venerdì 5 settembre 2014

Intervista a Nunzia Manzo

È la volta di incontrare Nunzia Manzo, autrice del romanzo “Il dottor Paul”.

1. Ciao Nunzia, benvenuta su Chiacchiere e distintivo. Ti vuoi presentare ai lettori di questo blog?
Grazie!
Nasco il 27 gennaio del 1961 a Napoli.Sono un acquario con ascendente bilancia, il che mi dona alcune caratteristiche che rendono il mio approccio alla vita complesso ma non complicato. Ho l’attitudine a cogliere la profondità delle cose, più o meno semplici che siano, ma cerco di farlo con la leggerezza affinché questo non mi renda grave la vita. Amo l’arte, la danza, il teatro, la buona cucina e gli amici veri, per i quali potrei andare in capo al mondo. Vivo la mia quotidianità con un figlio di 24 anni, da 24 anni, il che fa di me una coraggiosa martire!!
Ho studiato psicologia laureandomi con discreti voti,mi sono specializzata in mediazione familiare e in tecniche psicocorporee. Ho lavorato nei più svariati ambiti della mia professione: la scuola, la riabilitazione, la clinica, il tribunale,i servizi sociali. Preferisco lavorare nel pubblico piuttosto che nel privato e prediligo l’impegno nel sociale e nel campo della formazione poiché credo che cercare di insegnare ciò che impariamo sia fondamentale a dare un senso alla nostra vita.

2. Quando e come ti sei avvicinata alla scrittura?
Scrivo praticamente da che ero bambina. A scuola adoravo studiare l’Italiano e oggi lo insegno spesso in corsi di rafforzamento della lingua  e laboratori di scrittura creativa. Ho sempre scritto poesie, racconti, aforismi. Scrivere è come dialogare con me stessa in maniera strutturata ma senza la censura razionale. Ed è un modo per parlare di me al mondo. A quella parte di mondo che mi vuole ascoltare.

3. Hai pubblicato il tuo romanzo d’esordio con una casa editrice, come ci sei entrata in contatto e come giudichi il tuo rapporto con questo editore?
In realtà sono abbastanza sprovveduta al riguardo e ho scelto la casa editrice selezionandone alcune trovate in rete e cercando di conciliare gli aspetti vantaggiosi con quelli istintivi. Non sono molto contenta del rapporto con l’editore dal quale non mi sento supportata né promossa a sufficienza. Ma devo anche ammettere che il mio stesso impegno al riguardo è carente data la mia scarsa attitudine commerciale.

4. Con il protagonista de “Il dottor Paul” condividi studi e professione, anche lui è uno psicologo. Ci vuoi parlare del tuo romanzo?
Non è un romanzo autobiografico ma naturalmente il pennino attinge nell’inchiostro della mia vita. C’è un po’ di me in ciascun personaggio. Le mille vite che avrei voluto vivere e che forse ho vissuto. Diciamo che non c’è nulla di completamente vero né di totalmente falso, ma una manipolazione letteraria di eventi e personaggi finalizzata alla costruzione di un senso ben preciso che è quello della vita. E’ una storia semplice che esalta l’amore non esattamente come concetto romantico ma come senso di benevola accoglienza della vita e di tutto quanto essa ci riserva, persone e avvenimenti, nel bene e nel male. Racconta di amicizie, di infanzie, di matrimoni, di passioni,di perdite,in una maniera credo abbastanza avvincente; ed è caratterizzato da una sorta di voce fuori campo che trae delle riflessioni dagli accadimenti, offrendole al lettore con un linguaggio semplice e comprensibile.
L’intento del mio lavoro è comunque educativo, formativo rispetto ad alcuni temi psicologici con i quali abbiamo a che fare ogni giorno. Ma è privo di qualunque presunzione, ecco perché ogni concetto è presentato come un’idea, come uno spunto di riflessione,e mai come un’arrogante e saccente verità.

