creed1) di Keihra Palevi
Genere: romance, avventura



Genere: dark fantasy



Genere: Thriller, romance



Venerdì 17 di Dominique Valton
Genere: thriller



L' Intruso: E altri racconti di Sergio Bertoni
Genere: racconti



Racconti sensazionali di Hiroshi Miura e Ariano Geta
Genere: racconti



Per finire (piccolo spazio pubblicità) consiglio anche il mio.
Il primo a tornare fu il cane di Roberto Bonfanti
Genere: racconti


Naturalmente ce ne sono molti altri, se qualcuno vuol dare dei consigli può postarli nei commenti.
Buona estate e buone letture.




venerdì 30 marzo 2018

Incognite e L'uomo del banco dei pegni


Oggi pomeriggio sono stato ospite di una trasmissione di una web radio, Incognite, un programma dove i conduttori leggono e commentano dei racconti. Un mio racconto, L’uomo del banco dei pegni, tratto dalla raccolta Il primo a tornare fu il cane era stato scelto per la lettura. Uno dei due speaker è un mio amico e quando, qualche tempo fa, mi ha invitato a partecipare per fare una breve intervista ho accettato di getto. Poi, mano a mano che la data si avvicinava ho iniziato ad avere un po’ di ansia; immaginavo che mi sarei bloccato di fronte alle domande, che avrei farfugliato cose senza senso e incomprensibili, essendo ben conscio della mia difficoltà a parlare di quello che scrivo. Proprio oggi ho letto un articolo di una blogger che parlava di questo argomento, un pezzo in cui mi sono riconosciuto. In passato ho tenuto qualche corso inerente la mia professione e credo di essere stato sciolto e disinvolto nello spiegare agli allievi le funzioni di un mixer audio o di come si allestisce un piano luci in teatro, ma in quel caso si trattava di aspetti tecnici, di macchinari e attrezzature, tutte cose in cui conta solo l’esperienza e la conoscenza, argomenti asettici, niente di personale. Parlare di ciò a cui tengo, che faccio solo per passione, nel quale ho messo impegno e creatività è tutto un altro paio di maniche. Com’è andata a finire lo potete vedere e sentire qui

Da questa esperienza posso trarre due conclusioni: la prima è che sentire qualcuno che legge i miei scritti mi ha fatto uno strano effetto, gli accenti e i ritmi di un lettore diverso da me talvolta mi confortavano sulla scelta di certe frasi, altre mi facevano riflettere se fossero effettivamente quelle più adatte. La seconda è che le mie paure erano fondate; nonostante Ginevra, Marco e Massimiliano (e di questo li ringrazio) abbiano fatto di tutto per mettermi a mio agio ho effettivamente farfugliato cose non molto comprensibili.

lunedì 26 marzo 2018

Il mio primo computer

Su invito generico dal blog di Ariano Geta, a sua volta nominato da Ivano Landi che ha proposto ai suoi compagni di blogging la partecipazione al me.me. Il mio primo computer partito da un'idea di Red Bavon. Sono previste delle domande di aiuto - comunque non vincolanti, si può rispondere anche senza basarsi su esse - per sviscerare meglio l'argomento.
Ritorno indietro nel tempo a un epoca precedente a Windows e al Mac, più ingenua ma, forse, più felice (soprattutto per me che stavo uscendo dall’adolescenza).


Quale è stato il mio primo computer?
Un Sinclair Zx Spectrum, acquistato nel 1983, scelto principalmente perché costava meno del suo concorrente Commodore 64.

Chi ha comprato o regalato il mio primo computer?
Me lo sono comprato da solo, mettendo da parte i soldi guadagnati con dei lavoretti estivi.

Quali sono stati i primi software che usavo sul mio primo computer?
C’erano dei giochi e software di grafica, ma soprattutto riviste (in particolare l’inglese Your Computer, la vera bibbia degli home-computer, come si chiamavano all’epoca) grazie alle quali avevo imparato a programmare in basic e linguaggio macchina, un’incomprensibile sequenza di 0 e 1 che, come per magia, facevano fare a quella macchinetta infernale cose, appunto, magiche, almeno per me e per l’epoca. Parlarne adesso sembra inconcepibile, ma lo Spectrum andava collegato alla tv, mentre i programmi si potevano registrare e caricare da audiocassetta, non vi dico quante volte, dopo un quarto d’ora d’attesa per il caricamento, sullo schermo compariva la scritta “error loading”, e partivano sequele di improperi irripetibili.

Chi mi ha iniziato all’uso del mio primo computer?
Da solo, vedi sopra.

Insieme a chi usavo il mio primo computer?
Da solo, ma scherziamo? Guai anche solo a parlarne al di fuori della cerchia di amici pre-nerd.

Che fine ha fatto il mio primo computer?
Molti anni dopo l’ho regalato al figlio adolescente di un vicino.

Taggo Pagine Sporche di Mario Pacchiarotti e chiunque altro voglia partecipare.

sabato 17 febbraio 2018

Audiobook: una breve esperienza


Recentemente, ovvero negli ultimi 3-4 mesi, mi sono dedicato agli audiobook, iniziando da alcuni podcast di “Ad alta voce” della RAI, in particolare quelli con i racconti di Carver e di Calvino (che avevo letto molti anni fa), scoprendo un modo nuovo, per me, di impiegare il tempo passato in auto.
All’inizio temevo di non avere la concentrazione necessaria per ascoltare un libro durante la guida, invece ho sperimentato con piacere che riesco a seguire la lettura facilmente e in modo soddisfacente.
Quindi sono passato all’ascolto di alcuni romanzi di Carofiglio. E questi mi hanno conquistato definitivamente a questo tipo di esperienza. I romanzi sono letti dallo stesso autore che, pur non essendo un attore professionista, riesce a dare la giusta intenzione alla lettura e, anche con la sua leggera inflessione dialettale, mi ha dato l’impressione di ascoltarlo nel momento stesso in cui metteva nero su bianco i suoi racconti.
Per quanto riguarda pregi, vantaggi, modalità e limiti degli audiobook mii trovo in sintonia con Mario Pacchiarotti che recentemente ne ha parlato in un articolo sul suo blog (lo trovate qui).
Continuerò sicuramente ad ascoltare audiobook, come integrazione alle mie consuete letture di ebook e libri cartacei.

sabato 13 gennaio 2018

Siamo virgolette o caporali?


Ci sono diversi modi di usare la punteggiatura nei dialoghi, ognuno sceglie quello che preferisce. Di seguito ci sono gli esempi di alcune famose case editrici. Io, personalmente, quando scrivo seguo il metodo di Feltrinelli e Bompiani, e voi?


Adelphi

Per i dialoghi l’Adelphi usa le virgolette basse o caporali (« »). I segni di interpunzione che fanno parte del dialogo (virgola, punto interrogativo, punto esclamativo, puntini di sospensione eccetera) vanno dentro le virgolette. Il punto finale invece è posto sempre fuori. La presenza della virgola prima della chiusura delle prime virgolette nel discorso diretto composto è data da questa considerazione: c’è solo se ci sarebbe nella frase distesa priva delle virgolette.

BATTUTA SEMPLICE
«A_____».
«Mi dispiacerà lasciare questo posto».
«A____!».
«Via, sta’ zitto!».
«A_____?».
«Che cosa glielo fa pensare?».

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
«A_____» _____.
«Questo è quanto guadagnerai al mese» disse lei.
«A_____?» _____.
«Che fai?» le chiese timidamente.

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A____: «A____».
Hogben aveva risposto: «Devo fare un viaggio ogni trenta giorni […]».
A____: «A___?».