5. So che, oltre alla narrativa, scrivi anche poesia…
Si..la poesia mi appassiona..la adoro! E mi piace scrivere in una maniera ricercata, anche un po’ demodé. Le poesie mi nascono di getto. A volte mi sveglio al mattino con una poesia nella testa e devo subito metterla giù o me la perdo! Scrivere rappresenta comunque un’esperienza catartica, sempre, ma dallo scrivere in versi io traggo un sublime piacere.

6. Stai lavorando a qualche nuovo progetto letterario in questo momento? 
Sto lavorando ad un nuovo romanzo e sto preparando una raccolta di poesie che pubblicherò presto. Ho iniziato a lavorare anche come giornalista per una rivista on line  di educazione e psicologia. Un progetto che porto avanti da un po’ e che mi intriga molto riguarda una forma di collaborazione con artisti di vario genere per i quali scrivo recensioni e didascalie alle opere.

7. Come valuti l’impatto dei vari social network, blog ecc. sul mercato editoriale in Italia?
Credo che rappresenti un canale importante e persino privilegiato. Oggi si vive in rete più di quanto lo si faccia in strada, e buoni e seri social network e blog possono dare un serio contributo al mercato editoriale.


8. Sei soddisfatta del tuo esordio come scrittrice? Oppure, con l’esperienza maturata in questo periodo, c’è qualcosa che faresti in modo diverso?
Vorrei trovare un editore che mi pubblicasse perché vede in me un talento e decide di sostenerlo, non perché trova in me una delle tante occasionali opportunità di guadagno, peraltro nemmeno consistente. O magari mi affiderei ad un buon agente letterario, capace di promuovere e vendere il mio lavoro più di quanto sia capace di farlo io, che non ci vuole poi molto!

9. Sogni nel cassetto?
Più che sogni, nel cassetto ho tanti fogli! Il sogno è di vederli trasformati in libri da poter sfogliare, annusare, scarabocchiare,mangiare come si mangia il pane quando si ha fame. E’ un sogno un po’ materno: quello di continuare ad avere, sempre, l’opportunità di essere fonte di nutrimento.

Grazie per la chiacchierata, Nunzia. Ci puoi indicare dove possiamo trovare i tuoi libri?

In tutte le librerie ordinandolo e in rete su La Feltrinelli, Libreria Universitaria, Aletti Editore.

Il dottor Paul su amazon.it

Viaggio di Versi 78 su amazon.it

martedì 2 settembre 2014

L'angolo del distopico #5

Gorge Orwell - 1984

Il romanzo distopico per eccellenza.
Dopo un conflitto mondiale la terra è divisa in tre grandi superpotenze perennemente in lotta fra loro. I vari ministeri dell’Oceania (formata dalla Gran Bretagna, le americhe, l’Australia e gli stati meridionali dell’Africa) hanno sede a Londra. È qui che vive Winston Smith, un oscuro burocrate del Ministero della Verità (che si occupa di propaganda e revisionismo storico; molti termini del libro indicano l’esatto contrario di quello che rappresentano: Il Ministero della Pace presiede alla guerra, quello dell’Amore alla repressione e alla sicurezza ecc.). In realtà Winston mal sopporta la repressione ideologica del governo che, tramite la figura del Grande Fratello, capo supremo del Partito Unico, controlla la vita e il pensiero della popolazione. Il condizionamento della società è attuato con un massiccio bombardamento mediatico, tramite teleschermi dotati di telecamera, sempre accesi e onnipresenti. Qualsiasi forma di pensiero dissidente viene repressa dalla psicopolizia, mentre ogni nozione è privata della sua oggettività, costantemente rivista e modificata, secondo una logica di convenienza dal Partito Unico.
Nonostante il governo disincentivi le relazioni affettive, Winston si innamora di Julia, una giovane dissidente. Insieme decidono di aderire alla Confraternita, un’organizzazione clandestina che avversa il governo. Dopo essere finito nelle mani della psicopolizia, Winston affronterà la prigionia, le torture e un pesante condizionamento che lo farà tornare ad essere un membro integrato di questa società da incubo.
1984 è stato scritto subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, un epoca in cui l’equilibrio politico mondiale era ancora tutto da verificare. Il romanzo, nel corso del tempo, è stato interpretato in vari modi: chi ci ha visto un monito verso il totalitarismo di ogni colore, chi un manifesto propagandistico contro l’Unione Sovietica (non a caso le fattezze del Grande Fratello ricordano molto quelle di Stalin).
Il libro di Orwell ha avuto influenze pesanti sulla cultura popolare degli ultimi sessant’anni, ad esso si sono ispirati musicisti, scrittori, registi. Alcuni termini, come Grande Fratello, sono diventati  modi di dire di uso comune, vedi l’omonimo reality show.
Da 1984 è stato tratto un film, secondo me con risultati inferiori alle aspettative, mentre ritengo un capolavoro Brazil, che di questo romanzo riprende l’atmosfera generale, filtrata dall’ironia amara del regista Terry Gilliam

Recensione: Sette giri di donna di Concetta D'Orazio


Ci sono storie che non aspettano altro che di essere raccontate, devono solo trovare un tramite per uscire allo scoperto. Le donne di questo romanzo lo trovano in Ines, giovane ricercatrice universitaria; è attraverso il suo racconto che ci giungono le loro vite, così dissimili fra loro, ma accumunate dalla stessa condizione: essere donne in un mondo di uomini. Che poi, in questo libro, vengono soltanto evocati, rimangono sullo sfondo (gli uomini, intendo).
Ecco quindi che ci troviamo a parteggiare per Julia e Atte, padrona e ancella nell’antica Roma, a indignarci per la sorte di Iolanda, nei secoli bui del medioevo, a trepidare per Adele, Isabella e Dora, tre ragazze dei nostri giorni, apparentemente libere ed emancipate, ma…
Come al solito l’autrice sfoggia stile ricercato e padronanza della lingua. Consiglio questo libro, e non solo alle donne.


Recensione: Venus at the mirror di Michael Tangherlini


La vita di Lilian, una giovane insegnante di pianoforte, non sarebbe molto diversa da quella dei suoi coetanei, fra problemi di peso, amori, amicizie e incomprensioni, se non fosse per il fatto che lei è una “morfa”, appartiene a una generazione di ibridi umani con sembianze in parte animalesche. Fra mille difficoltà, dolori e cadute, la sua volontà e il suo amore per la musica le permetteranno di emergere e trovare il suo posto in un mondo che non ama quelli come lei.
Questo romanzo è una riuscita metafora sulla discriminazione e sull’intolleranza, scritto con stile fluido e accattivante, con molte chicche per gli appassionati di musica pop-rock (fra le altre cose ogni capitolo prende il nome da un brano famoso).
Tutto bene quindi? Purtroppo no.
Il libro avrebbe bisogno di un editing approfondito, non contiene molti refusi e praticamente nessun strafalcione vero e proprio, ma c’è un continuo e fastidioso (per me) passaggio dalla prima alla terza persona nella narrazione, spesso all’interno dello stesso periodo, e qualche frase troncata o da correggere, come se fosse iniziata una revisione mai terminata.
Peccato, perché una volta sistemate le questioni formali, sono sicuro che si apprezzerebbe meglio il contenuto.


sabato 30 agosto 2014

Autori a confronto: Ancora un altro decalogo (allargato) degli scrittori indipendenti

Questo articolo esce contemporaneamente su quattro blog:
Queste pagine, Ant Sacco, Chiacchiere e distintivo e Pagine sporche