BATTUTA COMPOSTA
«A_____» _____ «a_____…».
«La cosa più terribile» disse Rosine in tono preoccupato «saranno le presentazioni…».
«A_____,» _____ «a_____».
«Figurarsi,» strillò Rosine fuori di sé «figurarsi, se ne frega altamente…».

Nei casi di dialogo nel dialogo si utilizzano le virgolette alte (“ ”):
«Io so che siamo arrivati a vivere come se fossimo sposati da cinque anni […]. A volte mi sorprendo a pensare “Voglio che mia moglie abbia il meglio”, ma non sono ancora arrivato a dire “Non approvo
che le mie donne lavorino” […]».

Il pensiero del personaggio viene di solito reso con il corsivo senza virgolette:
«Va bene» disse lui. Ma non si mosse subito. È quella stessa che non mi aveva guardato, pensò. E non mi guarda neanche adesso. Sì, adesso mi guarda. Poi si alzò.

Esempi tratti da:
William Faulkner, Le palme selvagge, Biblioteca Adelphi
Irène Némirovsky, Il ballo, Piccola Biblioteca Adelphi
Jan Potocki, Manoscritto trovato a Saragozza, gli Adelphi


Feltrinelli

Per i dialoghi la Feltrinelli usa le virgolette alte (“ ”). I segni d’interpunzione sono sempre interni alle
virgolette. Ogni battuta comincia con la maiuscola, tranne nei casi di dialogo spezzato, in cui la seconda battuta, essendo continuazione della prima, può avere l’iniziale minuscola.

BATTUTA SEMPLICE
“A_____.”
“Okay, facciamolo.”
“A_____!”
“Uh! Che bello!”
“A____?”
“C’è qualcosa che vorresti scrivere?”

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
“A____,” _____.
“Ricominciamo,” disse Thian.
“A____?” _____.
“Ma come fai a sparare così male?” chiese Thian con ammirazione.

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A_____: “A_____.”
Gli altoparlanti ingiungevano: “Tutti gli impiegati si rechino nei rifugi.”
A_____: “A_____?”
Più recentemente si trova:
A_____: “A_____”.
Più sottotono, come parlando a se stessa, aggiunse: “D’altronde in questo periodo va perdendo di
tutto”.
A_____: “A_____!”.

BATTUTA COMPOSTA
“A_____,” _____, “_____.”
“Dalla sua lettera non appare in modo molto chiaro, ma,” cominciai a scriverle in tono duro, “credo
che lei abbia un altro ricordo infantile molto brutto.”
“Non ti è mai venuto in mente,” disse Lynne rivolta al suo ragazzo, ma senza guardarlo, “che in questi film tu cerchi cose che in realtà non ci sono?”

Nei casi di dialogo nel dialogo, le virgolette alte vengono sostituite dagli apici (‘ ’):
“‘Ora ci sono io, non ti preoccupare. Ti guarirò con tutte le mie forze, ti guarirò,’ gli ho detto con
fiduciosa fermezza.”

Esempi tratti da:
Yukio Mishima, Musica, Universale Economica Feltrinelli
Yukio Mishima, Confessioni di una maschera, Universale Economica Feltrinelli
Daniel Pennac, La fata carabina, Universale Economica Feltrinelli
Banana Yoshimoto, Kitchen, Universale Economica Feltrinelli
Jonathan Coe, La casa del sonno, Universale Economica Feltrinelli


Mondadori

BATTUTA SEMPLICE
«A____.»
«Consigliere titolare Goljadkin, eccellenza.»
«A_____?»
«Volete forse andar fuori città?»

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
«A_____» _____.
«Tossisco un poco» rispose ancor più dolcemente il nostro eroe.

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A_____: «A____.»
Sul punto di uscire chiesi a Nelly: «Ti annoi a star sola?»