Cosa? E voi vorreste che noi scrivessimo un elenco di regole, di consigli, di programmi per gli scrittori che si auto-pubblicano? Una sorta di manifesto, insomma?
Ma vi rendete conto della difficoltà? Noi siamo semplicemente quattro autori self, come si dice, agli esordi. Che poi il limite spazio-temporale entro cui si collocano questi esordi è tutto ancora da definire. 
Va bene, dai, ma noi quattro siamo anime semplici, professionalmente parlando, dedite al Self-Publishing con zelo e con costanza. 
Altro che hobby: per un autore self l’auto-pubblicazione è una missione!
La buona volontà c’è ma quella non basta. Abbiamo esperienza, certo, l’affiniamo, la coltiviamo, la perfezioniamo. 
Ma davvero vorreste da noi consigli?
Beh, come si dice: se davvero insistete, possiamo anche provarci.
Che poi, a dirla tutta, noi, proprio per questo senso che ci caratterizza, di dedizione al compito di eccellenza che il destino ci ha riservato, il Self-Publishing appunto, qualche regoletta l’avevamo già appuntata. 
Non per essere immodesti, s’intende, ma avevamo immaginato che prima o poi un mezzo regolamentino sarebbe stato necessario. E dunque lo tenevamo riposto nello scantinato, da utilizzare all’occorrenza.
Inizialmente avevamo pensato ad un decalogo ma poi i suggerimenti hanno sforato il tetto massimo di dieci e così ci siamo allargati anche noi.
Queste sono le raccomandazioni che ci facciamo quotidianamente. Se vi va, potete farne buon uso anche voi.


1. Parlare male di altri scrittori non peggiora la loro reputazione, bensì la vostra.

2. Scrivere recensioni di libri che avete letto è importante, fa capire come vi esprimete e mostra che siete interessati al lavoro degli altri.

3. Leggere libri di altri e parlarne è la cosa più importante che possiate fare per aiutare la scena degli scrittori indipendenti. 

4. Sembrare uno scrittore professionista non è poi così importante; fondamentale è scrivere come un professionista.

5. Curare la forma è il minimo che potete fare: evitate di pubblicare libri pieni di refusi ed errori.

6. Essere rispettosi e gentili vi porterà più lontano piuttosto che adottare atteggiamenti presuntuosi  e arroganti.

7. Spesso le persone influenti (editori, blogger, giornalisti, ecc.) sono amiche tra di loro: conquista la stima di uno di loro e sarai stimato da tutti. Procurati l’inimicizia di uno e tutti ti inseriranno nella lista nera. 

8. La promozione attraverso vari media è importante. Regala qualche copia del tuo libro, anche in formato digitale. 

9. Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest, Goodreads non sono l’unico mezzo, o il più adatto, per farti conoscere. Se tutto il tuo piano promozionale è sui social, sei condannato all’anonimato. 

10. Cerca di aiutare i tuoi colleghi, spesso questo aiuto torna indietro.

11. Continua a scrivere e a pubblicare.

12. “Frequenta” la vita vera e traine ispirazione.



venerdì 29 agosto 2014

L’angolo del distopico #4


Robert Harris - Fatherland

Il romanzo si svolge in una realtà alternativa (è quindi più di tipo ucronico che distopico), in cui la Germania ha vinto la seconda guerra mondiale, si è annessa la Polonia, l’Austria e gran parte della Russia europea. Il Terzo Reich controlla politicamente le nazione dell’Europa occidentale, mentre l’ex unione Sovietica è diventata un paese asiatico, alleata degli Stati Uniti, paese in guerra fredda con la Germania
Hitler, alla vigilia del suo 75° compleanno, è il capo supremo della Germania e molti alti ufficiali nazisti, fra i quali Goebbels e Heydrich, occupano posti di primo piano nel governo del paese.
Il protagonista del romanzo, Xavier March, è un agente della polizia criminale, che si trova ad indagare sulla misteriosa morte di un gerarca nazista. La sua indagine lo porta a incontrare una giornalista americana, con la quale, dopo le incomprensioni iniziali, allaccia una relazione sentimentale. Nonostante l’ostilità della Gestapo, March porta a termine la sua indagine, scoprendo le prove di un terribile segreto che i vertici nazisti hanno nascosto all’opinione pubblica per oltre vent’anni.
La struttura del libro è quella di un thriller fantapolitico, ma l’elemento distopico aleggia su tutto il racconto, ne è un esempio l’atteggiamento del figlio del protagonista, nato e cresciuto in una dittatura che controlla le azioni e il pensiero fin dall’infanzia, che considera il padre poliziotto non abbastanza allineato all’ideologia, e che per questo… (niente spoiler nelle mie recensioni!).

mercoledì 27 agosto 2014

Il pirata


Un pirata aveva commesso, in vita sua, ogni sorta di efferatezza: aveva rubato, ucciso, torturato, stuprato, si era macchiato di tutti i crimini possibili e immaginabili.
Quando sentì la fine vicina volle che un sacerdote, un giovane prete che aveva fatto prigioniero durante un arrembaggio, fosse condotto al suo letto di morte.
“Figliolo.”, gli disse il prete, “Se il tuo pentimento è sincero puoi sperare nella clemenza del Signore e...”
“Me ne fotto di queste cazzate!”, lo interruppe il vecchio pirata, “Non mi pento di nulla, se potessi tornare indietro rifarei tutto quello che ho fatto, tornerei a rubare e ammazzare ancora. Ma...”, e la sua voce si addolcì un po’, “...c’è un pensiero che mi ha tormentato in questi ultimi anni. Tanto tempo fa io ho avuto una relazione con una dama, una nobildonna spagnola, alla quale avevo ammazzato il marito. Dal nostro rapporto nacque un figlio, che io non ho mai visto, l’unica cosa che so di lui è che ha sul petto una voglia a forma di croce. So che la madre è morta, ma mio figlio dev’essere un uomo ormai: trovalo e digli chi era suo padre. Sei libero, prete, ma... devi trovarlo, giurami che lo farai!”
“Lo farò.”, disse il prete, ma il vecchio non poteva più sentirlo.
Sulla nave che lo riportava in Spagna il giovane sacerdote ebbe tempo per pensare; i lunghi mesi di prigionia lo avevano segnato, avevano minato la sua fede, le sue convinzioni.
Sentiva farsi più forti i dubbi e le domande che aveva sempre scacciato dalla sua mente, quelle incertezze che aveva cercato di colmare con gli studi teologici, quei brutti sogni di morte, sangue e distruzione che lo tormentavano come una maledizione, emersi dalle nebbie delle sue origini.
Tutto questo pensava, avvertendo l’assurdità della vita e l’inutilità di quella ricerca finita prima di cominciare, toccandosi quella strana voglia a forma di croce che aveva sul petto.

Roberto Bonfanti - 1990

lunedì 25 agosto 2014

L'angolo del distopico #3

Ray Bradbury - Fahrenheit 451

In un ipotetico futuro prossimo la lettura e i libri sono fuorilegge, la loro ricerca e distruzione è affidata ad un apposito corpo di pompieri (!). Il governo usa la televisione come mezzo di informazione e controllo sociale (è qui il romanzo di Bradbury riprende un tema caro al 1984 di Orwell, anche se, in questo caso la tv è un mezzo puramente passivo, e non attivo, come gli schermi dotati di telecamera del Grande Fratello). Il rogo dei libri è funzionale alla formazione di una società composta da buoni consumatori, rispettosi della legge e disinteressati a qualsiasi forma di cultura critica. Il protagonista del romanzo, Montag, è uno dei pompieri; la sua iniziale fedeltà alla causa viene minata da una casuale e fugace lettura, che risveglia la sua curiosità e lo spinge a salvare e leggere di nascosto quei volumi che avrebbe dovuto bruciare. In questo trova un’alleata nella sua vicina di casa Clarisse, una ragazza libera e refrattaria alle regole, così diversa da Mildred, la sua ottusa moglie. Il tradimento del sistema da parte di Montag lo costringe alla fuga e alla clandestinità. Il finale (che non svelo) lascia aperto uno spiraglio alla speranza e alla salvezza, diversamente da quanto avviene in altri romanzi distopici.
Da Fahrenheit 451 è stato tratto un omonimo film, una delle poche trasposizione cinematografiche all’altezza del libro (per restare in tema mi vengono in mente altri due esempi: Arancia meccanica e Blade runner). Ma forse in questo giudizio sono condizionato dalla mia fascinazione per l’estetica da “nostalgia del futuro” dell’opera di Truffault…
Concludo con una citazione di Josif Brodskij, più volte riportata dal mio amico Wirton Arvel: “Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli.” 

domenica 24 agosto 2014

L'angolo del distopico #2

Aldous Huxley - Il mondo nuovo.