BATTUTA COMPOSTA
«A_____» _____ «a_____.»
«Ma va’, va’» lo scacciava Natascia, ridendo «la gioia ti ha risvegliato la parlantina.»
Ma anche:
«A_____,» _____ «a____.»
«Domani,» continuò il capo, «andremo a caccia di nuovo.»

Per il dialogo nel dialogo, i caporali vengono sostituiti dalle virgolette alte:
«[…] volevo consolare Alessandra Semenovna. “Ecco” diceva “c’è un uomo, hai trovato un compagno, perché non l’inviti?” Son quattro giorni che mi strapazza per causa tua […].»

Anche il pensiero del personaggio è reso tra virgolette alte:
“È lui per un incarico speciale” pensò il nostro eroe tra sé.

Esempi tratti da:
Fëdor M. Dostoevskij, Il sosia, Oscar Classici Mondadori
Fëdor M. Dostoevskij, Umiliati e offesi, Oscar Classici Mondadori
William Golding, Il signore delle mosche, Oscar Classici Mondadori


Garzanti (Gli Elefanti)

BATTUTA SEMPLICE
«A____».
«Buon Anno, signor Mitsusaburō».
«A____!».
«Il Führer mi manda a chiedere chi siete!».

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
«A____», _____.
«Gli abeti, le betulle, le sabbie, le torbiere», enumerò Tiffauges, esitando.
«A_____?», _____.
«E lo chiedi a me, Mitsu?», ribatté mia moglie.

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A_____: «A_____».
La persona che lo scopriva per prima gridava a voce spiegata: «Un uomo nel fiume!».

BATTUTA COMPOSTA
«A_____», _____, «a____».
«Sì, generale», assentì Tiffauges, «sono stati il sale di questa terra!».

Il dialogo nel dialogo è gestito dalle virgolette alte:
«[…] Così è bene che sappiate chi era e come viveva, affinché possiate in ogni situazione rispondere alla domanda: “Cosa farebbe il grande Hermann al mio posto?”».

Allo stesso modo è gestito il pensiero del personaggio:
“Va a mettere il vino in fresco per i tedeschi”, pensò Tiffauges, “per questo qui è la sconfitta ad avere
un senso”.

Esempi tratti da:
Kenzaburō Ōe, Il grido silenzioso, gli Elefanti Narrativa
Michel Tournier, Il re degli ontani, gli Elefanti Narrativa


Einaudi

Per gestire i dialoghi, l’Einaudi usa il trattino medio spaziato. Se la battuta non è seguita da reggenti, il trattino di chiusura non serve.

BATTUTA SEMPLICE
– A____.
– Sí, hai ragione.

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
– A____, – _____.
– Prosegui, – disse Richard mollemente.

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A_____: – A____.
Rispondo, con il tono cantilenante delle centraliniste: – Chi la desidera?

BATTUTA COMPOSTA
– A____, – _____, – a_____.
– Ma è un cambiamento, – disse Gina, – e i cambiamenti fanno bene quanto il riposo.

Le battute di dialogo hanno uno sviluppo orizzontale:
Negro numero uno, parlando di una bionda sposata: – Mi sono trombato anche quella –. Negro
numero due: – Contapalle! – Primo negro: – Mettimi alla prova! – Secondo negro: – Di che colore ce
l’ha la passera? – Primo negro: – Nera!

Il dialogo nel dialogo è reso con i caporali:
– […] E lei mi ha guardato e ha detto: «Tesoro, credimi…» Oh. Eccola!

Esempi tratti da:
Martin Amis, Il treno della notte, Einaudi Tascabili
Martin Amis, L’informazione, Einaudi Tascabili


Bompiani (tascabili)

Per gestire i dialoghi Bompiani usa le virgolette alte senza spazio prima e dopo. I segni d’interpunzione sono sempre interni alle virgolette. Ogni battuta comincia con la maiuscola, tranne nei casi di dialogo spezzato.

BATTUTA SEMPLICE
“A_____.”
“Eh, abbastanza. A piedi, era lunghetta.”
“A_____…”
“Non capisco perché non si uniscono…”

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
“A_____,” _____.
“A me pare che ce ne siano un sacco di cose che non vanno,” borbottò Casy.

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A_____: “A____.”
Il conducente disse: “Ripeto che non sono affari miei. Non sono un ficcanaso.”

BATTUTA COMPOSTA
“A____,” _____, “a_____.”
“Forse hai ragione,” ammise Tom, “ma mi piacerebbe fare una chiacchierata con quel Willy.”

Nel caso del dialogo nel dialogo, le virgolette alte vengono sostituite dagli apici (‘ ’):
“Quando Louise si fermò davanti al grande letto di ferro, in attesa, lui le disse: ‘Tieni la cintura.’ Poi
incominciò a strapparle lentamente il vestito intorno ad essa.
“‘Madame,’ le disse (di solito la chiamavano Mademoiselle), ‘sono felice di fare la sua conoscenza. […].’
[…].”

Per le citazioni si usano le virgolette alte mentre per il pensato non si usano le virgolette:
Incominciai a immaginare che dicesse: “Datemi tutto quello che scrive, lo voglio tutto, mi piace tutto.
[…].”
Cos’hai trovato? Oh niente. Solo una pietra. E perché la guardi tanto?

Esempi tratti da:
John Steinbeck, Furore, I grandi tascabili Bompiani


Guanda

Per i dialoghi Guanda usa i caporali.
BATTUTA SEMPLICE
«A_____.»
«Tre settimane.»
«A_____?»
«Di quant’è il ritardo?»

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
«A_____» _____.
«Alicia potrebbe essere incinta» gli dissi.
«A____?» _____.
«Tu quanto hai?» chiese Alicia.

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A_____: «A_____».
E quando se ne fu andata, mia mamma sollevò le sopracciglia più che poté e disse: «Allora domani
andate al cinema».
A_____: «A_____?»
Ansel si girò di scatto, liberandosi a fatica dalle mani di Joan e James, ed esclamò: «Come ha detto,
scusi?»

BATTUTA COMPOSTA
«A_____» _____, «a_____.»
«Adesso che ci penso» disse la mamma, «se avessi un altro figlio, sarebbe più piccolo del tuo. Mio figlio sarebbe più piccolo di mio nipote.»
«A_____» _____ «a_____?»
«Il fatto è» dissi «che chi va a questi corsi è scemo, no?»

Esempi tratti da:
Nick Hornby, Tutto per una ragazza


Salani

BATTUTA SEMPLICE
«A_____».
«Ma io no. Quindi sono io che sogno».
«A_____?»
«E allora qual è il problema?»

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
«A_____» _____.
«È la zia» esclamai.
«A_____!» _____.
«Un telefono!» esclamò.

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A____: «A_____».
Mika mi confuse ancora di più le idee dicendo: «Mi devo sbrigare […] altrimenti non riuscirò mai a
trovare la strada di casa».

BATTUTA COMPOSTA
«A_____» _____, «a_____».
«Tanto è tutto un sogno» disse, «e nei sogni tutto è permesso».

Nel caso del dialogo nel dialogo, si usano gli apici, nessun punto fuori, punto interrogativo dentro gli
apici:
«Ero talmente curioso che ho aperto un portello dell’astronave. ‘Ehi!’ ho gridato nella notte. ‘C’è
nessuno? O è tutto deserto e desolato?’»

Anche per quanto riguarda il pensiero del personaggio vengono usati gli apici:
‘La zia Helene!’ pensai io.

Esempi tratti da:
Jostein Gaarder, C’è nessuno?


Newton Compton

BATTUTA SEMPLICE
«A____».
«Sì».
«A____!».
«Ai bracci! Poggia la barra!… Bracciate i pennoni!».

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
«A____», _____.
«Est-sud-est, signore», disse il timoniere, spaventato.
«A_____?», _____.
«E devo calatafare le giunture, signore?», domandò ancora […].