E' un romanzo piuttosto complesso: ipotizza un futuro in cui gli individui subiscono un condizionamento totale, esercitato fin dalla nascita, tramite i mass media, l'uso incentivato delle droghe ricreative e della promiscuità sessuale, l'omologazione dei desideri e dei bisogni. Tutto questo porta a far credere di vivere nel migliore dei mondi possibili, sacrificando a questa "felicità" artificiale i valori che vengono ritenuti superflui, come la famiglia, l'amore, la diversità culturale, l'arte, la religione, la letteratura, la filosofia e la scienza. La società è rigidamente divisa in caste, non esiste povertà, guerra e infelicità, ma il prezzo da pagare è l’assenza del libero arbitrio. L’arrivo del “buon selvaggio” mostrerà le crepe del sistema. Ho semplificato molto...

sabato 23 agosto 2014

L'angolo del distopico #1

Inauguro la "rubrica" tradendo un po' il genere... Non male come inizio, molto in tema...

J.G. Ballard – La mostra delle atrocità


Un testo non proprio balneare. Ballard da il meglio e il peggio di sé in questo libro, pensate a un Kurt Vonnegut in acido, riscritto da William Burroughs e vi farete un idea. Qui si va oltre la distopia e il catastrofismo delle sue opere precedenti. Qui le icone mediatiche e gli avvenimenti epocali vengono frammentati e ricomposti in un mosaico che è una specie di sunto della follia della modernità. Marilyn, Kennedy, la corsa allo spazio, la guerra in Vietnam, usati alla stregua di feticci psicotici e soggetto di metaforiche “opere d’arte”. “Testo labirintico, la Mostra delle atrocità può essere consultato come un catalogo (di una mostra, per l'appunto) delle ossessioni del nostro tempo.” (cit.)

martedì 12 agosto 2014

Recensione: 3x3 Racconti erotici di Monica Roiati


Le mie letture sono molto varie, mi piace spaziare fra i generi e l’unico metro di giudizio che adotto per i libri è la capacità dell’autore di coinvolgermi nella storia che racconta. Premesso questo, ammetto che la letteratura erotica è uno dei generi che frequento meno, soprattutto quella contemporanea, forse perché la vedo come un fenomeno commerciale, uno moda derivata dal grande successo di libri di scarsa qualità, come le 50 sfumature e i suoi innumerevoli cloni.
3x3 Racconti erotici di Monica Roiati è quindi una piacevole sorpresa. Già la struttura del racconto mi intriga: tre storie raccontate prima dal punto di vista femminile e poi da quello maschile, uno sdoppiamento della percezione degli avvenimenti che trovo molto interessante e, se posso permettermi, affine al mio modo di scrivere. L’autrice usa questo stratagemma per mostrarci i risvolti del racconto che, nella duplice esposizione, riservano non poche sorprese. I temi centrale delle storie sono dei rapporti complicati di sesso e erotismo, ma la narrazione tocca anche molti altri argomenti: il logorio della vita moderna (cit.), le diversità culturali, le difficoltà di trovare il proprio ruolo nella società. Il linguaggio scelto è molto scorrevole e lineare, esplicito, come si conviene per un libro che tratta tale argomento, ma mai volgare o autoindulgente, funzionale al racconto. Il mio episodio preferito è “Benzina”, il secondo. In definitiva un bel libro, molto attuale e realistico. Lo consiglio a tutti, tutti gli adulti, ovviamente!



mercoledì 6 agosto 2014

Intervista a Chiara Pesenti

Quattro chiacchiere con Chiara Pesenti, autrice del blog “Il mondo di Cheddonna”.

1. Ciao Chiara, benvenuta nel mio blog. Vuoi raccontare qualcosa di te ai miei lettori?
Ciao, Roberto. Certamente! Vediamo: quarant'anni (circa!), un marito, un figlio, un figlio, un figlio, un figlio...quattro IlPrincipe sparsi tra l'adolescenza e l'infanzia inoltrata. Nel tempo libero lavoro come impiegata, mentre in passato sono stata insegnante di sostegno alle medie. Nel tempo libero del tempo libero leggo e scrivo. A volte, lo ammetto, dormo.