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A_____: «A_____».
Il terribile sarcasmo del libro di Giobbe potrebbe di certo sgomentarmi: «Vorrà ma lui (il leviatano) fare un patto con te? […]».

BATTUTA COMPOSTA
«A_____», _____, «a____».
«Come salvagente potrebbe andar bene», disse Flask, «il nostro carpentiere può sistemarlo facilmente».
Vale però la seguente precisazione tratta dalle norme della casa editrice.
Le battute tipo “botta e risposta” prevedono un trattamento particolare, perché laddove dopo una
domanda posta tra caporali si deve sempre mettere il punto (es. «Come stai?».), quando invece la
risposta diretta a quella domanda segue immediatamente la domanda stessa, il punto dopo la domanda non va messo. Esempio:
«L’avete mai incrociata di nuovo?»
«Due volte».
Ma:
«Qualcuno sa che ore sono?».
«Non esistono più le mezze stagioni».
Perché la battuta successiva alla domanda non è una risposta, e la domanda non è in realtà rivolta a
nessuno in particolare.

Citazione all’interno di una citazione (vale anche per i dialoghi) va in questo modo: «Virgolette basse, e all’interno “virgolette alte”».
«Ieri sera ho visto Anna, che mi ha detto “Morbido questo maglione, è nuovo?”, e io le ho risposto che era vecchio, ma l’avevo lavato con Perlana!».


Minimum Fax

BATTUTA SEMPLICE
«A____».
«Stai fermo lì».
«A____?»
«Cosa posso dire per convincerti a piantarla con questi viaggi da sfigato fino a casa sua?»

BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE
«A____», _____.
«La prossima volta te le suono, bastardo», borbottò Jennings.
«A_____?», _____.
«Non pretendi troppo da te stesso?», domandò lei.

TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE
A_____: «A_____».
Driscoll sospirò: «Ossignore».
A_____: «A_____?»
Poi domandò: «Perché non tieni un diario?»

BATTUTA COMPOSTA
«A_____», _____, «a____».
«Per quanto ti riguarda», gli disse Haskell adagio, calcando bene ogni parola, «sto benissimo».
«A_____», _____, «a____?»
«Oh Gesù», disse alla fine, «qualcuno per cortesia mi toglie dalle mani questo moccioso del cazzo,
prima che lo faccio nero?»

Per il dialogo nel dialogo si usano le virgolette alte:
«“In grado”? che diavolo vorresti dire con “in grado”?»

Per il pensiero del personaggio vanno omesse le virgolette:
La cosa migliore da fare era rilassarsi (Ecco qua, si raccomandò sedendosi in poltrona e cominciando a respirare con più facilità; ecco qua; rilassati e basta) e cercare di concentrarsi su ciò che avrebbe detto ad Alice quella sera.
Ma spesso Driscoll, mescolando il suo caffè in mezzo al subbuglio di quelle grida, pensava: No, no; così non va. Così non va.

Esempi tratti da:
Ann Beattie, Gelide scene d’inverno
Bernard Malamud, Le vite di Dubin
Richard Yates, Una buona scuola


Fonte: Oblique Studio. Artigianato per l’editoria e la comunicazione.

giovedì 28 dicembre 2017

Un anno di libri 2017


Ed eccoci all’ormai tradizionale appuntamento di fine anno, tradizionale per il mio blog, nel quale riepilogo i migliori libri ed ebook di autori indipendenti (self-publisher o proposti da medio-piccole case editrici) che ho letto nel corso degli ultimi dodici mesi. Come sempre l’ordine di citazione è sparso, ripeto che non si tratta di una classifica di gradimento, ma di semplici consigli di lettura che auspicano a proporre degli autori, magari misconosciuti al grande pubblico ma che, secondo me, meriterebbero maggiore fama. Cliccando sui titoli potrete leggere le recensioni complete pubblicate sul blog.