2. Come hai scoperto la scrittrice che c’è in te?
Fin da piccola adoravo leggere e scrivevo racconti, poi, da buona adolescente, poesie e diari pieni di pathos. Per lungo tempo non ho scritto più nulla. Per scrivere ci vuole tempo, ma anche il giusto spazio mentale. Dal 2009 ho ripreso a scrivere per un giornalino locale e da allora non ho più smesso. Sentivo di avere molte cose da raccontare, e ho scelto un registro nuovo, quello dell'ironia; ho cominciato a scrivere le avventure di Cheddonna e, nel 2012 ,è nato il blog.

3. Di solito un autore esordiente cerca un contatto con una casa editrice, oppure si affida a una delle varie piattaforme di self publishing. Tu, invece, hai deciso di pubblicare i tuoi racconti in un blog, che prende il nome dalla tua protagonista, Cheddonna. Cosa ti ha spinto a questa scelta?
In realtà qualche timido approccio con case editrici l'ho avuto, anche se mi sono limitata a contattarne due o tre, per il momento. Non mi piace l'idea di auto-pubblicarmi, perché, un po' fatalisticamente, ho sempre pensato che se una casa editrice vorrà correre il rischio di pubblicare ciò che scrivo, sarà perché ritiene che ne valga la pena, altrimenti continuerò a scrivere per me stessa e per il pubblico che, piano piano, ha cominciato a seguire il blog.

4. Già solamente leggendo i nomi dei tuoi personaggi (Cheddonna, Miomarito, Pittibimbo, Lastregadisopra, Losplendido ecc.) si capisce che i tuoi racconti hanno un taglio ironico, quanto c’è della tua vita in quello che scrivi?
I protagonisti dei miei racconti, così come le avventure, spesso grottesche, che vivono, sono tutti ispirati alla realtà. Ogni personaggio, da Cheddonna, a Miomarito, a Lastregadisopra, è un insieme di persone diverse, ma anche il risultato di un'evoluzione naturale. Inizialmente sono nati come dei “tipi” ma, col tempo, da macchiette stereotipate si sono trasformati in figure sempre più complesse, più umane. Man mano che le loro storie si dipanano tra i vari post acquistano spessore anche i personaggi. Un po' come facciamo noi, anche loro sono cresciuti, evolvendo, e continuano a farlo, di post in post, come nella vita. Cheddonna, per esempio, doveva essere  una sorta di desperate housewife di provincia, ma io stessa non so ancora tante cose di lei, pensa che non so neppure se lavora o fa davvero la casalinga! Adesso il suo è un personaggio con diverse sfaccettature, nel quale è facile identificarsi. Come dico spesso “C'è un po' di Cheddonna in ognuno di noi” 

5. Hai altri progetti su cui stai lavorando?
Mi piacerebbe scrivere un romanzo vero e proprio, lasciando per un po' da parte il registro dell'ironia e scrivendo qualcosa di più impegnativo. Per ora ho scritto  alcuni racconti sul tema della diversità, della vecchiaia e del disagio.

6. Come giudichi le nuove possibilità offerte dai social media e dalle rete in generale, per chi si dedica alla scrittura?
La rete è un mezzo potentissimo. Io, da blogger, ne sperimento quotidianamente le potenzialità.  E' come un enorme mare, che consente di far arrivare ciò che si scrive potenzialmente a tutto il mondo, ma è anche un'arma a doppio taglio, perché, come nel mare, vi si trova di tutto, anche la spazzatura letteraria, e il rischio è che gli utenti si stanchino di pescare.

7. Sogni nel cassetto?
Un aforisma, attribuito fra gli altri a Garcia Lorca, dice che  nella vita, bisognerebbe fare tre cose: avere un figlio, piantare un albero e scrivere un libro. Le prime due voci le ho già spuntate dalla lista...





Grazie della chiacchierata, Chiara. Prima di salutarci vuoi indicarci il link del tuo blog?

Grazie a te, e a chi ha letto questa intervista! 
Ecco il link del blog
e su Facebook ci sono anche il gruppo “Il mondo di Cheddonna” e la pagina “Cheddonna”.
Vi aspetto!