Inizio con Le ossessioni del pinguino di Massimiliano Ardino, un romanzo sorprendente, per i temi trattati e per la scrittura, ironica, ricca e sfaccettata. Blackgate di John McCornwell, che coniuga in chiave noir il particolare universo narrativo dell’autore, qui sotto pseudonimo. Nessun segno sulla neve di Daniela Alibrandi, un bel giallo, con il classico colpo di scena finale. Operazione Fenice: la più grande cospirazione nazista di Marco Bonafede, scritto come un’indagine giornalistica, ipotizza un complotto che parte dal bunker di Berlino e arriva ai giorni nostri. Ma è solo fiction, forse… Si torna in zona thriller con Venerdì 17 di Dominique Valton, veramente brava a giocare con il lettore che, come nella migliore tradizione, scopre il colpevole solo un attimo prima della parola fine. Come una bolla di Giovanna Avignoni, un bel romanzo di formazione, coinvolgente per giovani e adulti. L'intruso e altri racconti di Sergio Bertoni, un racconto lungo, quasi auto-biografico, e altri più brevi, tutti vergati con la penna divertita e disincantata di uno scrittore che stimo e apprezzo. Skyrise è il secondo capitolo delle Cronache di una Guerra Galattica di Gianluca Ranieri Bandini, mentre il terzo è appena uscito (e io l’ho già preso). Senza voler essere ripetitivo mi sento di affermare che questo è un autore di rango, ormai una realtà della fantascienza italiana, come lo è Riccardo Pietrani, che con L’artefatto di San Michele arriva al terzo volume della sua saga sui rapimenti alieni. Il mistero s’infittisce: Riccardo, datti una mossa con il quarto. Anche stanotte dormo solo di Emanuele Pieroni è un’antologia di racconti a tema vario, con diversi elementi di riflessione interessanti. Quadrupla menzione per Ariano Geta: 3A Investigazioni, il sequel 3A Investigazioni – Indagine a Rocca Vertunno, Storie di scrittori (una vera chicca per ogni autore o aspirante tale) e Un sabato italiano. Se ho letto tanti libri di questo autore, mentre altri sono già caricati sul mio e-reader,  un motivo ci sarà, no? Che ve lo dico a fare (cit.)! Anche di Cristiana Pivari ho letto tre ebook: Il viola non le si addice, La madre dell’assassino e le altre e Quel sottile confine, perché ha talento per la narrazione, dimostra di saper padroneggiare la forma del racconto ed è brava a scavare nella psicologia dei personaggi. Sono dieci gli autori di Cocktail d'autore, la prima antologia di racconti (tutti molto validi) promossa dalla community letteraria Libricity Group. La vita ti può togliete tante cose, ma non i sogni, è questo il succo di Oltre il nulla di Massimo Ginestri, che conferma, anzi migliora, quanto di buono già visto nel romanzo d’esordio. Dialogando in rete con l’autore mi sono divertito a suggerirgli il termine Spaghetti-Pulp per il suo stile; sembra che questo gli sia piaciuto, tanto da farlo diventare una sorta di sottotitolo per i suoi libri. Il destino del salmone di Stefano Baldazzi, un bel noir, giocato fra i pensieri del protagonista e gli eventi che gli accadono intorno, talvolta a sua insaputa. Anche Il vampiro di Venezia di Giada Trebeschi è un thriller, calato nell’ambientazione storica della Serenissima alle prese con l’epidemia di peste del 1576. Per finire vorrei segnalare un blog, ne seguo diversi, tutti molto interessanti, ma La libreria di Beppe fa un lavoro encomiabile, promuovendo centinaia di nuove uscite, molte delle quali di autori indipendenti.

Se siete arrivati in fondo a questo articolo siete dei lettori, quindi per il 2018 vi auguro di scoprire nuovi libri che vi facciano divertire, emozionare, riflettere.